L'operazione Albania, ostinatamente voluta dalla premier Giorgia Meloni per esternalizzare parte della gestione dei migranti, si sta rivelando per quello che è: un disastro sotto ogni punto di vista. Lo conferma una recente analisi congiunta di ActionAid e del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Bari, pubblicata sulla piattaforma Trattenuti, che documenta con numeri alla mano l'assurdità di un progetto che sta bruciando soldi pubblici senza alcun risultato concreto.


Costi esorbitanti, risultati nulli


Nel solo trimestre tra ottobre e dicembre 2024, la Prefettura di Roma ha speso oltre 570.000 euro per appena cinque giorni di attività effettiva del centro gestito da Medihospes in Albania. Tradotto: 114.000 euro al giorno per detenere 20 persone, poi tutte liberate. È difficile immaginare un utilizzo peggiore del denaro pubblico.

A marzo 2025 erano stati allestiti 400 posti nei centri albanesi, per un costo complessivo superiore ai 74 milioni di euro. Ogni posto è costato oltre 153.000 euro, contro i circa 21.000 euro a posto nelle strutture analoghe italiane. Uno spreco colossale che ha tutto l'aspetto di un'operazione di facciata, più utile a fini propagandistici che reali.


Strutture inutilizzate, sistema al collasso

A fine 2024 i centri funzionavano al 46% della capienza ufficiale, mentre in Italia c'erano ancora oltre 260 posti vuoti. Fabrizio Coresi di ActionAid ha definito il tentativo di usare la struttura di Gjader “irrazionale e illogico”. E ha pienamente ragione.

Il dato sui rimpatri è altrettanto allarmante: solo il 41,8% delle persone trattenute nel 2024 è stato effettivamente rimpatriato. È il minimo storico dal 2014, a testimonianza dell'inutilità operativa dell'intero impianto detentivo.


Detenzione indiscriminata e diritti calpestati

Nel 2024 oltre il 45% delle persone detenute era composto da richiedenti asilo, molti dei quali senza alcun provvedimento di allontanamento. In pratica, si trattengono persone che hanno pieno diritto a restare, in violazione delle garanzie più basilari dello Stato di diritto.

Giuseppe Campesi, docente dell'Università di Bari, ha dichiarato che “l'uso della detenzione come strumento di politica d'asilo segna un cambio di paradigma epocale, con gravi implicazioni per i diritti fondamentali”. Una verità brutale, testimoniata anche dall'aumento dei provvedimenti di liberazione ordinati dai giudici: dal 9% del 2021 al 29% del 2024.


Un sistema che costa troppo. In tutti i sensi

Nel solo 2024 il sistema di detenzione amministrativa ha comportato una spesa di quasi 96 milioni di euro, più di quanto speso negli ultimi sei anni messi insieme. E non è solo una questione economica. Nei primi mesi del 2025 si sono già registrati tre decessi nei centri, che si aggiungono ai più di trenta morti avvenuti dalla nascita del sistema.

La piattaforma Trattenuti ha attivato una nuova sezione dedicata agli eventi critici – rivolte, atti autolesivi, tentativi di suicidio – per dare voce e visibilità al costo umano di una macchina che macina diritti e vite.


L'operazione Albania è la prova concreta di quanto una politica migratoria possa essere cinica, fallimentare e ideologica. Serve solo a mostrare i muscoli, ma i numeri dimostrano che non funziona. È una strategia che non risolve nulla, non tutela nessuno e calpesta i principi fondamentali della democrazia e del diritto. L'Italia merita – e ha bisogno – di politiche serie, sostenibili, e soprattutto umane. Non di spot costosi e crudeli.