Economia

Redditi reale delle famiglie in aumento dello 0,9 nel 2025

Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie aumenta del 2,4% nel 2025, dopo il +2,9% del 2024. L'Istat segnala un incremento di 32,4 miliardi di euro.

La crescita del reddito disponibile supera quella dei prezzi e porta a un aumento dello 0,9% del potere d'acquisto. L'anno precedente l'incremento era stato dell'1,2%. Numeri concreti, che raccontano un Paese che sta lentamente recuperando terreno dopo anni segnati da inflazione e instabilità.

La spesa per consumi finali cresce del 2,5%, mentre si riduce la propensione al risparmio, attestandosi all'8,2% dall'8,3% nel 2024. Il tasso di investimento delle famiglie si riduce al 5,9% dal 6,3% del 2024. Prosegue anche la contrazione degli investimenti delle famiglie in abitazioni. 

Nel 2025 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale – chi si trova cioè in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro – scende al 22,6% (nel 2024 era il 23,1%).

Rispetto all’anno precedente, la quota di individui a rischio di povertà rimane stabile (18,6% rispetto a 18,9%), diminuisce quella di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (8,2% e 9,2%) e aumenta leggermente la quota di coloro che si trovano in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (5,2% e 4,6%).

Nel 2024, il reddito medio annuo delle famiglie (39.501 euro) cresce, rispetto al 2023, sia in termini nominali (+5,3%) sia in termini reali (+4,1%), crescita che si associa alla riduzione della disuguaglianza nella distribuzione: l’ammontare di reddito percepito dal 20% delle famiglie con i redditi più elevati è 5,1 volte quello percepito dal 20% delle famiglie con i redditi più bassi (5,5 del 2023).

Nel 2025 i dati sulle condizioni di vita in Italia mostrano segnali di miglioramento rispetto all’anno precedente. La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030) nel 2025 scende al 22,6% (era 23,1% nel 2024), per un totale di circa 13 milioni e 265mila persone. Si tratta di individui che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale o a bassa intensità di lavoro.

Si riduce invece a 8,2% (dal 9,2% del 2024), la quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè famiglie i cui componenti tra i 18 e i 64 anni nel corso dell’anno precedente hanno mediamente lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo. In termini assoluti, questa condizione coinvolge circa 3 milioni e 873mila persone. La diminuzione della bassa intensità lavorativa si lega alla crescita dell’occupazione osservata nel corso dell’anno ed è particolarmente marcata nel Nord-est (2,8% dal 4,3%) e nel Centro (5,5% dal 7,8%), tra le persone sole con meno di 65 anni (13% dal 15,9%), le coppie con figli (4,8% dal 5,6%) e i monogenitori che, pur presentando livelli più che doppi rispetto alla media nazionale, scendono al 18,2% dal 19,5% del 2024.

Il Nord-est si conferma la ripartizione con la minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,3%, era 11,2% nel 2024), mentre il Mezzogiorno quella con la più alta (38,4%, era 39,2% nel 2024). 

Nel 2025 la posizione complessiva dell’Italia verso l’estero è in attivo e pari a 30,8 miliardi di euro, in miglioramento rispetto all’anno precedente (era 23,4 miliardi nel 2024). A tale risultato hanno contribuito le maggiori entrate all’Italia derivanti dal miglioramento dei saldi dei redditi da lavoro e da capitale e dei trasferimenti correnti e in conto capitale (+9,5 miliardi rispetto al 2024), che hanno più che compensato la riduzione del saldo commerciale (-2,1 miliardi rispetto al 2024). Migliora il saldo del settore delle amministrazioni pubbliche: l’indebitamento si è ridotto di circa 4,4 miliardi di euro rispetto al 2024, portandosi a -69,4 miliardi di euro (-73,8 miliardi nel 2024). Aumenta l’accreditamento delle famiglie consumatrici, che si è attestato a 35,9 miliardi di euro, con un recupero di 6,8 miliardi di euro rispetto al 2024. Peggiora, invece, la posizione delle società non finanziarie: il loro accreditamento è sceso nel 2025 a 5,1 miliardi di euro (-3,9 miliardi rispetto al 2024), principalmente per la crescita degli investimenti fissi lordi, in presenza di una sostanziale stabilità del reddito primario del settore. Il saldo delle società finanziarie ha registrato un incremento, attestandosi a 51,9 miliardi di euro (+1,8 miliardi rispetto al 2024), per effetto dell’andamento dei redditi da capitale netti in entrata al settore.

 Insomma dati che smentiscono in toto la narrazione che vuole un paese fermo e famiglie piu impoverite.

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Economia
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