Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che esenta un ampio ventaglio di prodotti alimentari – tra cui caffè, banane e carne bovina – dai dazi da lui imposti sulle importazioni.

La decisione arriva mentre la Casa Bianca affronta crescenti pressioni legate all'aumento del costo della vita. Dopo settimane passate a minimizzare il problema, Trump ha cambiato tono in seguito ai risultati deludenti del Partito Repubblicano nelle elezioni della scorsa settimana.

L'elenco delle esenzioni pubblicato dalla Casa Bianca comprende decine di prodotti: avocado, pomodori, cocco, mango e molti altri. Secondo l'amministrazione, questi beni non possono essere prodotti in quantità sufficienti negli Stati Uniti e, di conseguenza, i dazi non servirebbero a proteggere alcuna industria nazionale.

Trump, finora, aveva sempre sostenuto che i suoi dazi – un'imposta di base del 10% su tutte le importazioni, con ulteriori sovrattasse per alcuni partner commerciali – non avrebbero fatto aumentare i prezzi al consumo... ignorando ciò che già aveva ampiamente sostenuto e dimostrato in passato David Ricardo e, più di recente, ribadito Milton Friedman... due "campioni" del liberismo, non certo del socialismo.

Trump, però, ha sempre difeso queste misure come strumento necessario sia per ridurre il deficit commerciale americano che per contrastare Paesi che a suo dire “imbrogliano” o “saccheggiano” gli Stati Uniti.

La realtà dei prezzi alimentari, però, lo ha messo all'angolo. Il costo della carne bovina è diventato un tema politico molto dibattuto: la settimana scorsa Trump ha chiesto un'indagine sull'industria della lavorazione della carne, accusando le aziende di collusione e manipolazione dei prezzi.

Nel tentativo di rassicurare gli elettori, il presidente ha anche promesso assegni da 2.000 dollari come rimborso tariffario, nonostante la Corte Suprema stia ancora valutando se avesse o meno l'autorità per introdurre i suoi dazi generalizzati (normalmente dovrebbe essere il Congresso ad occuparsene).

Le nuove esenzioni indicano però un cambio di rotta evidente: per contenere i prezzi, la Casa Bianca sta iniziando a smantellare parte delle stesse misure che aveva sempre difeso come intoccabili.

Venerdì, parlando ai giornalisti, Trump ha affermato che le esenzioni riguardano prodotti non coltivati negli Stati Uniti e che quindi non intaccano alcuna produzione interna. Ha aggiunto di non prevedere ulteriori retromarce, anche se gli aumenti dei prezzi si sono ormai diffusi in quasi tutte le categorie monitorate dal Dipartimento del Lavoro.

Le esenzioni sono entrate in vigore retroattivamente dalla mezzanotte del 13 novembre. Nel frattempo, per rispondere alle lamentele dei consumatori, l'amministrazione ha annunciato che i dazi su caffè e banane saranno ridotti nell'ambito di nuovi accordi commerciali con quattro Paesi dell'America Latina. Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent hanno promesso di abbassare i prezzi del caffè del 20% entro fine anno.

Prodotti ora esenti dai dazi
La lista diffusa dalla Casa Bianca include oltre 100 categorie di beni. Tra questi:

  • Bevande e derivati: caffè, cacao, tè nero e verde, vaniglia.
  • Carne bovina: tagli di alta qualità, carne con osso e disossata, carne in salamoia, essiccata, affumicata, oltre a vari prodotti congelati.
  • Frutta: açaí, avocado, banane, cocco, guaiave, lime, arance, mango, platani, ananas, peperoni e pomodori.
  • Spezie: pimento, alloro, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, semi di coriandolo, cumino, curry, aneto, finocchio, zenzero, macis, noce moscata, origano, paprika, zafferano, curcuma.
  • Noci, semi e radici: orzo, noci del Brasile, capperi, anacardi, castagne, noci di macadamia, miso, cuori di palma, pinoli, semi di papavero, tapioca, taro, castagne d'acqua.

Il messaggio è chiaro: di fronte a un'inflazione ostinata e a un'opinione pubblica sempre più irritata, la Casa Bianca ha deciso di alleggerire le proprie stesse politiche commerciali nel tentativo di calmierare i prezzi. Quanto questa inversione di rotta basterà a contenere i costi nel carrello della spesa, però, resta tutto da vedere.