Cronaca

Furto all'Israelitico: il vero pericolo sono 5.000 nuovi dipendenti da Fentanyl a Roma

Il furto di 80 fiale di fentanyl dall’Ospedale Israelitico di Roma ha fatto scattare l'allarme rosso a Palazzo Chigi e tra le forze dell'ordine. Le agenzie di stampa hanno immediatamente battuto la cifra di "20.000 dosi da strada" potenzialmente ricavabili dal bottino, innescando il panico da overdose di massa.

Tuttavia, un'analisi chimico-farmaceutica e tossicologica rigorosa rivela uno scenario radicalmente diverso e, se possibile, ancora più inquietante. Il vero pericolo non è una strage immediata per strada, ma una spietata strategia di marketing criminale finalizzata a creare migliaia di nuovi tossicodipendenti cronici nel giro di pochissimi mesi.

Il fentanyl è un oppioide sintetico ad uso esclusivamente clinico, impiegato in anestesia e nella terapia del dolore oncologico o severo. La sua caratteristica principale è la potenza: è circa 100 volte più potente della morfina e 50 volte più potente dell'eroina. Un margine di errore microscopico nella sua gestione separa l'effetto terapeutico dal blocco respiratorio letale. La sua straordinaria affinità con i recettori cerebrali genera un'assuefazione immediata, costringendo l'organismo a richiedere dosi sempre maggiori già dopo le primissime assunzioni per evitare una crisi d'astinenza violentissima.

L'episodio dell'Ospedale Israelitico non è un fulmine a ciel sereno per la regione Lazio. Già lo scorso anno, il territorio era stato scosso da inquietanti falle nella catena di custodia dei farmaci blindati. L'episodio più clamoroso ha riguardato un medico arrestato mentre si allontanava dalla propria struttura sanitaria con uno zainetto pieno di fiale di fentanyl e altri oppioidi, sottratti sistematicamente dai registri di reparto.
Quel precedente aveva già evidenziato come i canali di approvvigionamento della criminalità non passino necessariamente per i grandi laboratori clandestini internazionali, ma anche per la deviazione illegale del farmaco ospedaliero standard.

I media hanno parlato genericamente di "fentanyl", ma chi conosce la realtà dei blocchi operatori italiani sa che la fiala ospedaliera più venduta e utilizzata in assoluto è quella da 2 ml con una concentrazione standard di 50 mcg/ml. Le fiale da 10 ml esistono, ma sono relegate a utilizzi rari in terapia intensiva e generano troppi scarti burocratici e farmacologici nei registri degli stupefacenti.

Come si arriva al proiezione aritmetica di 20.000 dosi ?
Se sviluppiamo il calcolo stechiometrico partendo dal lotto da 2 ml più probabile, il volume totale sottratto corrisponde a 160 ml di soluzione liquida, che ad una concentrazione di 50 mcg/ml corrispondono ad 8 milligrammi di fentanyl puro.

Se i trafficanti volessero immettere sul mercato illecito dosi autonome di "fentanyl da strada" puro, destinate a consumatori che possiedono già una forte tolleranza agli oppioidi (tolleranza crociata con l'eroina), la dose minima efficace per evitare l'astinenza oscilla tra i 100 mcg e i 200 mcg.
Facendo un paio di moltiplicazioni e divisioni, matematicamente, se il fentanyl venisse venduto 'puro', 80 fiale standard genererebbero appena 40-80 dosi reali.
Una quantità insignificante,  del tutto incompatibile con le 20.000 dosi gridate dai giornali, capace di soddisfare una manciata di clienti per un paio di giorni e causare forse una decina di overdose.

Come si arriva allora alla cifra ufficiale degli inquirenti? La risposta sta nell'uso del fentanyl non come droga primaria, ma come adulterante strategico dell'eroina.

Se i trafficanti utilizzano gli 8 milligrammi di principio attivo per "potenziare" l'eroina da strada a bassissimo costo, la dose instillata in ogni singola bustina diventa infinitesimale. Dividendo la massa totale (8 milligrammi ) per il numero di dosi annunciato (20.000) il risultato è di  0,4 microgrammi  di fentanyl a dose, una quantità invisibile e totalmente insufficiente a provocare lo sballo da fentanyl se preso da solo.

Ma se inserito all'interno della comune eroina da strada, risponde a una logica criminale spietata che punta alla neurobiologia della dipendenza.

Questa strategia di micro-taglio è un 'classico' e persegue tre obiettivi precisi:

  • Azzeramento del rischio letale immediato: Quantità inferiori ai 2 microgrammi non superano la soglia di tossicità respiratoria acuta del consumatore, riducendo al minimo il rischio di overdose immediate (gli "hot spot" letali tipici del mercato americano). La mortalità stradale nel breve termine resta apparentemente sotto controllo, evitando di accendere i riflettori delle forze dell'ordine.
  • Saturazione recettoriale e "lucchetto" biochimico: Il fentanyl possiede un'affinità di legame con i recettori oppioidi μ del cervello enormemente superiore rispetto alla diacetilmorfina (l'eroina). Anche una traccia infinitesimale occupa i recettori in modo aggressivo e permanente.
  • Dipendenza irreversibile: Il cervello del consumatore si adatta rapidamente a quel microscopico stimolo ultra-potente. Il risultato? L'eroina comune, non tagliata con il fentanyl, smette di essere efficace. Il tossicodipendente sperimenta una crisi d'astinenza precoce, più violenta e geometricamente più difficile da placare, che lo costringe a cercare ossessivamente solo ed esclusivamente le bustine provenienti da quella specifica filiera di spaccio.

Il vero allarme sociale che scaturisce dal furto all'Israelitico non è dunque una dozzina di decessi per overdose nei prossimi mesi.
Il vero pericolo è epidemiologico: l'immissione sul mercato romano di 20.000 dosi  di eroina adulterata con fentanyl è un'operazione di fidelizzazione chimica forzata.

Se ogni consumatore acquista mediamente 4 o 5 dosi a settimana, questa specifica partita di farmaci sottratti è sufficiente a innestare un "lucchetto" recettoriale permanente su una platea stimata di 4.000 - 5.000 nuovi tossicodipendenti da fentanyl entro i prossimi mesi.
Soggetti che l'eroina tradizionale non riuscirà più a soddisfare e la cui gestione sanitaria e terapeutica (SerD) diventerà infinitamente più complessa.

Detto questo, va assolutamente chiarito che il grosso del fentanyl che circola in Italia non ha nulla a che fare con i nostri ospedali. Viaggia sui canali del narcotraffico internazionale e si sposta principalmente in due modi: il Deep Web e le spedizioni postali oppure l'importazione di panetti di eroina o altre sostanze che sono già state adulterate all'estero con fentanyl.

I furti negli ospedali italiani (le fialette sottratte da medici o tecnici infedeli) costituiscono una quota minima, confinata a un mercato locale e spesso autogestito.
Negli ospedali il fentanyl si trova in soluzione liquida e pulita (fiale), ideale per utilizzi mirati e piccoli mercati di spaccio, generando un fenomeno "parassitario": la criminalità locale o piccoli spacciatori approfittano delle falle nei registri di reparto per sottrarre quantità che, per quanto pericolose, restano numericamente minuscole rispetto ai volumi industriali dei cartelli.

Il furto delle 80 fiale fa scattare l'allarme nazionale proprio perché rompe questa divisione: non è il classico micro-furto del medico dipendente che si appropria del farmaco, ma un assalto mirato alla cassaforte centrale della farmacia per appropriarsi di un congruo quantitativo di fentanyl da usare come adulterante per altre droghe. 

La classificazione geopolitica e giudiziaria del fentanyl è stata formalmente elevata a livello di terrorismo e minaccia alla sicurezza nazionale, distaccandosi dal classico concetto di narcotraffico.

Non solo gli USA, chehanno classificato il fentanyl illecito come Arma di Distruzione di Massa (Weapon of Mass Destruction).
Tutti i 27 Stati membri hanno aderito alla Global Coalition to Address Synthetic Drug Threats, che unisce oltre 160 Paesi e 15 organizzazioni globali (inclusa l'Italia) e che definisce ufficialmente il fentanyl e gli altri oppioidi sintetici come una "sfida complessa e urgente per la sicurezza nazionale" oltre che per la salute pubblica.

La lotta al fentanyl e alle droghe sintetiche è stata inserita nelle agende di sicurezza internazionale del Gruppo G7 "Roma-Lione" dedicato al contrasto del terrorismo e della criminalità transnazionale.

Non c'è solo la guerra in Ucraina o in Libano o in Palestina o in Sudan o in Iran eccetera: non lo sapevamo, ma c'è anche la guerra del Fentanyl ed è ... a casa nostra.

Autore scienzenews
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