A lungo, per secoli è stata uno dei grandi enigmi dell’archeologia romana: la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio che il celebre teorico dell’architettura affermò di aver progettato e seguito personalmente. Nel De Architectura la descriveva come un’opera di “somma dignità e bellezza”, ma nessuno era mai riuscito a identificarne con certezza i resti. Oggi, a Fano, quel mistero sembra finalmente risolto.
Gli scavi in piazza Andrea Costa hanno riportato alla luce cinque colonne in pietra arenaria perfettamente allineate. Le proporzioni e le distanze coincidono con le indicazioni tecniche del trattato vitruviano, offrendo per la prima volta una corrispondenza diretta tra fonte scritta ed evidenza archeologica. Un risultato che supera le ipotesi avanzate nei secoli, dalle rovine sotto il convento di Sant’Agostino ai pavimenti rinvenuti nel 2023 durante una ristrutturazione privata.
L’annuncio è stato dato dal sindaco Luca Serfilippi, emozionato, insieme al governatore delle Marche Francesco Acquaroli. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il ritrovamento “una scoperta eccezionale destinata a entrare nei libri di scuola”, paragonandone la portata a quella di celebri scoperte del Novecento.
Per Fano e per l’archeologia italiana si tratta di un passo storico: un frammento dell’antica Roma che riemerge dopo duemila anni, restituendo forma e luogo a uno dei monumenti più sfuggenti dell’età augustea.


