Cronaca

Cuore danneggiato al bimbo di due anni e mezzo in attesa di un trapianto: sei indagati, ispettori al Monaldi

Il caso del trapianto di cuore ritenuto danneggiato e impiantato a un bambino di due anni e mezzo all’Ospedale Monaldi di Napoli entra in una fase decisiva. La Procura partenopea ha aperto un fascicolo e ha iscritto sei persone nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato è lesioni colpose. Intanto si moltiplicano i pareri medici su un’eventuale seconda operazione, mentre il piccolo resta ricoverato in condizioni gravissime.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito l’accaduto “inaccettabile” in un’intervista a la Repubblica. Ha disposto l’invio di ispettori ministeriali, sottolineando che i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono una priorità. “Dobbiamo verificare cosa sia accaduto e se i protocolli siano stati rispettati”, ha dichiarato.

Il ministro ha ricordato che le procedure che regolano prelievo, conservazione, trasporto e trapianto di organi sono estremamente rigide e aggiornate di continuo, con l’ultima revisione formalizzata in Conferenza Stato-Regioni lo scorso luglio. Ha però aggiunto un punto netto: in medicina il rischio zero non esiste, e i trapianti restano interventi ad altissima complessità.

In un intervento a RaiNews24, Schillaci ha ribadito la necessità di tutelare la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica e nel sistema delle donazioni.

Il 23 dicembre il cuore destinato al bambino è partito dall’Ospedale San Maurizio per arrivare al Monaldi. Secondo quanto riferito dall’ANSA, l’organo avrebbe viaggiato in un contenitore di plastica con ghiaccio secco, che raggiunge temperature intorno ai -80 gradi. Proprio l’uso del ghiaccio secco, anziché del ghiaccio tradizionale, potrebbe aver compromesso il cuore.

Contenitore e materiale sono stati sequestrati dai Nas di Trento e Napoli per verificare se le modalità di conservazione siano state corrette e conformi ai protocolli.

Una volta arrivato a Napoli, il trapianto è stato comunque eseguito. Il professor Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia alle Ospedale Molinette, intervistato da Sky TG24, ha spiegato che in sala operatoria potrebbe non esserci stata alternativa: il bambino era già in circolazione extracorporea (Cec) e il suo cuore probabilmente era stato espiantato. Fermarsi avrebbe significato non farlo uscire vivo dalla sala.

Oggi il piccolo è ricoverato in terapia intensiva al Monaldi. È collegato all’ECMO, la macchina che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e polmonare attraverso la circolazione extracorporea. Il quadro clinico è drammatico: emorragia cerebrale evidenziata dalla Tac, infezione attiva da pseudomonas non controllata e insufficienza multiorgano che coinvolge polmoni, fegato e reni.

Sulla possibilità di un nuovo intervento le posizioni divergono. Gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, interpellati dall’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi, hanno messo per iscritto che allo stato attuale non ci sono indicazioni per procedere a un nuovo trapianto. Il bambino presenta controindicazioni maggiori e condizioni sistemiche incompatibili con un ritrapianto precoce, con prognosi altamente sfavorevole.

Di parere diverso l’équipe del Monaldi, compreso il chirurgo che ha eseguito l’operazione, secondo quanto riferito dal legale della famiglia. L’ospedale ha lasciato il nome del bambino in lista d’attesa per un nuovo cuore fin dal giorno dell’intervento. Il ministro ha precisato che il piccolo è il primo nella lista trapianti per il suo gruppo sanguigno.

La Procura di Napoli sta concentrando gli accertamenti sulle modalità di trasferimento dell’organo, sulla conformità dei contenitori e sul materiale utilizzato per la conservazione. Oltre al sequestro dei materiali, è stata acquisita tutta la documentazione clinica. Gli indagati sono sei, tra componenti dell’équipe chirurgica e personale sanitario coinvolto nelle fasi dell’intervento.

Parallelamente all’inchiesta giudiziaria, sono partite le verifiche ispettive del ministero in entrambi gli ospedali. L’obiettivo è chiarire se si sia trattato di un errore umano, di una violazione dei protocolli o di una concatenazione di scelte obbligate in una situazione già estrema.

Il tempo, intanto, resta il fattore più critico: per il bambino la battaglia è clinica prima ancora che giudiziaria.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Cronaca
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