Pochi ricordano che l'abuso d'ufficio, fino al 2020, non riguardava solo la corruzione, che per altro aveva ed ha i suoi reati propri, bensì era essenziale per la tutela del cittadino verso le negligenze della Pubblica Amministrazione.
 Fino all'agosto 2020, in Italia, commetteva reato il pubblico impiegato che  "in violazione di norme di legge o di regolamento, ...  intenzionalmente ... arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni."

In parole semplici, fino al 2020 la negligenza intenzionale nel pubblico impiego era considerata un crimine nel caso in cui arrecasse un danno al cittadino.  Ad esempio, il tipico caso dell'Ufficio che non adempie, nonostante una diffida motivata e plausibile.
Poi, ad agosto del 2020, con il Governo Conte, la legge 120 limitava l'abuso d'ufficio ai solo casi di "violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità". 

Cioè scompariva il concetto di 'atto dovuto'.
L'atto dovuto era un provvedimento che il pubblico ufficiale aveva l'obbligo giuridico di compiere in presenza di determinati presupposti di legge e non solo quando esistono "specifiche regole di condotta". Ad esempio, le Regioni che non applicavano i criteri nazionali e non gestivano adeguatamente i LEA.
L'abuso d'ufficio fino al 2020 tutelava chi vendeva una casa e pagava una penale perché il Comune ancora dopo 60 giorni non rilasciava un certificato essenziale.  Oppure il malato cronico di qualche malattia minore che rimbalzava tra reparti ed ambulatori senza che la Regione assicurasse il diritto alle cure appropriate.

Come se non bastasse, nella seduta del 15 giugno 2023, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia Carlo Nordio, prevedeva l'abrogazione della fattispecie. Un anno dopo, la Presidenza della Repubblica promulgava ufficialmente il DDL Nordio abrogativo.

L'abrogazione venne presentata come necessaria per sbloccare la Pubblica Amministrazione, liberando sindaci e funzionari dal timore di inchieste che finivano quasi sempre in proscioglimenti.
Nonostante le opposizioni ufficiali dei partiti, molti sindaci (anche del PD) espressero sollievo per l'abolizione, ritenendo che la precedente riforma del 2020 non fosse stata sufficiente a garantire la serenità del loro operato. 

Una percezione erronea che i Media amplificarono, visto che in realtà le archiviazioni già in fase di indagini rappresentavano la stragrande maggioranza, circa il 60-70% dei casi, e che circa il 15-20% dei processi che arrivavano a giudizio si concludeva con una sentenza di prescrizione. Solo una piccola parte degli amministratori finiva a processo e molto spesso erano assolti.
Giuseppe Busia, presidente dell'Anac, Autorità nazionale anticorruzione, ebbe a commentare: «Una serie di scelte legislative recenti, a partire dall'abrogazione dell'abuso d'ufficio, hanno indebolito le garanzie sull'imparzialità dell'amministrazione e ridotto gli anticorpi contro i tanti "furbetti" che vogliono approfittarne».  (link)

Soprattutto, fu un'azione politica incomprensibile, visto che il 4 maggio 2023, quaranta giorni prima del Consiglio dei Ministri in cui venne presentato il DDL Nordio, la Commissione UE adottava misure decisive per lottare contro la corruzione nell'UE.

 “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni. Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici”.

Una azione politica incomprensibile da parte del nostro ministero della Giustizia, dato che le misure promosse dalla Commissione UE nel 2023 erano ampiamente sovrapponibili con il testo ancora vigente nel 2023 che un mese dopo il Governo volle abrogare.
L'unica differenza concreta era (ed è) che l'Unione Europea intende la corruzione come  ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’, cioè include l'abuso di potere, oltre a quello d'ufficio, per corruzione o negligenza che sia.
Questo perché il termine "corruzione" in Europa viene inteso come "degrado dell'amministrazione" (Mismanagement, Maladministration, Fehlverwaltung, Mala administración): non solo le mazzette, ma anche la negligenza.

Ebbene, proprio ieri il Parlamento Europeo ha approvato questa norma,  la prima direttiva UE finalizzata a creare un quadro armonizzato di diritto penale per prevenire e contrastare il crimine amministrativo.

Decisamente una settimana nera per il Ministro Nordio: prima il NO al referendum, poi le dimissioni di sottosegretario e capo di Gabinetto, infine la direttiva UE.