Antonella Elia
“Il mio passato è un dolore sordo che porto dentro, qualcosa che vorrei dimenticare perché colmo di ferite che mi hanno segnata per sempre. Non mi piace raccontarlo, né lo faccio per suscitare pietà. Ma è la mia storia.
Ho perso entrambi i genitori troppo presto. Mia madre è morta quando avevo solo un anno. Era bellissima, vanitosa come me. Non ho fatto in tempo a conoscerla davvero. Poi, a 14 anni, ho perso anche mio padre. Un’altra tragedia che mi ha strappato l’unico punto di riferimento che avevo.
Sono andata a vivere con i miei nonni e lì ho scoperto un amore profondo per mia nonna, una donna meravigliosa. Ma anche loro se ne sono andati, poco prima che diventassi maggiorenne. E a quel punto sono rimasta completamente sola.
Ho conosciuto l’abbandono in ogni sua forma. Il lutto dell’abbandono. È un dolore che non se ne va mai del tutto, che ti si imprime addosso, dentro. Credo davvero che questo tipo di perdita ti cambi a livello profondo, quasi genetico. Come se le mie cellule avessero imparato, da sempre, a perdere tutto ciò che amano.”