Come da tradizione, l’autunno si preannuncia rovente sul fronte politico, e la sanità non fa eccezione. Il rientro dalle ferie segna l’avvio della stagione della manovra economica, con molte questioni ancora aperte e un’agenda fitta di impegni che peserà sul futuro del Servizio sanitario nazionale (SSN).

Il primo banco di prova sarà la tenuta dei 4 miliardi di euro già stanziati con la scorsa Legge di Bilancio, a cui il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato l’aggiunta di ulteriori 2 miliardi per il 2026, in accordo con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Se le promesse saranno mantenute, si parlerà di un incremento complessivo di 6 miliardi. Ma il quadro macroeconomico – tra guerre, dazi, caro energia e spese per la Difesa – non consente facili ottimismi. Finché i numeri non saranno nero su bianco, ogni previsione è prematura.

Chiuso l’accordo per il rinnovo del contratto del Comparto Sanità 2022-2024 (la firma è attesa in autunno), restano sul tavolo gli Atti d’indirizzo per la dirigenza medica e sanitaria, oltre alle convenzioni con medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali. Ma la vera sfida è rendere il lavoro sanitario più attrattivo. In questo contesto, il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie – con proposte su specializzazione in medicina generale, stabilizzazione dello scudo penale e incentivi – è stato rinviato a causa di divisioni proprio sul tema della responsabilità professionale. Anche qualora venisse approvato, il vero banco di prova saranno i decreti attuativi.

Nel frattempo, resta in discussione la proposta – tutta da verificare – di spostare la contrattazione della sanità fuori dall’area della Pubblica amministrazione.

Atteso ormai da quasi due anni, il nuovo Piano sanitario nazionale non ha ancora visto la luce. Si parla anche di aggiornamenti al Piano per la cronicità e di un Piano per la salute mentale, che il ministro Schillaci ha dichiarato di voler finanziare. Tutto sulla carta, per ora.

C'è poi da capire se e come proseguirà la riorganizzazione del territorio e degli ospedali, tema già caldo nel 2023 con l’istituzione di un tavolo ad hoc. Al centro del dibattito resta la proposta delle Regioni di introdurre un rapporto di dipendenza per i medici di medicina generale: ipotesi su cui il ministro ha già espresso un secco “no”.

Le liste d’attesa, già al centro di scontri tra Ministero e Regioni nella prima metà dell’anno, resteranno sorvegliate speciali. A questo si aggiunge lo stop all’uso massiccio dei cosiddetti “gettonisti”, che potrebbe causare nuove criticità organizzative nelle strutture.

In Parlamento, è atteso l’ok definitivo al Ddl Prestazioni sanitarie – già approvato in Senato – ora in discussione alla Camera, dove potrebbero arrivare modifiche sostanziali. Sotto la lente anche l’indagine sulla riforma dei Fondi integrativi e il sempre scivoloso tema del fine vita.

Sul fronte farmaceutico, è stato annunciato a luglio l’avvio dei lavori per un Testo unico delle leggi sul farmaco. Ma i nodi da sciogliere sono pesanti: in primis il payback da 2 miliardi a carico delle aziende nel 2024, cui si aggiungono gli impatti stimati dei dazi, anch’essi nell’ordine dei 2 miliardi. In parallelo, si parla di sburocratizzazione nelle prescrizioni, passaggio di farmaci dall’ospedale alla farmacia, e potenziamento della “farmacia dei servizi”. Tutto questo in un contesto di spesa farmaceutica in crescita.

Con l’autunno parte anche la stagione delle campagne vaccinali. I dati più recenti indicano un preoccupante calo nelle somministrazioni, sia per l’antinfluenzale che per le vaccinazioni pediatriche. Il Ministero ha diffuso una nuova circolare con l’obiettivo di invertire la rotta, ma il successo è tutt’altro che scontato. L’auspicio è evitare le criticità già viste con il virus sinciziale l’anno scorso.

Sul Pnrr, l’Italia ha rispettato finora i target, ma il tratto finale della corsa sarà il più impegnativo. Il SSN, già in affanno, dovrà affrontare la parte più difficile senza apparenti riserve di energie. E per ora, più che un Pogačar lanciato in salita, sembra un ciclista in crisi di gambe.

Infine, nel 2025 molte Regioni – tra cui Calabria, Campania, Veneto, Puglia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta – andranno al voto. A seconda dei risultati, si potrebbero ridisegnare gli equilibri nella Conferenza delle Regioni, influenzando anche le dinamiche sanitarie a livello nazionale.

Fonte: Luciano Fassari,  Quotidiano Sanità