Una tregua fragile, annunciata tra dichiarazioni di vittoria contrapposte, vacilla già sotto il peso dei fatti.
La guerra che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele mostra tutta la sua instabilità: bombardamenti intensi su Beirut, il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz e profonde divergenze sui contenuti dell'accordo rendono il cessate il fuoco più teorico che reale.
A poche ore dall'annuncio dell'intesa, Israele ha intensificato i raid sulla capitale libanese, colpendo aree densamente abitate (un caso?). Il bilancio è drammatico: oltre 200 morti e più di mille feriti in un solo giorno, il più sanguinoso dall'inizio del conflitto il 28 febbraio. Un'escalation che, secondo Teheran, rappresenta una violazione diretta della tregua, mentre il governo israeliano sostiene che le operazioni contro Hezbollah (evidentemente tutti i civili libanesi sono da considerarsi appartenenti al movimento sciita così come i gazawi dovevano esserlo per Hamas!) non rientrino nell'accordo.
Il nodo, infatti, è proprio questo: cosa prevede davvero il cessate il fuoco?
Su questo punto regna una confusione totale. L'Iran sostiene che la tregua includa anche il Libano, mentre Israele e Washington negano. Una divergenza che rischia di far saltare l'intero impianto negoziale.
Nel frattempo, il conflitto si gioca anche su un altro fronte cruciale: lo Stretto di Hormuz. L'Iran, secondo fonti semiufficiali, avrebbe disseminato mine nella zona, trasformandolo in un'arma strategica. Solo poche navi continuano ad attraversarlo, mentre centinaia restano in attesa. Circa il 20% del petrolio mondiale passa da questo corridoio: la sua paralisi ha già fatto schizzare i prezzi energetici, con il Brent oggi salito intorno ai 98 dollari al barile, un aumento di circa il 35% dall'inizio della guerra.
Teheran lega la riapertura del traffico marittimo alla fine delle operazioni militari statunitensi e israeliane nella regione. Washington, invece, risponde con nuove minacce: il presidente Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a colpire “ancora più duramente” se l'Iran non rispetterà gli impegni presi. Tuttavia, quali siano esattamente questi impegni resta oggetto di disputa.
Sul tavolo dei negoziati — previsti nel fine settimana a Islamabad — si accumulano questioni decisive e irrisolte. Tra queste, il futuro del programma nucleare iraniano, la gestione delle scorte di uranio arricchito e la possibilità per Teheran di continuare a lanciare missili. Gli Stati Uniti insistono sulla necessità di eliminare ogni capacità nucleare militare, mentre l'Iran rivendica il diritto a proseguire un programma che definisce esclusivamente civile.
Altrettanto controversa è la questione del controllo dello Stretto di Hormuz. L'ipotesi che l'Iran possa imporre pedaggi alle navi rappresenterebbe una rottura storica con il principio di libero transito internazionale.
Nel frattempo, il rischio è che la tregua crolli prima ancora di entrare realmente in vigore. Analisti internazionali parlano apertamente di un accordo “sull'orlo del collasso”, sottolineando come l'intensità dei bombardamenti israeliani e le mosse strategiche iraniane vengano percepite come segnali di ulteriore escalation.
Il Ministero degli Esteri pakistano ha confermato giovedì che i continui attacchi israeliani contro il Libano minano gli sforzi internazionali per raggiungere la pace e la stabilità nella regione e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale:
"Il Pakistan - recita la nota - condanna con la massima fermezza l'aggressione israeliana in corso contro il Libano, che ha provocato la perdita di vite innocenti e la distruzione diffusa di infrastrutture. Le azioni israeliane minano gli sforzi internazionali per portare pace e stabilità nella regione e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e dei principi umanitari fondamentali".
Il Pakistan ha esortato la comunità internazionale ad adottare misure urgenti e concrete per porre fine all'aggressione israeliana contro il Libano, ribadendo il proprio sostegno alla sovranità, alla stabilità e all'integrità territoriale del Libano.
Sempre oggi, in un post su X, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che le ripetute aggressioni israeliane contro il Libano costituiscono una violazione dell'accordo iniziale di cessate il fuoco e un pericoloso segnale di inganno e di mancato rispetto di eventuali accordi, aggiungendo che i continui attacchi renderanno inutili i negoziati: "La nostra mano resterà sul grilletto. L'Iran non abbandonerà mai i suoi fratelli e sorelle libanesi".
La realtà è che, al di là degli annunci, il conflitto continua. E con esso crescono le tensioni globali, alimentate dall'incertezza energetica e dal rischio di un allargamento della guerra. La tregua, per ora, resta poco più di una parola.


