Arriviamo in Valdichiana, quella della Chiana è la più vasta

delle valli appenniniche.

Oltre 500 chilometri quadrati di ben ordinate colture. Sembra un vero e proprio giardino guardandola da Cortona, l’antica città che la domina tutta dai suoi 650 metri di altitudine.

Già ventidue secoli fa doveva essere considerata il granaio d’Etruria se Annibale, prima di attraversarla per attirare le legioni romane nell’imboscata del Trasimeno, poté approvvigionare il suo esercito saccheggiandola.

Ma più che la testimonianza degli storici sono le evidenze archeologiche del Monte Cetona e le tradizioni culturali a confortare l’idea della Valdichiana come terra di antichissima civiltà. La preistoria appunto del Monte Cetona, le tombe ipogeo di Camucia e del Sodo, i reperti di Farneta, di Foiano, di Cignano, di Castiglion Fiorentino, il museo di Cortona e di Chiusi, ci confermano che gli etruschi popolarono e coltivarono questa valle contendendola alle acque che da millenni la impaludavano. Infine poi i recenti e straordinari ritrovamenti di San Casciano dei Bagni.

Quando Leonardo, oltre quindici secoli più tardi, disegnò il “Codice Atlantico”, la Valdichiana vi apparve di nuovo come un lago. Ciò perché, alla caduta dell’impero Romano d’occidente, le invasioni barbariche e principalmente le infinite guerre
gotiche che insanguinarono l’Italia per quasi tutto il VI sec. d.C. portarono allo spopolamento delle campagne, e non più amorevolmente curata, la Valdichiana cedette nuovamente alle acque che tornarono ad invaderla per intero.

La bonifica lorenese del principio del XIX secolo, progettata e diretta dall’aretino Vittorio Fossombroni, restituì la Valdichiana all’antica fertilità e al suo splendore naturalistico, disseminandola di nuovi straordinari villaggi e fortezze, e di case coloniche di stupenda architettura.

E proprio nel comune di Cetona, nel borgo di Piazze a venti minuti dall’uscita dell’A1 (Fabro-Valdichiana) proprio alle pendici dell’omonimo monte, a pochi chilometri dal Lago Trasimeno, da San Casciano dei Bagni, da Sarteano , da Radicofani, da Montepulciano, da Chiusi, da Orvieto e da Città della Pieve troviamo il parco naturalistico e di scultura AMBIENTAL...MENTE.

In mezzo a questo circuito di storia, cultura e bellezza è nato Ambiental...Mente!

Le opere al parco si nascondono nella natura o si arrampicano sui vari dislivelli del parco. Sembrano surreali, quasi magiche. Sono fatte di legno, di ferro, di pietra, di terra e si modificano con il tempo, seguendo i ritmi delle stagioni, si consumano anche insieme alla natura.. Per questo appaiono come qualcosa di vivo, indissolubilmente legato alla terra e alla natura che le circonda.
Per questo Ambiental...Mente non è un museo ma qualcosa di veramente vivo: un luogo di meditazione, un percorso per imparare a capire la natura e l’arte, ma anche per giocare e di sicuro rilassarsi, un’esperienza per guardare il mondo con occhi nuovi e diversi, infine è un luogo di pace.