Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, in un'intervista rilasciata al Corriere della Calabria, ha indicato con chiarezza le ragioni del suo "no", definendo la riforma un passaggio pericoloso per la democrazia, l'autonomia della magistratura e le garanzie dei cittadini più deboli.
Per Gratteri, la partecipazione al voto non è un'opzione ma un dovere civico: «Se non si partecipa, poi non ci si può lamentare che non cambi nulla». Ma questo referendum, sottolinea, non è come gli altri: dietro un "sì" o un "no" si giocano due snodi centrali del sistema democratico. Il primo è la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice, che secondo il procuratore comporterà l'uscita del pm dalla "cultura della giurisdizione". Il secondo è la riforma del Csm, che finisce per incidere sull'equilibrio istituzionale della magistratura.
Gratteri respinge l'idea che pm e giudici siano troppo vicini tra loro: «I dati dicono l'opposto: il 50% delle richieste dei pm viene rigettato e il 50% delle richieste di condanna finisce in assoluzione». Per il magistrato, non esiste alcun "appiattimento" tra accusa e giudice. Al contrario, il pubblico ministero deve restare dentro la cultura della giurisdizione, perché ha il dovere di cercare non solo le prove di colpevolezza, ma anche quelle a favore dell'indagato.
Separare le carriere, sostiene, trasformerebbe il pm in un "super poliziotto", snaturandone il ruolo e alterando l'equilibrio del processo.
Il punto più duro dell'analisi riguarda l'impatto sociale della riforma. Secondo Gratteri, la separazione delle carriere produrrebbe un sistema in cui solo chi ha risorse economiche potrebbe difendersi davvero. Avvocati costosissimi, investigatori privati, indagini difensive: strumenti accessibili solo ai ricchi.«Un operaio, un impiegato, un cittadino qualunque non avrebbe le stesse possibilità di difesa», afferma. La conseguenza sarebbe una giustizia a doppia velocità: garantista per i potenti, punitiva per i deboli.
Gratteri lancia anche un allarme istituzionale: il possibile passaggio della polizia giudiziaria sotto il controllo dell'esecutivo. Un'ipotesi che, a suo giudizio, rappresenterebbe «un'involuzione democratica».Con le forze investigative dipendenti dai ministeri, le indagini su corruzione e potere politico diventerebbero strutturalmente condizionate da logiche di carriera e appartenenza.
Il procuratore rifiuta qualsiasi collocazione politica: «Non sono di destra né di sinistra. Ragiono sui problemi. ... Il silenzio è complicità. Dire quello che penso mi ha sempre esposto, ma è l'unico modo che conosco di stare in piedi».Per Gratteri il referendum diventa uno spartiacque etico prima ancora che politico: da una parte chi crede nella legalità come valore di cambiamento, dall'altra i centri di potere che vedono nella riforma un vantaggio.
Questa riforma, per Gratteri, non rafforza la giustizia. La rende più fragile, più diseguale e più esposta al potere. E per questo, senza ambiguità, invita a votare no... perché«Voteranno per il "no" le persone perbene che credono nella legalità come valore per il cambiamento. Voteranno per il "sì", ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Apriti cielo. L'ovvia dichiarazione di Gratteri, conseguente al suo ragionamento, ha fatto impazzire le forze di maggioranza, ormai allo sbando dopo aver appreso che ad un mese dal voto il no adesso è in testa nei sondaggi.
Il presidente del Senato, l'ex missino Ignazio Benito Maria La Russa, si è detto "basito dalla grave dichiarazione rilasciata" da Gratteri. "La sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui".
Il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia e rappresentante degli interessi economici della famiglia Berlusconi, Antonio Tajani, parla di "attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani". Maurizio Lupi (Noi moderati) stigmatizza le "parole dal sen fuggite" di cui Gratteri "dovrebbe scusarsi".
Per il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), "dividere gli italiani tra persone per bene e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile".
Fuori della grazia di Dio anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, il nazista mascherato Galeazzo Bignami, che ha definito "indegne" le affermazioni di Gratteri. "Mi auguro che le Istituzioni, la magistratura, il Comitato per il ‘No’ e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente".
Che dire? O ci sono o ci fanno... non c'è altra spiegazione.
Infatti, Gratteri ha semplicemente riassunto quanto spiegato in dettaglio precedentemente. Che per il sì ci siano persone perbene è naturale, ma è anche naturale che chi ha o potrebbe avere problemi con la giustizia - si parla di colletti bianchi e criminalità organizzata - ha tutto l'interesse per votare sì. E questa non è un'opinione, ma un dato di fatto.


