Economia

Conti trimestrali: nel terzo trimestre del 2025 più deficit pubblico, famiglie più prudenti, margini in calo per le imprese

Nel terzo trimestre del 2025 il quadro economico italiano restituisce segnali contrastanti: peggiora l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche rispetto allo scorso anno, mentre le famiglie vedono crescere in modo deciso il potere d'acquisto ma frenano i consumi. Le società non finanziarie, infine, registrano un'ulteriore compressione dei profitti, solo in parte compensata da un lieve aumento degli investimenti.

Finanza pubblica: deficit in aumento e pressione fiscale in calo
Nel periodo luglio-settembre 2025 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al -3,4% del Pil, in peggioramento rispetto al -2,3% registrato nello stesso trimestre del 2024. Nonostante ciò, il saldo primario è rimasto positivo (+0,4% del Pil), così come il saldo corrente (+1,3%), seppur entrambi in netto calo rispetto all'anno precedente.

La pressione fiscale è scesa al 40,0%, con una riduzione di 0,8 punti percentuali su base annua. Un dato che segnala un alleggerimento del carico fiscale, ma che si accompagna a una dinamica della spesa pubblica sostenuta: le uscite totali sono cresciute del 3,5% rispetto al terzo trimestre 2024, con un incremento particolarmente marcato delle spese in conto capitale (+10,1%).

Le entrate totali, invece, sono aumentate solo dell'1,2%, portando la loro incidenza sul Pil al 44,6%, in calo rispetto all'anno precedente. Nel complesso dei primi nove mesi del 2025, l'indebitamento netto si colloca al -4,5% del Pil, in lieve miglioramento rispetto al 2024, mentre la pressione fiscale media sale al 39,9%.

Famiglie: redditi in crescita, consumi deboli
Nel terzo trimestre del 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 2,0% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un incremento contenuto dei prezzi (+0,2% del deflatore dei consumi), il potere d'acquisto è cresciuto dell'1,8%, segnando uno dei risultati più forti degli ultimi anni.

Nonostante ciò, la spesa per consumi finali è aumentata solo dello 0,3%. Questa distanza tra redditi e consumi si riflette in un deciso aumento della propensione al risparmio, salita all'11,4%, +1,5 punti percentuali in un solo trimestre. Al netto del periodo pandemico, si tratta del livello più alto dal terzo trimestre del 2009.

Sul fronte degli investimenti delle famiglie si registra invece un arretramento: il tasso di investimento scende all'8,5%, con una riduzione di 0,3 punti percentuali, a causa di una flessione degli investimenti fissi lordi dell'1,4%.

Imprese: profitti sotto pressione, investimenti in lieve ripresa
Per le società non finanziarie il terzo trimestre del 2025 conferma una tendenza ormai consolidata. La quota di profitto si è ridotta al 42,3%, con una diminuzione di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il calo è legato a una contrazione del risultato lordo di gestione (-1,9%), a fronte di una crescita molto contenuta del valore aggiunto (+0,2%).

In controtendenza, seppur in misura limitata, il tasso di investimento sale al 22,8%, con un incremento di 0,1 punti percentuali, sostenuto da un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,7%.

Un quadro complessivo di cautela
Nel complesso, il terzo trimestre del 2025 mostra una finanza pubblica sotto pressione, con minori entrate in rapporto al Pil e una spesa in aumento. Le famiglie, pur beneficiando di un forte recupero del potere d'acquisto, scelgono di risparmiare invece di spendere. Le imprese, infine, affrontano una riduzione dei margini di profitto, mentre gli investimenti crescono solo marginalmente.

Un contesto che segnala prudenza diffusa e incertezza sulle prospettive di crescita, più che un vero rilancio dell'economia.

Autore Mario Falorni
Categoria Economia
ha ricevuto 474 voti
Commenta Inserisci Notizia