Politica

Elezioni Regionali. Anche in Toscana vince l’astensionismo!

Dopo Marche e Calabria, il trittico d’autunno delle elezioni regionali si chiude in Toscana, dove Eugenio Giani si riconferma alla guida di Palazzo Strozzi Sacrati. Tutto secondo copione, verrebbe da dire. Il centrosinistra tiene una delle sue roccaforti storiche, la destra consolida la propria presenza ma senza sfondare. La politica, almeno in superficie, continua a girare sul proprio asse di sempre.

Eppure, dietro l’apparente normalità dei risultati, si nasconde il dato più eloquente – e più inquietante – di questa tornata elettorale: il crollo della partecipazione. Solo il 47% dei toscani è andato a votare, contro il 61,8% di cinque anni fa. Oltre un cittadino su due ha deciso di restare a casa, di non scegliere, di non credere più che quel gesto possa cambiare davvero qualcosa.

È un fenomeno che attraversa l’Italia da nord a sud, ma in Toscana assume un valore simbolico particolare. Parliamo di una regione che per decenni è stata laboratorio politico, luogo di partecipazione diffusa, culla di un civismo radicato. Se anche qui il voto perde senso, significa che la frattura tra cittadini e istituzioni è ormai strutturale.

Certo, i partiti continueranno a leggere i numeri come più gli conviene: il centrosinistra esulterà per aver tenuto, la destra sottolineerà la crescita dei propri consensi. Ma sono interpretazioni autoreferenziali, che ignorano la vera domanda: a chi parlano ancora queste forze politiche? Perché una maggioranza silenziosa, che un tempo animava piazze e sezioni, oggi non ascolta più nessuno.

“Destra o sinistra, tanto non cambia nulla”: è una frase che si sente ripetere con amarezza, quasi con rassegnazione, nei bar e nei mercati. E se fino a qualche anno fa suonava come uno slogan populista, oggi è diventata un sentimento diffuso, trasversale. Le promesse di rinnovamento sono evaporate, le emergenze - lavoro, pensioni, sanità, sicurezza, ambiente - restano immutate.

Il vero vincitore, dunque, non è Giani né la sua opposizione. È l’indifferenza. Una vittoria amara, che segna la crisi di legittimità della politica italiana.

E mentre una consistente fetta del Belpaese si prepara al “mini Election Day” di novembre in Veneto, Campania e Puglia, la domanda è inevitabile: cosa resterà delle urne, se nessuno ci crede più?

Autore Gregorio Scribano
Categoria Politica
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