Scienza e Tecnologia

Intelligenza Artificiale e Polizia: le nuove regole tra sicurezza e tutela dei dati

​Il Consiglio dei Ministri ha approvato l’esame preliminare dei decreti legislativi che integrano la legge quadro sull’Intelligenza Artificiale nell’ordinamento italiano. Il provvedimento recepisce l’AI Act, il regolamento europeo che disciplina l’uso delle tecnologie avanzate nei 27 Paesi membri.

Tra i capitoli più rilevanti e discussi del decreto c'è quello che regolamenta l'utilizzo dei sistemi algoritmici da parte delle forze dell'ordine per la prevenzione e la repressione dei reati.

​La nuova normativa cerca di tracciare un confine netto tra la necessità di garantire la sicurezza pubblica e il dovere di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini, in particolare la privacy e il principio di non discriminazione.

​I pilastri della norma: cosa è permesso e cosa è vietato

L'approccio europeo, recepito dall'Italia, si basa sul principio della valutazione del rischio. L'uso dell'IA in ambito di polizia è considerato ad alto rischio, motivo per cui l'impianto generale prevede forti limitazioni, in particolare sull'uso dell'identificazione biometrica remota (come il riconoscimento facciale in tempo reale tramite telecamere pubbliche).

​Il testo stabilisce una netta distinzione tra l'analisi dei filmati a posteriori e il controllo in tempo reale:

​Riconoscimento ex post (analisi differita): È consentito per le indagini di polizia giudiziaria, su immagini e sistemi di videosorveglianza già esistenti, per identificare gli autori di reati già commessi.
​Identificazione in tempo reale negli spazi pubblici: È vietata in via generale. Il decreto prevede tuttavia alcune eccezioni tassative, rigidamente perimetrate, per far fronte a minacce specifiche e gravi.


​Le eccezioni per la sicurezza pubblica

​Le forze di polizia potranno attivare il riconoscimento facciale in tempo reale esclusivamente per:

​La ricerca mirata di vittime di reati specifici (es. rapimenti, tratta di esseri umani o sfruttamento sessuale).
​La prevenzione di minacce specifiche, attuali e imminenti alla sicurezza (come attacchi terroristici).
​L’identificazione di soggetti sospettati di aver commesso reati di particolare gravità (omicidio, rapina aggravata, terrorismo).

Il meccanismo delle autorizzazioni: la garanzia del giudice

Per evitare un uso arbitrario della tecnologia, la legge introduce un rigido protocollo procedurale. Di norma, l'attivazione dei sistemi di identificazione in tempo reale richiede l'autorizzazione preventiva dell'autorità giudiziaria, che deve specificare i limiti geografici, temporali (fino a un massimo di 15 giorni) e le banche dati utilizzate.

​Tuttavia, la normativa prevede una clausola di urgenza: in situazioni di imminente pericolo, in cui il ritardo potrebbe causare gravi danni, le forze di polizia possono attivare lo strumento informando immediatamente il magistrato. Quest'ultimo avrà l'obbligo di convalidare o meno l'operato ex post entro un limite massimo di tre giorni. In caso di mancata convalida, l'uso del sistema deve essere interrotto immediatamente e tutti i dati raccolti fino a quel momento devono essere distrutti.

​Il dibattito tecnico: i nodi critici evidenziati dagli esperti

Se l'obiettivo del legislatore è trovare un equilibrio, giuristi, tecnologi e garanti della privacy evidenziano alcuni punti di attenzione tecnica che richiederanno un monitoraggio costante nella fase applicativa:

​Il rischio di bias (pregiudizio algoritmico): La letteratura scientifica documenta da anni che i sistemi predittivi possono ereditare le distorsioni presenti nei dati storici usati per addestrarli. Se un algoritmo analizza dati storici sbilanciati su determinate aree geografiche o categorie sociali, rischia di riprodurre quegli stessi schemi, generando "falsi positivi" o segnalazioni discriminatorie.

La gestione delle procedure d'urgenza: Gli esperti di diritto costituzionale sottolineano che l'efficacia delle tutele dipenderà da quanto la clausola di urgenza rimarrà un fatto eccezionale. Un ricorso estensivo o frequente alle attivazioni senza permesso preventivo rischierebbe di indebolire il ruolo di controllo della magistratura.

L'effetto deterrente (Chill Effect): La consapevolezza della presenza di sistemi di sorveglianza biometrica avanzata in contesti pubblici, come i cortei o le manifestazioni autorizzate, è oggetto di studio per il potenziale impatto psicologico sui cittadini, che potrebbero sentirsi scoraggiati dall'esercitare diritti fondamentali come la libertà di riunione e di espressione.

Verso un'applicazione rigorosa

​La sfida dei decreti attuativi risiede proprio nella capacità di tradurre i principi di trasparenza e proporzionalità in protocolli software e operativi rigidi. Il rispetto del principio "antropocentrico" – secondo cui la decisione finale deve sempre spettare a un essere umano e mai a un automatismo – sarà il parametro fondamentale per valutare la reale giustizia del nuovo sistema di sicurezza digitale.

Autore Stampa Italiana - News e Società
Categoria Scienza e Tecnologia
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