Decreto Bollette, un passo indietro che colpisce rinnovabili e famiglie
Il cosiddetto decreto Bollette nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare il caro energia. Nei fatti, però, non solo non affronta la radice del problema, ma rischia di aggravarlo, spostando risorse pubbliche e rallentando in modo drastico la transizione ecologica.
Il provvedimento trasferisce 4 miliardi di euro di oneri di sistema a vantaggio delle società energetiche. Soldi pubblici che non alleggeriscono in modo strutturale le bollette di famiglie e pensionati, ma finiscono per sostenere un sistema che negli ultimi tre anni ha già registrato profitti record per circa 70 miliardi di euro, maturati proprio mentre i cittadini facevano i conti con rincari senza precedenti.
Il punto più critico è contenuto nell’articolo 7 del decreto. La norma introduce il meccanismo della “saturazione virtuale” delle connessioni alla rete elettrica per gli impianti da fonti rinnovabili. In termini concreti, questo significa cancellare il 72% delle nuove richieste di connessione per impianti rinnovabili e il 79% di quelle relative ai sistemi di accumulo. Un taglio drastico, che rischia di compromettere in modo strutturale la politica energetica del Paese.
Bloccare o rallentare in questa misura le connessioni significa frenare lo sviluppo di eolico, fotovoltaico e batterie di accumulo proprio nel momento in cui l’Italia dovrebbe accelerare. Le rinnovabili non sono solo una scelta ambientale: rappresentano la strada per ridurre in modo stabile il prezzo dell’energia e rafforzare l’autonomia e la sovranità energetica nazionale. Il caro energia degli ultimi anni è stato trainato soprattutto dal gas, che continua a determinare il prezzo dell’elettricità. Eppure, mentre si rallentano le rinnovabili, si punta ad aumentare le importazioni di gas dall’estero, consolidando una dipendenza che si è già dimostrata costosa e vulnerabile.
Il decreto, inoltre, non interviene per semplificare davvero le procedure autorizzative o per velocizzare le connessioni alla rete. Al contrario, introduce nuovi vincoli che comprimono lo sviluppo delle fonti pulite e dei sistemi di accumulo, strumenti fondamentali per garantire stabilità alla rete elettrica e prezzi più competitivi per famiglie e imprese.
Le conseguenze rischiano di essere pesanti: meno investimenti, meno innovazione, meno occupazione in un settore strategico, oltre a maggiori difficoltà nel rispettare gli impegni assunti a livello europeo in materia di clima ed energia. Mentre altri Paesi accelerano sulla transizione ecologica e sulle tecnologie verdi, l’Italia rischia di rallentare, perdendo terreno industriale e credibilità internazionale. In Spagna, dove si è investito in rinnovabili, il costo dell'energia è pari a circa la metà rispeto a quello del nostro Paese.
Per queste ragioni è necessario che il Governo riveda immediatamente il provvedimento, aprendo un confronto trasparente con le forze politiche, le associazioni ambientaliste, le imprese del settore e le autorità competenti. La transizione ecologica non può essere sacrificata a favore di misure di corto respiro. L’Italia ha bisogno di una strategia energetica coerente, capace di ridurre davvero le bollette e di costruire un sistema più autonomo, sostenibile e competitivo.