Economia

Via libera al Senato al nuovo decreto lavoro del governo

Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità. Lo facciamo introducendo il principio del salario giusto e intervenendo sulla disciplina dei rinnovi dei contratti collettivi, incentivando le assunzioni per giovani e donne, favorendo la conciliazione tra vita familiare e lavoro, contrastando sfruttamento e caporalato digitale. Continuiamo a seguire una strada chiara: sostenere il lavoro, non la dipendenza dai sussidi. Creare opportunità, non assistenzialismo esasperato. Dare dignità a chi ogni giorno manda avanti questa Nazione con il proprio lavoro. Avanti così, perché il lavoro è dignità, libertà e futuro. " Cosi la premier Giorgia Meloni ha voluto commentare sui social il via libera del senato al decreto 1 maggio licenziato dal Cdm.

La previsione normativa del decreto sul salario giusto contenuta nel decreto, come spiega il professore ordinario di diritto del lavoro sul sito Adap, Michele Tiraboschi,  non dice affatto che ogni problema vada risolto preventivamente attraverso una mappa legislativa o pattizia degli esatti perimetri contrattuali. "Dice piuttosto che, quando una impresa applica un contratto collettivo, quel contratto deve reggere il confronto con il trattamento economico complessivo garantito dai contratti collettivi qualificati e coerenti con il settore e l’attività esercitata attraverso il supporto delle amministrazioni pubbliche chiamate a identificare i parametri oggettivi del confronto tra contratti collettivi. Il tema del decreto non è dunque costruire in modo imperativo nuovi confini formali, ma, più semplicemente, separare i contratti veri dai contratti di comodo e comunque orientare le scelte dei datori di lavoro verso i trattamenti retributivi più alti."

Per il professor Tiraboschi quindi questo decreto in tal senso "semplifica, non complica. Sposta l’attenzione dalla disputa astratta sui perimetri, anche tra soggetti rappresentativi, alla verifica concreta dei trattamenti. "

Al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto prevede quattro principali misure di decontribuzione.

Bonus assunzione donne 2026. Consiste in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno.

Bonus assunzione giovani 2026. Prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi.

Bonus stabilizzazione giovani 2026. Prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;

Bonus assunzioni ZES 2026. Per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Salario giusto. Un altro principio inserito all’interno del Decreto è quello del “salario giusto”. In sostanza si stabilisce che la disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) tutela l’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali. Si garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping. La norma, negli obiettivi del Governo, tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.

Disciplina dei rinnovi contrattuali. Il decreto interviene anche sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. 

Conciliazione famiglia-lavoro. Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera. 

Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche. Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali.

“Con il voto del Senato, oggi il salario giusto diventa legge. Il cammino del governo Meloni sulla strada della tutela dei lavoratori e dei salari più poveri compie un altro passo significativo. E lo fa con atti concreti e non con la propaganda e la demagogia della sinistra del ‘salario minimo’ che produrrebbe un livellamento verso il basso e distorsioni. Grazie, invece, al salario giusto mettiamo un freno a chi lucra con i contratti pirata e sfrutta il lavoro povero." ha invece detto il capogruppo al Palazzo Madama di Fdi, Lucio Malan

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Economia
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