Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato il via a una delle misure commerciali più aggressive degli ultimi anni: da mercoledì entra in vigore un dazio del 50% sulle merci in ingresso dall'India, su scambi per miliardi di dollari che metteranno a rischio migliaia di posti di lavoro nella nazione più popolosa del mondo.
La stretta arriva dopo una doppia ondata di tariffe già introdotte a luglio – prima il 25%, poi un ulteriore 25% – motivate dalla decisione di Nuova Delhi di continuare ad acquistare petrolio russo. Con il nuovo livello al 50%, tra i più alti mai applicati da Washington, finiscono nel mirino gioielli, tessuti, calzature, mobili, prodotti chimici e industriali.
Secondo il Global Trade Research Initiative (GTRI), le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti potrebbero precipitare dagli attuali 86,5 miliardi di dollari a circa 50 miliardi entro il 2026. A pagare il prezzo maggiore saranno i comparti tessile, gemme e gioielli, tappeti e prodotti della pesca, che rischiano un crollo del 70% con la conseguente perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.
“Si tratta di industrie estremamente labour-intensive, composte da piccole aziende che non hanno le spalle larghe per sopportare un simile shock”, spiega MK Venu, fondatore del sito The Wire. “Queste imprese perderanno mercato a favore di Vietnam, Bangladesh, Pakistan e altre economie dell'Asia orientale”.
Oltre a questi, restano sotto pressione anche i settori farmaceutico (8,7 miliardi di esportazioni nel 2024), elettronico e automobilistico, che saranno colpiti da tariffe ad hoc.
Il primo ministro indiano Narendra Modi ha promesso sostegno a imprese e lavoratori, annunciando sgravi fiscali, tagli alle imposte e incentivi per spingere l'autosufficienza. “L'India deve diventare autosufficiente non per disperazione, ma per orgoglio”, ha dichiarato nel discorso del 15 agosto dal Forte Rosso (Lal Qila) di New Delhi.
Tra le misure già varate figurano un pacchetto fiscale da 12 miliardi di dollari e la promessa di un'ulteriore “maxi riduzione delle tasse”. Previsti anche aumenti salariali per circa 5 milioni di dipendenti pubblici e 6,8 milioni di pensionati.
Tuttavia, osservatori come Venu mettono in guardia: “Il governo non ha una strategia chiara. Non è stato preparato a questa offensiva commerciale. Anche con sussidi e aiuti, non sarà possibile compensare un colpo di questa portata.”
Gli economisti stimano un danno pari a circa 0,9-1% del PIL (36 miliardi di dollari), un impatto rilevante ma non devastante, considerando la previsione di crescita del 6,4% nel 2026 fatta per l'India dal Fondo Monetario Internazionale.
Sul piano geopolitico, la mossa di Trump rischia di minare profondamente i rapporti con Washington. Le tensioni nascono dall'acquisto di petrolio russo da parte di Nuova Delhi: le importazioni sono passate dall'1% prima della guerra in Ucraina al 37%, alimentando così le accuse americane di “finanziare la macchina bellica di Putin”.
L'India replica che si tratta di una scelta dettata dal fabbisogno energetico di 1,4 miliardi di persone, e accusa gli Stati Uniti di doppio standard, visto che Cina ed Europa continuano a importare energia da Mosca.
Con un interscambio bilaterale da 212 miliardi di dollari nel 2024 e un surplus commerciale di 46 miliardi a favore di Nuova Delhi, la frattura è pesante e come logica conseguenza ciò porterà Modi ad aumentare i rapporti con Cina, Russia e gli altri Paesi del blocco dei BRICS.
La stessa India sta intensificando i negoziati per un accordo con l'Unione Europea e valutando, per la prima volta, la possibilità di aderire a patti commerciali multilaterali.


