"Il decreto legge che abbiamo approvato oggi in Consiglio dei ministri è chiaramente un tassello di una strategia molto più ampia che il governo ha portato avanti fin dal suo insediamento, che ha come obiettivo quello di sostenere la creazione di maggiore occupazione, ma anche di occupazione stabile e di qualità”, ha sottolineato Meloni in conferenza stampa, con la ministra Calderone al suo fianco per spiegare le principali misure del decreto del 1 maggio sul lavoro. “Siamo convinti – ha aggiunto – che è una sfida per un lavoro di qualità e che questa sfida si vinca solo ed esclusivamente se facciamo squadra, se lavoriamo tutti nella stessa direzione e se cerchiamo di dimostrare questa volontà con i fatti”. La premier ha ricordato con orgoglio i risultati ottenuti. “La strategia del governo sul fronte occupazionale sta dando i suoi frutti, se guardiamo a questi dati che ci consentono di dire che oggi, più di ieri, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Noi abbiamo in questi anni raggiunto il record di numero di occupati; il tasso di occupazione femminile non è mai stato così alto; la disoccupazione, sia giovanile che generale, è ai minimi da sempre”. In sostanza, ha rimarcato la presidente del Consiglio, “è aumentato il lavoro stabile, è diminuita la precarietà, è cresciuta la percentuale del lavoro full-time, è diminuita quella del part-time. I numeri Istat, come ho già avuto modo di ricordare, certificano che rispetto all’inizio della legislatura noi abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550 mila precari in meno”.

Nel dettaglio, il provvedimento introduce per tutto il 2026 esoneri contributivi fino al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato: fino a 650 euro al mese, che salgono a 800 euro per le donne residenti nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno, con durata massima di 24 mesi. Previsto un limite di spesa di 26,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 63,7 milioni di euro per l’anno 2027 e di 51,3 milioni di euro per il 2028. Misure analoghe sono previste per gli under 35, con il bonus giovani e il bonus Zes: esonero totale dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione di quelli dovuti all’Inail, fino “al limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore” (fino a 650 euro se nell’ambito della Zes). A questo scopo sono stanziati 109,7 milioni di euro per l’anno 2026, di 252,4 milioni di euro per l’anno 2027 e di 135,4 milioni di euro per l’anno 2028, più altri 26 milioni di euro per il 2026, pari a 60,0 milioni di euro per il 2027 e pari a 34,0 milioni di euro per il 2028 per la Zes.

Spazio alla stabilizzazione dei rapporti a termine, con incentivi per trasformare contratti brevi in rapporti a tempo indeterminato, in particolare per i giovani alla prima occupazione stabile, anche in questo caso è riconosciuto un sgravio contributivo fino a 500 euro al mese.

Il decreto rafforza quindi quel concetto di “salario giusto” che in pratica è l’alternativa dell’esecutivo alle proposte relative al salario minimo. In questa chiave il riferimento ai contratti nazionali più rappresentativi diventa condizione anche per accedere agli incentivi. Sarà inoltre obbligatorio indicare nelle offerte di lavoro e nelle altre comunicazioni di legge quale sia il contratto applicato e la retribuzione. Per incentivare i rinnovi viene introdotto un adeguamento automatico al 30% dell’inflazione nel caso di contratti scaduti da 12 mesi. A dispetto delle anticipazioni che erano circolate, però, l’adeguamento non è retroattivo e si applica a decorrere dal primo gennaio 2027.

«In attesa di leggere il decreto Primo Maggio nella sua versione definitiva, la Cisl esprime grande soddisfazione per gli elementi illustrati in conferenza stampa dal Governo e per l’indicazione della premier Meloni circa la volontà di rendere il provvedimento approvato oggi il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità». Lo afferma in una nota Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl.

«Importante aver confermato e rafforzato con un miliardo aggiuntivo gli incentivi per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori in area Zes. Determinante che queste risorse vengano riconosciute alle aziende che applicano i CCNL stipulati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, come indicato in queste settimane dalla Cisl.

“Valutiamo positivamente il nuovo “Decreto del 1° maggio”, sottolineando l’importanza delle misure adottate per il mercato del lavoro, in particolare gli interventi volti a incentivare l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro di giovani e donne. E sono apprezzabili le disposizioni relative al “salario giusto” che rispettano e riconoscono il ruolo insostituibile delle organizzazioni comparativamente più rappresentative – che da sempre determinano i trattamenti economici con la contrattazione collettiva – e valorizzano il ruolo delle parti sociali nel contrasto al dumping contrattuale”: così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sul Dl lavoro, il c.d. “decreto 1° maggio”, approvato oggi dal Governo.