Il 10 giugno, agli Stati generali dei Commercialisti 2025 a La Nuvola di Roma (e si ripete l’11 giugno in Confcommercio), il Premier Meloni spiega come deve essere il Fisco. Il fisco è anche il biglietto da visita della credibilità di uno Stato, non deve soffocare la società ma aiutarla a prosperare, non deve opprimere famiglie e imprese con regole astruse e un livello di tassazione che non corrisponde al livello dei servizi che lo Stato eroga, deve chiedere il giusto e utilizzare le risorse come un buon padre di famiglia, con buonsenso e senza gettare i soldi dalla finestra, che è quello che abbiamo tentato di fare in questi anni”. Riconferma che l'obiettivo del Governo è "tagliare le tasse in modo equo e sostenibile", e dopo la riforma delle aliquote Irpef "il nostro lavoro non è finito: intendiamo fare di più e concentrarci oggi sul ceto medio, che è la struttura portante del sistema produttivo italiano. Vogliamo lavorare per rendere il sistema più equo". E ribadisce che “chi vuole fare il furbo non ha spazi e chi è onesto ma è in difficoltà deve essere messo nelle condizioni di pagare quello che deve. I numeri parlano chiaro. A chi ci accusa di aiutare gli evasori rispondiamo con i fatti, che non possono essere smentiti. Abbiamo raggiunto i risultati migliori nella storia all'evasione”. Evidentemente agli Stati generali dei Commercialisti non era presente qualche attempato Commercialista per segnalare al Premier Giorgia Meloni che il suo Fisco può essere realizzato solo rottamando il vigente modello di contrasto all’evasione fiscale strutturato per non riuscire a contrastarla (lo provano i numeri di più di un quarto di secolo) e dissabbiando l’impianto di contrasto all’evasione fiscale (che la contrasta) costruito a fine anni 1980-inizio anni 1990 (operativo dal gennaio 1993) ma rimasto incomprensibilmente insabbiato nella bonaccia post Tangentopoli (come documentano i fatti).

A fine anni 1980, l’obiettivo prioritario Maastricht ha imposto alla Politica di affidarsi al suo più rappresentativo esponente politico, Giulio Andreotti (uomo di Costituente e di Governo), ed al suo più rappresentativo e credibile rappresentante delle istituzioni, dott. Guido Carli (ex Governatore di Bankitalia e Presidente di Confindustria). Il 22 luglio 1989 la Politica (in emergenza sistemica di cassa, in crisi di credibilità ed invischiata nella “questione morale”) promuove il Governo Andreotti ed insedia il dott. Carli al Ministero del Tesoro con l’obiettivo primario di trovare i soldi per sedersi al tavolo di Maastricht e di dimostrare ai Mitterrand ed ai Kohl di sapersi procurare i soldi sufficienti per rimanerci. Mission impossibile? Mission solo apparentemente impossibile! I soldi ci sono, e più che sufficienti, ma i Ministri delle finanze se li lasciano fregare dall’evasore fiscale. Recuperando l’esagerata ed impunita ruberia all’erario si ottengono risorse più che sufficienti per sedersi al tavolo di Maastricht e rimanerci. Un recupero peraltro dovuto perché non farsi sottrarre quattrini dalla cassa è compito normale di qualsiasi amministrazione ed è compito primario ed inderogabile dell’amministrazione fiscale. Documentare e sorvegliare i mezzi di pagamento movimentati (garantendo la privacy) per impedirne la movimentazione free tax–illegale e per supportare il controllo dell’utilizzo del denaro pubblico diventa obiettivo prioritario perché impunita ruberia all’erario ed emergenza sistemica di cassa - dissesto dei conti pubblici - “questione morale” – sprechi - scrocchi sono le due facce della stessa medaglia. Infatti alzare l’asticella della legalità fiscale (data la rilevante evasione) non solo produce i soldi per arrivare a Maastricht (e per rimanerci) ma alza anche l’asticella della legalità in generale perché impedisce le rilevanti manifestazioni di ruberia-spreco-scrocco di denaro pubblico ed elimina i danni collaterali che il consolidato e consistente livello dell’evasione alimenta, il suo protrarsi rende strutturali ed un suo drastico ridimensionamento risolve (corruzione, criminalità organizzata, lavoro “nero” e quant’altro, fondato sul “nero”, la Magistratura classifica “sporco” ed etichetta con il nome dell’appropriato reato). 

Il Ministro del Tesoro Guido Carli decreta che, dato il contesto di rilevante slealtà fiscale, la costruzione di una efficace architettura protetta di documentazione e di sorveglianza sistematica dei mezzi di pagamento movimentati da applicare subito al contrasto dell’evasione fiscale è la riforma prioritaria (impone la cultura della legalità, si autofinanzia e non produce danni collaterali generalizzati perché danneggia solo chi si autofinanzia a spese dell’erario, rimedia ai danni esistenti indotti dalla ruberia all’erario e dalla circolazione esagerata ed impunita di denaro “nero e sporco”), veramente necessaria-risolutiva (produce soldi subito ed assicura il maggior gettito strutturale necessario per rimettere in ordine i conti pubblici e per “governare”, fa pagare le tasse a tutti classificando correttamente i contribuenti nella fascia di contribuzione ed identificando chi veramente merita solidarietà e sostegno, fornisce le misure realistiche della capacità contributiva a supporto dell’esercizio consapevole-responsabile della politica fiscale) ed utile (automatizza il controllo sulla movimentazione dei mezzi di pagamento tranciando i “lacci e lacciuoli”- liberando dalla burocrazia cioè dall’agglomerato di leggi-regolamenti-provvedimenti storicamente incapaci di prevenire-intercettare-accertare-punire l’utilizzo illecito-illegale del denaro). L’impegno ad attuare la Direttiva antiriciclaggio Cee 91/308 offre al Ministro del Tesoro Guido Carli l’occasione per riformare-per innovare il modello di caccia al denaro “nero e sporco”. E’ in atto la revisione del complesso delle norme che disciplinano le politiche e le procedure di contrasto al denaro “nero e sporco” correntemente etichettate “antiriciclaggio”. L’obiettivo generale è impedire che i flussi rivenienti da attività illecite e criminali inquinino l’ambiente economico e sociale. La strategia di contrasto punta sul monitoraggio sistematico del canale finanziario a caccia dei flussi sospetti. Il criterio di intercettazione fonda sulla combinazione di tre coefficienti afferenti il denaro, la capacità economica di chi lo movimenta e la modalità di utilizzo. Il cantiere di allineamento alla direttiva antiriciclaggio Cee 91/308, è l’occasione da non perdere per impiantare la struttura che innova il sistema di controllo fiscale. Il cantiere legislativo, aperto per attuare la direttiva CEE 91/308, produce, con le leggi 197-413/91, la riforma della movimentazione dei mezzi di pagamento e disegna l’architettura di contrasto alla slealtà fiscale ed all’illegalità in generale da impiantare nel canale finanziario. La legge 197/91 ("Provvedimenti urgenti per limitare l'uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l’utilizzazione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio") fissa una soglia legale di uso del contante e dei valori al portatore che impone ai contribuenti di regolare in banca le transazioni di importo pari-oltre soglia, abolisce l’anonimato imponendo di identificare-censire tutti i frequentatori del canale finanziario e di documentare-circostanziare ed attribuire i mezzi di pagamento movimentati (la tracciabilità), arruola la banca nel contrasto all’evasione fiscale impegnandola a monitorare i flussi (e, se “sospetti” ad innescare tempestivamente l’accertamento fiscale) e la impegna a duplicare in una banca dati (Archivio unico informatico, standardizzato ed interattivamente disponibile) la movimentazione  dei mezzi di pagamento di importo pari-oltre soglia legale dotando così il Fisco della base informativa per l’esercizio tempestivo del controllo fiscale. La legge 413/91 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento) abolisce il segreto bancario, dota il Fisco di una banca dati (Anagrafe centralizzata dei conti e depositi bancari) che localizza i conti nella disponibilità di un contribuente (di un codice fiscale) e ne pilota l’assemblaggio di flussi e consistenze in essere presso tutti gli operatori finanziari operanti sul territorio nazionale. I Governi, azionando al ribasso la soglia (cioè imponendo al contribuente di utilizzare la banca per movimentare mezzi di pagamento-contante di importo pari-superiore alla soglia) e sfruttando l’evoluzione tecnologica dei prodotti-servizi bancari (cioè rendendo l’uso del contante sempre meno una necessità e sempre più una scelta del contribuente) sgonfiano progressivamente la bolla evasione fiscale  e, portando la soglia di uso del contante anche fino a 1.000 euro (ora a 5.000), costruiscono la base informativa (Archivio unico informatico) e compilano per il Fisco (Anagrafe centralizzata dei conti) il mastro di cassa fiscalmente più significativi sufficienti per bonificare e portare a contribuzione il mercato del “nero” - per fare pagare le tasse a tutti archiviando la classificazione dei contribuente in e non tassati alla fonte e chiudendo la stagione dei sostituti di imposta.

La base informativa prodotta dall’impianto Carli c’è ed è nota. La circolare 32/E delle Entrate del 19.10.2006 recita: l’Archivio unico informatico consiste in un sistema informatico di acquisizione e di archiviazione, per 10 anni, delle transazioni. E’ una misura intesa a prevenire ed intercettare l’attività di riciclaggio di denaro di provenienza illecita ed è finalizzato anche alla eventuale segnalazione di operazioni sospette. Ciò che assume rilevanza ai fini di una tempestiva e proficua attività istruttoria, è la percezione e consapevolezza che diventa possibile ed agevole effettuare ricerche articolate e mirate alla conoscenza sia di tutte le coordinate identificative (ordinante, controparte, intermediario, importo se superiore al limite) sia degli altri connotati oggettivi dell’operazione (di conto, per cassa, su Italia o sull’estero). Gli uffici potranno formulare richieste con oggetto qualsiasi rapporto, qualsiasi operazione, qualsiasi operazione extra conto. Potranno essere formulate richiesta per “categorie” in funzione degli obiettivi perseguiti dai vari organi procedenti soprattutto per l’osservazione ed il monitoraggio di un fenomeno nel suo complesso. La tecnicalità dell’impianto Carli che produce al Fisco il mastro di cassa fiscalmente più significativo del contribuente c’è ed è nota. La circolare 32/E delle Entrate del 19.10.2006 recita: l’Anagrafe centralizzata è una banca dati che realizza il censimento di tutti i conti, dalla quale attingere i dati identificativi di ogni soggetto che intrattenga tali rapporti e che possa disporne. Nasce per assecondare le avvertite esigenze di economicità, di efficienza e di speditezza dell’azione accertatrice e con l’intento ai fini della propedeutica attività istruttoria di individuare “a monte” i conti da controllare. Il Libro bianco 1994 del Ministro dell’economia Tremonti spiega che solo l’impianto Carli impedisce di rubare soldi all’erario: “se la gente si comporterà sapendo che c'è un controllo fiscale centralizzato sistematico sui movimenti finanziari sarà influenzata da un decisivo fattore di remora e di prevenzione dell'evasione. Si tratta di mettere l'Amministrazione nella condizione di conoscere in tempo reale l'esistenza e l'entità dei rapporti con il sistema bancario, attraverso procedure automatizzate che tutelano il diritto alla riservatezza. L'esistenza e l'entità di tali rapporti formano già oggetto di specifiche rilevazioni da parte di tutti gli intermediari finanziari, sia ai fini fiscali (per quanto attiene ai dati identificativi della clientela), sia per la normativa c.d. "antiriciclaggio" (con riguardo a tutte transazioni superiori ai 20 milioni di lire), che impone anche la gestione informatica delle rilevazioni così effettuate (c.d. "archivio unico"). Ma il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, con il primo Rapporto sui risultati conseguiti nel contrasto all’evasione fiscale e contributiva del 30.9.2014, sorprendentemente segnala che l’impianto Carli non riesce ad impedire che vengano fregati soldi all’erario perché non esiste e, quindi, i Direttori delle entrate hanno dovuto costruire-utilizzano e sono impegnati a perfezionare un impianto alternativo che però finora si è lasciato fregare soldi – “non ha prodotto i risultati attesi ma sta producendo risultati confortanti e, quindi, va solo reso più efficace”. 

Il Premier Giorgia Meloni vuole chiedere ai Direttori delle entrate (e spiegare ai contribuenti) perché ignorano l’impianto Carli (peraltro pienamente operativo e celebrato dai Direttori delle Entrate con apposita circolare) ed insistono nell’utilizzo-nello sviluppo di un impianto che rende impresentabile “il biglietto da visita della credibilità dello Stato”, “soffoca imprese e contribuenti” con un’inutile e costosa burocrazia fiscale e continuerà a lasciarsi fregare da 100 a 200 miliardi all’anno perché geneticamente inadeguato a non farseli fregare (come documentato con note precedenti)?