"So' passati 33 anni da que'a strage a via D'Amelio, e ancora ce tenemo stretto er ricordo de Paolo Borsellino, uno che c'ha rimesso 'a pelle pe 'a verità, pe 'a giustizzia, pe 'sto Paese.
Er su' esempio vive ancora in chi, tutti li giorni e spesso fori da li riflettori, se sbatte pe 'n'Italia più ggiusta, senza mafie, senza porcherie, senza paura.
Nun ce sta libertà senza giustizia, e nun ce sta Stato senza legalità.
A li tanti ggiudici, sbiri e servitori der Paese che c'hanno messo er core e er coraggio, pure a costo de rimettece 'a pelle, je dovemo solo rispetto e gratitudine. Hanno aperto 'na strada che nun se pò scorda'.
Quer testimone sta ancora lì, ben fermo. E noi lo portamo avanti ogni ggiorno, co rispetto, co' la capoccia dura e co l'amore pe 'sta Nazione nostra.
In memoria de Paolo Borsellino e de chi nun s'è mai piegato".
La sora Meloni, come suo solito, si ricorda di portare ad esempio i giudici solo in occasione degli anniversari delle stragi di Capaci e via d'Amelio. E negli altri 363 giorni? Fa di tutto e di più per metter loro i bastoni tra le ruote... se non peggio. Un breve promemoria in tal senso alla sora premiere da parte di alcuni parlamentari delle opposizioni.
Giuseppe Conte, M5s: "Se qualcuno pensa di poter scrivere una storia di comodo sulle stragi di mafia da far leggere fra qualche anno ai nostri figli continuerà a trovare in noi un ostacolo. Non servirà mettere il bavaglio ai campioni dell'Antimafia come Scarpinato e De Raho che abbiamo portato in Parlamento e la maggioranza vuole invece cacciare dalle commissioni: non ci fermeranno nel percorso ostinato per la ricerca della verità. È gravissimo che si vogliano ignorare le tracce che sulle stragi del 1992-93 portano a mandanti eccellenti e a esponenti della destra eversiva responsabili delle stragi neofasciste, come Paolo Bellini da poco condannato definitivamente per la strage di Bologna. È gravissimo che alle frasi di circostanza del Governo per la strage del 19 luglio 1992 in via D'Amelio, si accompagnino fatti e scelte disastrose per la lotta a mafie e malaffare come la cancellazione dell'abuso d'ufficio, l'indebolimento dei presidi di legalità e anticorruzione, il farwest dei subappalti, i tagli alle intercettazioni. Trovano e troveranno in noi un muro. È questo l'impegno con cui intendiamo onorare ogni giorno la memoria di chi ha sacrificato la vita per noi. È così che continueremo a coltivare la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina che hanno pagato con la vita l'impegno contro la mafia, per la verità e la giustizia".
Nicola FRatoianni, AVS: "Ormai ci siamo abituati, la destra e questo governo si ricordano della lotta alla mafia due volte all’anno: il 23 maggio e il 19 luglio. Nei restanti 363 giorni sono impegnati notte e giorno nel fare la guerra alla magistratura, a cercare di imbrigliare in tutti i modi le indagini sui rapporti fra criminalità organizzata e mondo della politica e delle Istituzioni. Lo dimostra il caso della Sicilia governata da FdI, dove la giunta del presidente Schifani e la maggioranza che lo sostiene sono piene di indagati a vario titolo, dalla corruzione all'associazione a delinquere. Ma da Meloni nemmeno una parola, mentre di far fare un passo indietro a Schifani non se ne parla. E per fortuna che il loro punto di riferimento era Borsellino... Per non parlare del continuo taglio di risorse per politiche sociali, culturali e scolastiche, senza le quali non sarà mai possibile sradicare i fenomeni mafiosi. Siamo stufi delle parole vuote e retoriche. Per combattere davvero le mafie e la criminalità organizzata servono fatti concreti. Questo è il modo migliore per ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino, delle donne e uomini della scorta, e di tutti coloro che hanno dato la vita per combattere la mafia".
Elisabetta Piccolotti, AVS: "Ogni anno i ministri del Governo Meloni e la destra istituzionale si ricordano della lotta alla mafia in due date: il 23 maggio, anniversario della Strage di Capaci e oggi, 19 luglio, anniversario della strage di Via D'Amelio. Post sui social, foto d’archivio e frasi di circostanza. L'anno però è fatto di 365 giorni e nei restanti 363 giorni assistiamo a un copione diverso: tagli alle risorse per la magistratura, ostacoli alla sua autonomia, delegittimazione continua di chi indaga e di chi cerca verità, giudici come nemico pubblico numero uno di ministri e Governo. La vera emergenza sicurezza non sono i rave, le proteste pacifiche, chi dissente o chi blocca una strada. La vera emergenza si chiama criminalità organizzata, che va contrastata con investimenti concreti per le forze dell’ordine, autonomia piena per i magistrati e una volontà politica chiara. Bonificare l’area grigia in cui politica e criminalità si annusano, stringono patti, si scambiano voti e affari: è questo il primo passo per onorare davvero la memoria di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia. Non basta una traccia al tema della maturità. E poi, non meno importante, la destra la smetta di smantellare la spesa sociale, culturale e scolastica. Le mafie si battono non solo con manette e tribunali, ma anche con scuole aperte al pomeriggio, con l'educazione e i diritti garantiti a tutte e tutti i ragazzi, al nord e al sud, al centro e nelle periferie, in città e nelle aree interne. Non bastano corone e commemorazioni. Serve una politica all’altezza del coraggio di chi ha dato la vita per la la lotta alla mafia".


