La capitale britannica si è trasformata in un enorme dispositivo di sicurezza in occasione di due manifestazioni contrapposte che hanno richiamato decine di migliaia di persone nelle strade di Londra. Da una parte il corteo “Unite the Kingdom”, promosso dall’esponente dell’estrema destra Tommy Robinson, dall’altra la manifestazione pro-Palestina organizzata in concomitanza con il Nakba Day, la giornata che ricorda l’esodo dei palestinesi avvenuto durante la guerra che accompagnò la nascita dello Stato di Israele tra il 1948 e il 1949.
Per evitare contatti tra i due schieramenti, la Metropolitan Police ha predisposto una delle operazioni di ordine pubblico più imponenti degli ultimi anni. Oltre quattromila agenti sono stati dispiegati in diversi punti della città, mentre le autorità hanno creato una “zona sterile” destinata a separare i percorsi delle manifestazioni. Sul terreno sono stati utilizzati droni, unità cinofile, cavalli della polizia e mezzi blindati pronti a intervenire in caso di escalation. La gestione della sicurezza è stata resa ancora più delicata dalla contemporanea presenza di migliaia di tifosi diretti allo stadio di Wembley per la finale di FA Cup.
Secondo quanto comunicato dalla polizia londinese, nel corso dell’intera operazione, nel pomeriggio, sono state arrestate almeno 31 persone. Le autorità non hanno chiarito quanti fermi siano collegati ai singoli cortei, limitandosi a spiegare che le manifestazioni si sono svolte “in larga parte senza incidenti gravi”. In precedenza due uomini erano stati fermati nei pressi della stazione di Euston: uno risultava ricercato per un episodio di lesioni gravi avvenuto a Birmingham, mentre il secondo era accusato di avere incitato aggressioni contro un agente di polizia.
Il corteo “Unite the Kingdom” ha preso forma nell’area di Kingsway prima di dirigersi verso Whitehall e Parliament Square. Tra i manifestanti sventolavano numerose bandiere britanniche e molti indossavano cappellini rossi con lo slogan “Make England Great Again”, evidente richiamo alla retorica nazionalista americana. Dal corteo si sono levati cori contro il premier britannico Sir Keir Starmer, accusato dai partecipanti di non rappresentare gli interessi della popolazione britannica. Alcuni manifestanti hanno dichiarato alla BBC di sentirsi discriminati, sostenendo che la classe lavoratrice bianca sarebbe ormai marginalizzata nel Regno Unito.
Sul palco, accanto a Tommy Robinson erano presenti anche figure note della destra britannica e dell’universo conservatore radicale, tra cui l’ex conduttrice radiofonica Katie Hopkins, l’attore Laurence Fox e il volto televisivo Ant Middleton. Robinson, attraverso un messaggio pubblicato su X prima dell’inizio della manifestazione, aveva parlato di una “grande dimostrazione patriottica”, accusando l’establishment di voler ostacolare l’unità del Paese.
Parallelamente, il corteo pro-Palestina si è mosso da Kensington verso Waterloo Place attraversando Piccadilly. Tra i partecipanti erano presenti attivisti, gruppi pacifisti e cittadini che si definivano sia antifascisti sia contrari a quello che descrivono come un genocidio in corso a Gaza. Molti indossavano la kefiah, simbolo di solidarietà verso il popolo palestinese, mentre tra cartelli e bandiere comparivano slogan contro l’estrema destra e richieste per la liberazione degli ostaggi palestinesi. Alcuni manifestanti hanno anche sottolineato la necessità di contrastare l’antisemitismo nel Regno Unito, sostenendo che la protesta non dovesse trasformarsi in un clima intimidatorio nei confronti della comunità ebraica.
Alla manifestazione hanno preso parte anche esponenti politici britannici, tra cui la cofondatrice di Your Party Zarah Sultana, la deputata indipendente Diane Abbott e la parlamentare laburista Apsana Begum. Gli organizzatori hanno criticato la scelta di autorizzare nello stesso giorno anche il raduno nazionalista, sostenendo che la concomitanza abbia aumentato inutilmente il rischio di tensioni. John Rees, tra i promotori della marcia pro-Palestina, ha ricordato che l’evento per il Nakba Day si svolge ogni anno nella stessa data, accusando le autorità di avere sottovalutato il potenziale conflitto tra le due iniziative.
L’intera giornata è stata accompagnata da misure eccezionali di controllo. Per la prima volta nel contesto di una manifestazione di protesta, la polizia londinese ha utilizzato sistemi di riconoscimento facciale in tempo reale nelle stazioni ferroviarie di Euston e King’s Cross St Pancras, considerate punti di arrivo principali dei partecipanti al corteo nazionalista. Gli agenti hanno inoltre monitorato immagini provenienti dalle telecamere di Wembley per individuare eventuali tifosi diretti successivamente verso le proteste. Il costo dell’operazione di sicurezza è stato stimato in circa 4,5 milioni di sterline.
Sul piano politico, il governo britannico ha annunciato di avere impedito l’ingresso nel Paese a undici cittadini stranieri definiti “agitatori dell’estrema destra”, intenzionati a partecipare all’evento organizzato da Robinson. Tra questi figura anche l’influencer statunitense anti-islamica Valentina Gomez, già presente alla prima manifestazione “Unite the Kingdom” lo scorso settembre.
Il premier Starmer ha definito la mobilitazione nazionalista “un promemoria di ciò contro cui il Paese deve combattere”, accusando gli organizzatori di alimentare odio e divisione. Il leader laburista ha promesso tolleranza zero nei confronti di chiunque tenti di intimidire o provocare violenze nelle strade britanniche. Sulla stessa linea anche la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, secondo cui il diritto a protestare rappresenta “un pilastro della democrazia”, ma non può trasformarsi in un pretesto per diffondere odio o commettere reati.


