Gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa ma collegata al Venezuela nell'ambito della strategia dell'amministrazione Trump per controllare i flussi energetici nel continente americano e piegare Caracas ai suoi desiderata. La nave, la Marinera – precedentemente nota come Bella-1 – è stata fermata dopo aver rifiutato l'abbordaggio da parte della Guardia Costiera statunitense e aver cambiato bandiera nel tentativo di eludere le sanzioni.
L'operazione, avvenuta dopo un inseguimento di due settimane nell'Atlantico, ha visto la presenza nelle vicinanze di un sottomarino russo e di altre unità navali di Mosca, aumentando il rischio di uno scontro diretto tra potenze già contrapposte per la guerra in Ucraina. La televisione statale russa RT ha diffuso immagini di un elicottero militare statunitense sopra la Marinera, sostenendo che Washington stesse tentando di prendere il controllo della nave, risultata priva di greggio al momento del sequestro.
La nave, sfuggita alla Guardia Costiera statunitense per settimane, a metà inseguimento ha cambiato bandiera per dimostrare di essere una nave russa. Mosca se ne è uscita con una dichiarazione in cui affermava che stava monitorando la situazione.
Dopo il sequestro, il Ministero degli Affari Esteri russo ha affermato: "Vogliamo che gli Stati Uniti non impediscano il ritorno in patria dei cittadini russi presenti sulla nave e che venga loro riservato un trattamento dignitoso e umano".
La registrazione della nave nel registro navale russo è avvenuta solo il 1° gennaio, confermando come fondata l'accusa che Mosca gestisca effettivamente una flotta ombra.
Nello stesso contesto, le autorità statunitensi hanno intercettato anche un'altra petroliera legata al Venezuela, la Sophia, carica di greggio, al largo della costa nord-orientale del Sud America. È il quarto sequestro simile in poche settimane, segnale evidente di un blocco marittimo di fatto contro Caracas.
Pressioni su Caracas e scontro con Pechino
Parallelamente alle operazioni militari, l'amministrazione Trump sta negoziando un accordo con il Venezuela per dirottare le forniture di petrolio destinate alla Cina e importare fino a 2 miliardi di dollari di greggio. L'obiettivo è svuotare le scorte accumulate in mare e nei depositi, sottraendo a Pechino il ruolo di principale acquirente del petrolio venezuelano.
La reazione cinese è stata durissima. Il Ministero degli Esteri ha accusato Washington di “bullismo”, denunciando l'uso della forza e la pretesa statunitense di decidere come il Venezuela debba disporre delle proprie risorse naturali. Trump, dal canto suo, ha parlato apertamente di controllo delle enormi riserve petrolifere venezuelane insieme alle compagnie statunitensi, dopo la rimozione di Nicolás Maduro, da lui definito un narcotrafficante alleato dei nemici degli Stati Uniti.
Il petrolio venezuelano sotto gestione USA
Trump ha annunciato che fino a 50 milioni di barili di greggio, bloccati dalle sanzioni, saranno raffinati e venduti dagli Stati Uniti. I proventi, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente, saranno gestiti direttamente dalla Casa Bianca “a beneficio del popolo venezuelano e di quello americano”. L'annuncio ha contribuito a un calo dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali, in previsione di un aumento dell'offerta.
Fonti interne alla compagnia statale PDVSA confermano che i negoziati sull'export sono avanzati, anche se il governo venezuelano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. La produzione petrolifera del Paese resta comunque ai minimi storici dopo un decennio di crollo, nonostante il Venezuela possieda le maggiori riserve al mondo.
La cattura di Maduro e le vittime
Il sequestro delle petroliere arriva a pochi giorni dalla clamorosa cattura di Nicolás Maduro, arrestato da forze speciali statunitensi in un'operazione notturna a Caracas. Secondo informazioni parziali, l'azione ha causato decine di morti tra le forze venezuelane e i loro alleati: l'esercito ha ammesso 23 vittime, mentre Cuba ha dichiarato la morte di 32 tra militari e agenti dell'intelligence.
Maduro, 63 anni, è comparso in tribunale a New York con accuse di narcotraffico, ammanettato e in abiti da detenuto. Washington sembra ora intenzionata a collaborare con i suoi alleati rimasti al potere, puntando sulla ripresa del settore energetico più che su riforme democratiche o liberazioni politiche.
Opposizione in secondo piano
L'opposizione venezuelana, guidata da María Corina Machado, resta ai margini. Pur sostenendo che vincerebbe facilmente elezioni libere, Machado evita lo scontro con Trump, appoggiandone il progetto di trasformare il Venezuela in un alleato strategico e polo energetico regionale. Intanto, gli Stati Uniti hanno avvertito i vertici chavisti che la mancata cooperazione potrebbe avere conseguenze dirette, con il ministro dell'Interno Diosdado Cabello e la presidente ad interim Delcy Rodríguez sotto particolare osservazione.
L'operazione contro Maduro rappresenta la più grande ingerenza statunitense in America Latina dai tempi dell'invasione di Panama del 1989 e ha creato forte imbarazzo anche tra gli alleati di Washington, preoccupati dal precedente di un capo di Stato straniero catturato con la forza. Ma Trump non sembra intenzionato a rallentare: il messaggio è chiaro, e passa dal controllo del petrolio.


