Nello stupendo film Arrivano i russi, arrivano i russi (1966), c’è una scena in cui il tenente Rozanov, magistralmente interpretato da Alan Arkin, chiede: “lo so che tutti su quest’isola sono completamente matti. Ma tu, Whittaker Walt? Anche tu sei pazzo? I know everybody on this island is complete and total crazy. But you, Whittaker Walt? You are crazy too?” Una battuta stupendamente recitata nella quale il tenente sovietico, di fronte alla reazione maniacale ed incontrollata degli abitanti della piccola isola di Gloucester, in Massachusetts, alla falsa notizia di un’invasione russa, chiede a Whittaker Walt, lo scrittore che reputava un individuo razionale, se anche lui fosse ammattito come il resto della popolazione. Questa è una domanda che alcuni tra noi continuano a porsi quando si assiste alle stucchevoli assurdità che ingolfano i notiziari, le gazzette e le teste di tanta gente: un rabbino francese aggredito in un autogrill di Milano viene fatto passare, da certi giornali, come un incrocio tra Rambo e Bruce Lee capace di terrorizzare, da solo, la calca che lo ha insultato e malmenato. E c’è pure chi gli crede. Gli aggressori, prima hanno fatto i gradassi contro questa famiglia di ebrei in vacanza e, non appena la vicenda è diventata di dominio pubblico ed è passata alla magistratura, provano a fare le vittime – ogni tanto dovrebbero quantomeno provare a sperimentare un copione diverso.
Il New York Times ha rimosso, in sordina, la falsa storia del piccolo Mohammed Zakaria al-Mutawaq utilizzato quale esempio dell’inedia della popolazione di Gaza. Il bambino è invece affetto da paralisi cerebrale con disordini genetici pregressi i quali lo rendono smagrito come nella foto mostrata dal giornale newyorkese quale finta “prova” dell’affamamento di un’intera popolazione promuovendo, come ha denunciato il Ministro degli Esteri israeliano, “una narrazione di fame di massa a Gaza, facendo il gioco della guerra propagandistica di Hamas”. Dopo la rimozione di questa menzogna, in un chiaro segnale intimidatorio, la sede del New York Times, a pochi passi dalla trafficatissima Penn Station, è stata imbrattata come per dire: “state attenti a raccontare la verità.”
In Italia si parla persino di candidare a ruoli politici nazionali la signora Francesca Albanese, un personaggio inqualificabile ed ignorantissimo capace solo di blaterare cliché propagandistici contro Israele, posta dagli antisemiti all’ONU nella posizione di dar voce al nulla e, di colpo, spacciata per una voce autorevole. Il tramonto dei fatti e della razionalità significa anche questo.
Come se non bastasse, a questo sconcertante marasma di falsificazioni, aggressioni e disinformazione contro ebrei ed Israele si aggiungono, ora, anche le dichiarazioni del patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa il quale, dopo aver visitato Gaza sotto la protezione dell’esercito israeliano, ha tenuto una conferenza stampa, insieme al Patriarca ortodosso Teophilus III, in cui ha anche affermato: «C’è Cristo sotto le macerie di Gaza». In queste parole, oltre alla solita immagine malcelata dello stravecchio topos antisemita del deicidio già evidenziata, in questo caso, da Paolo Crucianelli – che vogliamo farci, l’originalità latita in questo secolo –, pare vi sia anche una grave svista teologica da parte di un così alto prelato. Del resto, la crisi culturale, spirituale e morale della modernità raggiunge ogni luogo: quanti sono quelli che si mantengono ancora saldi all’evidenza e si attengono alla ragione e quanti quelli che si lasciano allegramente andare alle isterie collettive che ormai si succedono ad ondate mediatiche successive? Il Cardinale Pizzaballa, colto dal fervore, non sembra prendere qui seriamente l’elemento centrale della cristianità, ossia il fatto secondo cui Iesus resurrexit! Gesù è risorto ed è vivente! Non è forse la risurrezione dell’ebreo crocifisso Yeshua (יֵשׁוּעַ) che si celebra durante la Pasqua cristiana? Come fa allora un vivo a trovarsi morto sotto le macerie? Chiaramente, nel momento in cui ci si lascia andare ad un certo fervore, diventa difficile controllarsi, ma è davvero questo che ci si deve aspettare da alti prelati, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II? Non dovrebbe una carica ecclesiale pesare un po’ più e meglio certe sue parole? Oppure quando si tratta di andare contro il “perfido giudeo” – e qui torniamo a prima del Vaticano II – tutto fa brodo senza badare a sottigliezze? Oh, scusate, volevo dire il “perfido sionista” (curioso come cambi il nome, ma il soggetto rimanga uguale). È stato già detto ma, a quanto pare, la sordità cognitiva è oggi dominante, ma durante la Seconda guerra mondiale a nessuno sarebbe venuto in mente di chiedere agli Alleati di rifocillare i civili tedeschi prima della capitolazione della Germania. Anzi, durante la Prima guerra mondiale, e questa è storia documentata, la civilissima flotta inglese – sì la stessa Inghilterra il cui primo ministro Sturmer adesso “riconosce” l’inesistente “Stato palestinese” – fece anzi in modo che la popolazione tedesca venisse affamata. A tutto questo bisogna aggiungere che il governo israeliano ha ormai messo a disposizione una montagna di prove documentali dimostrando che è Hamas stessa, proprio per sortire gli effetti propagandistici qui accennati, ad impedire che gli aiuti giungano alla popolazione, ma le cause sembra non interessino al Cardinale, tanto quanto non interessano a gran parte delle redazioni giornalistiche – con lodevoli eccezioni quali Il Riformista – o alle torme di commentatori online scatenati oltre ogni limite nello sputare odio antisemita gratuito e, sostanzialmente, autolesionista. Già dopo la guerra il Cardinale August Hlond attribuì la violenza contro gli ebrei in Polonia alle loro presunte “posizioni di rilievo” nel governo comunista, ripetendo, allora come oggi, certi stereotipi antisemiti.
Il giornale cattolico Avvenire riporta enfaticamente le dichiarazioni di Pizzaballa: “‘Cristo non è assente da Gaza. È lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie, presente in ogni gesto di misericordia, in ogni mano che consola, in ogni candela accesa nel buio’. Sono parole enormi, quelle che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, decide di usare nel corso della conferenza stampa convocata presso il Notre Dame Jerusalem Center, dopo la sua visita nella Striscia insieme al Patriarca ortodosso Teophilus III.” Sì, redazione di Avvenire, queste sono parole enormi! Per compostezza l’articolista ha poi aggiunto: “La visita è stata resa possibile anche grazie al sostegno di molti israeliani, sottolineano i due patriarchi. Ed è proprio questa distinzione che la Chiesa insiste a fare: non un popolo colpevole, ma ‘una politica inaccettabile’.” “Popolo colpevole”? Uhmm…, anche questa pare di averla già sentita…
Nella sua omelia/conferenza stampa Pizzaballa ha anche tuonato: “Ciò che accade a Gaza è moralmente inaccettabile e ingiustificato”. No, caro Pizzaballa, quello che è inaccettabile è che tu possa attribuire al governo israeliano le colpe che sono invece integralmente dalla parte dei terroristi di Hamas. La guerra è sempre orribile e se c’è la fame a Gaza, così come c’era in Italia durante il conflitto scatenato da Mussolini, la responsabilità è di Hamas tanto quanto ai tempi era del fascismo e non degli Alleati. Hamas è il vero nemico. Non è stato Israele ad iniziare questa guerra uccidendo oltre un migliaio di persone, stuprando, dando fuoco a delle ragazze e dei bambini, sparando ad animali, saccheggiando e bruciando case con l’intento esplicito di commettere quegli orrori che Hamas stessa ha registrato il 7 ottobre. Non vi sono soldati israeliani che hanno telefonato a casa fieri di aver assassinato dieci arabi come risulta, invece, durante l’attacco contro Israele, quando uno di quei mostri ha chiamato casa gioendo di aver “assassinato dieci yahudy” (giudei) mentre i genitori, a loro volta entusiasti, invocavano esultanti la loro divinità di pace. Ti poni anche tu dalla parte di questi? Quello che è intollerabile è che tu abbia parole tanto commosse, al punto da scomodare Gesù stesso e far violenza persino alla teologia cristiana, ma non abbia una parolina per metterti dalla parte delle vittime israeliane o degli ostaggi – che sono stati detenuti anche dalla popolazione civile di Gaza, come sappiamo dalle testimonianze di quelli liberati. Perché il cardinale non condanna senza ambivalenze l’operato di Hamas? Perché, elemento essenziale e centrale, il Pizzaballa non intima invece ad Hamas di arrendersi? Per quali immorali ragioni dovrebbe essere lo Stato aggredito a rinunciare a difendersi ed a tentare di salvare i propri ostaggi? Le dichiarazioni di Pizzaballa gli si possono rimandare al mittente con una modifica che rispetta tanto i fatti di cronaca quanto la teologia: se c’è Gesù a Gaza, è tenuto in ostaggio nei tunnel di Hamas, torturato ed affamato con intenzione. Se c’è Gesù a Gaza si chiama Rom Braslavski, ed è un ebreo come Yeshua, in questo momento rinchiuso ed affamato nel buio di una prigione dei carnefici di Hamas che il nostro cardinale non sembra ritenere moralmente inaccettabili. A questo ci ha portati questo secolo di pazzia ed illusione. Sembra quasi di sentire, sullo sfondo, ancora la voce del tenente Rozanov che ci chiede se non siamo diventati tutti pazzi, ma questa volta non c’è più Whitaker Walt a fare da controparte.


