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Berlinguer per celebrare Almirante, Berlusconi per celebrare la continuità con la sua linea politica: le commemorazioni secondo Meloni

Berlinguer per celebrare Almirante, Berlusconi per celebrare Berlusconi: le commemorazioni secondo Meloni
Ci sono commemorazioni che servono a ricordare una figura storica. E poi ci sono commemorazioni che sembrano servire soprattutto a parlare di qualcun altro. Le ultime quarantotto ore della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembrano appartenere decisamente alla seconda categoria.

Nel quarantaduesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer, storico segretario del PCI e figura centrale della sinistra italiana del Novecento, la premier ha affidato ai social un messaggio che, almeno nelle intenzioni dichiarate, avrebbe dovuto essere un omaggio all'avversario politico. Il risultato, però, è apparso ben diverso.

«Nel giorno dell'anniversario della sua scomparsa, voglio ricordare con rispetto una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica, Enrico Berlinguer», ha scritto Meloni.

Parole che sembravano preludere a una riflessione sul pensiero politico, sull'austerità morale, sulla questione etica o sul rapporto tra cittadini e istituzioni che caratterizzò l'esperienza berlingueriana. Invece no.

Subito dopo il centro della narrazione si è spostato altrove: «Ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico».

Ed ecco che Berlinguer, protagonista dell'anniversario, finisce quasi per diventare una comparsa nel racconto destinato a valorizzare il leader storico del Movimento Sociale Italiano, formazione politica nata dall'eredità del fascismo repubblicano.

L'operazione non è passata inosservata. Per molti osservatori è sembrato un singolare esercizio di revisionismo commemorativo: utilizzare la memoria del principale leader comunista italiano per evidenziare la nobiltà d'animo del suo avversario missino.

Naturalmente il gesto di Almirante esistette davvero e appartiene alla storia politica italiana. Ma il punto è un altro. In un messaggio dedicato all'anniversario della morte di Berlinguer, il protagonista avrebbe dovuto essere Berlinguer. Non il suo antagonista politico.

Meloni ha poi aggiunto: «Perché si può fare politica secondo visioni diverse, anche diametralmente opposte, senza per forza demonizzare l'avversario» e ancora: «L'ho sempre pensato e sostenuto: le idee forti non temono il confronto».

Un'affermazione certamente condivisibile in astratto. Più complicato valutarla alla luce del clima politico degli ultimi anni, caratterizzato da continue contrapposizioni, delegittimazioni reciproche e accuse incrociate che hanno coinvolto indistintamente maggioranza e opposizione.

Come se non bastasse, il giorno successivo è arrivata una nuova commemorazione. Questa volta dedicata a Silvio Berlusconi nel terzo anniversario della sua scomparsa.

«Tre anni fa veniva a mancare Silvio Berlusconi. Resta il ricordo di un protagonista assoluto della vita politica italiana», ha scritto la presidente del Consiglio.

Fin qui nulla di sorprendente. Più interessante il passaggio successivo: «Con lui abbiamo condiviso un percorso politico e di Governo, fondato su battaglie comuni, su una visione dell'Italia».

E soprattutto: «Quel percorso non si è interrotto e continua ancora oggi, con la stessa determinazione, al servizio di un'Italia forte, autorevole e orgogliosa».

È probabilmente questa la frase più significativa dell'intero messaggio. Perché non si limita a ricordare il fondatore di Forza Italia. Rivendica esplicitamente una continuità politica.

Una continuità che inevitabilmente riapre il dibattito sull'eredità del berlusconismo.

Quando Meloni afferma che quel percorso continua ancora oggi, a quale Italia si riferisce? All'Italia delle leggi ad personam? All'Italia delle infinite battaglie contro la magistratura? All'Italia del conflitto permanente tra potere politico, informazione e giustizia? Oppure all'Italia del rapporto privilegiato tra politica e grandi gruppi economici?

Sono interrogativi che il messaggio della premier lascia completamente aperti.

Del resto la storia politica di Berlusconi è stata segnata da un intreccio unico tra interessi imprenditoriali, controllo mediatico e attività politica. Un modello che per decenni ha diviso il Paese tra sostenitori e critici.

Quando Meloni parla di continuità, inevitabilmente richiama anche quel patrimonio politico, culturale e istituzionale. Non soltanto gli aspetti celebrativi che vengono ricordati nelle ricorrenze ufficiali.

Il paradosso delle ultime due giornate è dunque evidente.

Nel giorno dedicato a Berlinguer si è finito per parlare soprattutto di Almirante. Nel giorno dedicato a Berlusconi si è finito per parlare soprattutto della continuità del governo Meloni.

Più che commemorazioni, due operazioni politiche perfettamente coerenti con una strategia che punta a costruire una propria genealogia ideale: da Almirante a Berlusconi, passando per la destra di governo.

Resta però una domanda che i messaggi celebrativi non affrontano.

In che modo questa continuità politica abbia concretamente migliorato la vita degli italiani, rafforzato il pluralismo dell'informazione, ridotto i conflitti di interesse o aumentato la fiducia nelle istituzioni, è un capitolo che nei post commemorativi della presidente del Consiglio non compare.

E forse non è un caso.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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