Sanità, Schillaci rivendica i risultati del governo: dal caldo alle Case di Comunità, la sfida resta quella di salvare il Servizio sanitario nazionale
Dall’emergenza caldo alla riorganizzazione della medicina territoriale, passando per la lunga battaglia contro le liste d’attesa e la necessità di rendere più efficiente il sistema delle prestazioni sanitarie. È questo il quadro delineato dal ministro della Salute Orazio Schillaci durante la partecipazione alla trasmissione “Agorà Estate”, dove ha fatto il punto sulle principali sfide che attendono la sanità italiana e ha rivendicato i risultati ottenuti dal governo, in particolare sul fronte della prevenzione e dell’attuazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Al centro dell’intervento del ministro c’è stata soprattutto la trasformazione della medicina territoriale, indicata come uno dei passaggi decisivi per cambiare il volto del Servizio sanitario nazionale. Le Case di Comunità, secondo Schillaci, rappresentano lo strumento attraverso cui avvicinare l’assistenza ai cittadini, ridurre la pressione sui Pronto soccorso e costruire un modello più efficace per la gestione delle patologie croniche e delle fragilità.
Una sfida che arriva in un momento particolarmente delicato per la sanità pubblica italiana, chiamata a fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale, la crescita della domanda di cure e le profonde differenze territoriali che ancora caratterizzano il sistema sanitario nazionale.
Uno dei temi affrontati dal ministro è stato quello dell’emergenza climatica e delle ondate di calore che stanno interessando il Paese durante l’estate. Schillaci ha sottolineato come il Ministero della Salute abbia anticipato l’attivazione del sistema nazionale di prevenzione, con la pubblicazione dei bollettini sul caldo già dal mese di maggio e il rafforzamento del monitoraggio delle situazioni più critiche.
Secondo il ministro, il sistema italiano di allerta e sorveglianza ha ottenuto anche un riconoscimento internazionale.
“Lo scorso 6 luglio l’Organizzazione mondiale della sanità ha indicato l’Italia come uno dei Paesi migliori per quanto riguarda i sistemi di allerta, monitoraggio e sorveglianza contro il caldo”, ha spiegato Schillaci.
Un risultato che il ministro collega alla rete di strumenti messi in campo per proteggere soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, dagli anziani soli ai soggetti fragili con patologie croniche.
Tra le iniziative ricordate anche la diffusione di un decalogo distribuito nelle farmacie e negli studi dei medici di medicina generale, oltre all’attivazione di un numero verde dedicato all’emergenza caldo.
Le indicazioni restano quelle ormai note ma fondamentali per ridurre i rischi legati alle temperature estreme: bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, evitare di uscire nelle ore più calde, cercare ambienti climatizzati e prestare particolare attenzione alle persone anziane che vivono sole.
Il capitolo centrale dell’intervento del ministro ha riguardato però le Case di Comunità, definite da Schillaci “una vera e propria rivoluzione nella sanità pubblica italiana”.
Secondo i dati forniti dal ministro, sono oggi operative oltre 1.200 strutture, realizzate attraverso i finanziamenti del Pnrr, con il raggiungimento degli obiettivi previsti dal programma.
L’idea alla base del nuovo modello è quella di spostare una parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio, creando punti di riferimento dove il cittadino possa trovare una risposta più rapida e integrata ai propri bisogni sanitari.
All’interno delle Case di Comunità dovrebbero operare insieme diverse figure professionali: medici di medicina generale, specialisti, infermieri e altri operatori sanitari, con un approccio multidisciplinare destinato a garantire una presa in carico più completa dei pazienti.
Secondo Schillaci, il nuovo sistema consentirà di intervenire soprattutto sulle esigenze dei pazienti cronici e fragili, evitando accessi impropri ai Pronto soccorso e migliorando la continuità assistenziale.
Il ministro ha citato anche l’esperienza della Lombardia, dove alcune Case di Comunità sono state utilizzate durante le ondate di calore come “cold place”, ovvero spazi climatizzati dove accogliere e assistere le persone maggiormente colpite dagli effetti delle temperature elevate.
Una funzione che mostra come queste strutture possano assumere un ruolo più ampio rispetto alla semplice erogazione di prestazioni sanitarie, diventando veri presidi territoriali a disposizione della popolazione.
Un passaggio importante dell’intervento ha riguardato il rapporto con i medici di medicina generale. Schillaci ha rivendicato l’accordo nazionale raggiunto con la categoria, sottolineando che il coinvolgimento dei medici di famiglia rappresenta una condizione indispensabile per il successo della riforma.
“Non ho mai pensato che potesse esistere una struttura innovativa come le Case di Comunità senza i medici di medicina generale”, ha dichiarato il ministro.
L’obiettivo dell’intesa è quello di garantire una presenza organizzata dei medici di famiglia all’interno delle nuove strutture territoriali, almeno per una parte della loro attività, superando le differenze che finora hanno caratterizzato le diverse Regioni.
Un passaggio considerato decisivo perché il nuovo modello non rimanga soltanto un progetto infrastrutturale, ma diventi realmente operativo nella vita quotidiana dei cittadini.
La costruzione degli edifici, infatti, rappresenta soltanto una parte della sfida: il vero nodo resta quello di assicurare personale, organizzazione e integrazione tra i diversi livelli di assistenza.
Altro tema centrale è stato quello delle liste d’attesa, una delle criticità più evidenti della sanità italiana e uno dei principali motivi di insoddisfazione dei cittadini.
Schillaci ha spiegato che il governo ha scelto di intervenire attraverso un sistema di monitoraggio più trasparente, basato sulla raccolta e sull’analisi dei dati.
Secondo il ministro, il cambiamento principale è rappresentato dalla possibilità di avere oggi una fotografia oggettiva della situazione.
“Prima si parlava di singoli casi; oggi disponiamo di dati che fotografano la situazione regione per regione in piena trasparenza”, ha affermato.
Il riferimento è alla piattaforma realizzata da Agenas, che consente di monitorare l’andamento delle prestazioni e verificare i tempi di erogazione.
Schillaci ha sottolineato che nel primo quadrimestre del 2026 si sono registrati miglioramenti nell’erogazione delle prestazioni urgenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pur riconoscendo che la situazione resta ancora complessa e che il lavoro da fare è molto.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire uniformità nell’accesso alle cure, evitando che il diritto alla salute dipenda dalla Regione di residenza o dalle possibilità economiche del singolo cittadino.
Un richiamo diretto all’articolo 32 della Costituzione, che definisce la salute come un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
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Nella parte finale dell’intervento Schillaci ha affrontato il tema della prevenzione e dell’appropriatezza delle prestazioni, due elementi considerati fondamentali per la sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale.
Il ministro ha ribadito l’importanza degli investimenti nella prevenzione, ricordando come una diagnosi precoce possa ridurre il peso delle malattie e migliorare gli esiti delle cure.
Allo stesso tempo, però, ha evidenziato il problema rappresentato da una quota significativa di esami diagnostici prescritti senza una reale necessità clinica.
Secondo Schillaci, una maggiore attenzione all’appropriatezza permetterebbe di utilizzare meglio le risorse disponibili, ridurre gli sprechi e concentrare le prestazioni sui pazienti che ne hanno realmente bisogno.
Una questione particolarmente rilevante proprio alla luce del problema delle liste d’attesa: ogni prestazione non necessaria sottrae tempo e capacità operativa a chi invece attende una diagnosi o una cura indispensabile.
La linea indicata dal ministro punta quindi su un equilibrio tra maggiore offerta sanitaria, organizzazione più efficiente e uso responsabile delle risorse.
La vera partita per la sanità italiana, però, resta quella di trasformare gli annunci e i nuovi modelli organizzativi in servizi concreti e facilmente accessibili per i cittadini. Le Case di Comunità, il monitoraggio delle liste d’attesa e i programmi di prevenzione rappresentano gli strumenti indicati dal governo: la loro efficacia si misurerà sulla capacità di migliorare realmente la vita quotidiana dei pazienti e ridurre le distanze ancora esistenti tra territori diversi.