Il ruolo marginale dell'Europa e dell'Italia nella messinscena apparecchiata da Trump nel vertice di Washington con Zelensky e i leader UE
"La guerra finirà, non posso dire quando, ma finirà. Sono fiducioso che la risolveremo" - Donald J. Trump, 18 agosto 2025."E noi speriamo che nessuno, a Bruxelles o a Parigi, si metta di traverso sulla via della Pace".
Così hanno commentato, coloro che (ahi loro) albergano all'interno di Matteo Salvini, il vertice di lunedì che si è tenuto a Washington.
L'altro sottoposto alle dipendenze di Giorgia Meloni, Antonio Tajani, ha espresso invece preoccupazioni di natura pratica:
"Ginevra potrebbe essere la sede giusta, Italia è favorevole - ha dichiarato il ministro degli Esteri in relazione al possibile vertice tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky -. "Roma sarebbe stata anche una sede ideale, voluta da americani, ucraini e anche dagli altri, ma c'è il problema della Corte Penale internazionale, quindi sarebbe stato più complicato. Credo che la sede di Ginevra possa essere la sede migliore, l'Italia è favorevole, lo dirò anche oggi al ministro Cassis" (in realtà Ignazio Cassis è il presidente della Confederazione elvetica).
Come si può capire, Tajani conferma la natura del governo di cui fa parte, la cui principale preoccupazione è quella di non perseguire e non consegnare alla giustizia i criminali che si siano macchiati di delitti contro l'umanità... in pratica, delinquenti di prim'ordine.
Infine, per la premier Meloni, il vertice di ieri è stato un'ennesima occasione di autocelebrazione da promuovere tramite la propaganda di regime. Così ha pubblicato un video (pure in slow motion) per sottolineare il suo intervento (pubblicato sul sito del Governo), dove ha rimarcato il supposto ruolo decisivo dell'Italia nell'aver suggerito un "modello" che in reltà non esiste:
"Grazie mille Donald, signor Presidente, per averci ospitato oggi in questo importante incontro. Penso che sia un giorno importante, una nuova fase, dopo tre anni e mezzo in cui non abbiamo visto alcun segnale da parte russa che ci fosse una volontà di dialogo. Quindi, qualcosa sta cambiando, qualcosa è cambiato, grazie a te, grazie anche alla situazione di stallo sul campo di battaglia, ottenuta con il coraggio degli ucraini e con l'unità che tutti noi abbiamo fornito all'Ucraina. E il motivo per cui lo menziono è che dobbiamo anche ricordare che se vogliamo raggiungere la pace e se vogliamo garantire la giustizia, dobbiamo farlo uniti. Ecco perché quella di oggi è davvero un'ottima giornata. Potete ovviamente contare sull'Italia, come è stato fin dall'inizio; siamo dalla parte dell'Ucraina e sosteniamo con forza i tuoi sforzi per la pace.Parleremo di molti argomenti importanti. Il primo è quello delle garanzie di sicurezza, ovvero come assicurarsi che non accada di nuovo, che è il presupposto fondamentale per qualsiasi tipo di pace. Sono lieta che ne discuteremo, sono lieta che partiremo da una proposta, che è il modello dell'articolo 5, che era italiana all'inizio. Quindi, siamo sempre pronti a presentare le nostre proposte di pace e dialogo; è qualcosa che dobbiamo costruire insieme per garantire la pace e difendere la sicurezza delle nostre Nazioni. Dunque, grazie, signor Presidente, per averci ospitato".
La presidente del Consiglio si è poi distinta nel confessare quanto non ami parlare con i media nazionali. La prima ammissione l'ha fatto al presidente finlandese Stubb che si diceva stupito di come Trump abbia aperto le porte del vertice di Washington sulla guerra Russia-Ucraina ai giornalisti:
"Ma a lui piace", ha commentato Meloni. "Gli piace sempre. Io invece non voglio mai parlare con la stampa italiana".
Evviva la sincerità. Ma è comunque una non notizia, già lo sapevamo: Meloni, al massimo, accetta di rispondere alle domande degli scalzacani di Angelucci e Berlusconi (PierSilvio) che qualcuno si ostina a definire giornalisti. In seguito, alla conferenza stampa successiva, quanto Trump ha chiesto ai leader presenti se avessero voluto rispondere a qualche domanda, una terrorizzata Meloni ha bisbigliato all'orecchio del presidente Usa: "Penso sia meglio di no, siamo troppi e andremmo troppo lunghi".
E adesso riportiamo dei commenti "seri" in relazione al vertice di ieri che si è tenuto a Washington...
Angelo Bonelli, Verdi:"Dall'incontro di ieri sera a Washington tra Trump, Zelensky e i cosiddetti “volenterosi” è emerso con chiarezza che per il presidente americano la pace ha un prezzo: 90 miliardi di euro dall'Ucraina e un maxi acquisto di armi dagli Stati Uniti. Ora è evidente a cosa serve il riarmo: finanziare l'economia americana attraverso l'industria bellica.Mentre Trump mercifica la pace, Giorgia Meloni si sottrae al ruolo che i giornalisti hanno in una democrazia: quello di fare domande e chiedere conto delle scelte del governo. Come sua consuetudine, Meloni preferisce parlare da sola nei suoi video, come un'autocrate refrattaria al confronto con la stampa, che ha un ruolo fondamentale in ogni democrazia e nel frattempo avalla una proposta che ha il sapore dell'estorsione.La pace va perseguita anche attraverso compromessi, ma un punto deve essere chiaro: non può essere trasformata in un business. Per questo bisogna battersi per il disarmo e non per l'escalation militare che arricchisce pochi e condanna i popoli a nuovi conflitti".
Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana: "Trump non ha cambiato affatto idea.Se ora è disposto a fare da garante per l'Ucraina è solo perché è passato all'incasso. Con le terre rare, con i dazi e con l'aumento delle spese militari dei paesi NATO, prima al 3,5% e poi fino al 5%. Con la vendita del gas americano e delle armi per la difesa dell'Ucraina. E così a pagare saranno sempre i cittadini europei, con le loro tasse e rinunciando a servizi e diritti.E d'altra parte Trump non ha nemmeno cambiato idea sui suoi rapporti con Putin. Non lo vede infatti come un pericolo per la pace e la democrazia, ma come un possibile socio. E quindi sorrisi, tappeti rossi, strette di mano. Ma soprattutto, il presidente USA diventa il megafono di un autocrate. Forse per stima, forse per convenienza, forse per abituarsi al ruolo, chissà…Infine, Trump continua a mostrare il massimo disinteresse se non disprezzo per il diritto e le istituzioni internazionali nate dalla tragedia della seconda guerra mondiale.Nel frattempo la voce dell'Europa è assente. Dopo aver scommesso tutto sulle armi e la vittoria militare si trova con un pugno di mosche in una mano, e nell'altra il conto da pagare.E Meloni, che dovrebbe rappresentare gli interessi dell'Italia? Rimane al suo posto, in silenzio, sempre pronta a sostenere Trump e ad eseguire ogni direttiva. È così in confidenza con il suo amichetto Trump che si lascia persino andare e afferma che lei non vuole mai parlare con la stampa ed è meglio non ricevere domande. Questa è l'idea che ha Meloni della democrazia. Tutti buoni e zitti, mentre lei riverisce il capo di turno per fare bella figura. Altro che patrioti..."
Laura Boldrini, Partito Democratico: "Ogni tentativo di arrivare alla pace tra Mosca e Kiev va sostenuto tenendo ben presente che deve essere una pace giusta per l'Ucraina e non un regalo a Putin.Si arriva a parlare di pace solo oggi consegnando il ruolo di mediatore a Trump che, come abbiamo visto nel bilaterale in Alaska, è pronto a cedere alle condizioni di Putin perché è più interessato ai suoi affari e a dire che la pace è merito suo che non ad offrire garanzie all'Ucraina che è il paese aggredito.Per questo la mediazione sarebbe dovuta essere, fin dall'inizio, appannaggio dell'Ue nata come progetto di pace. Invece Bruxelles si è limitata a mandare armi senza una linea politica che aprisse un concreto tavolo di trattative per la pace. Adesso l'Ue abbia un ruolo più attivo e decisivo".
Gianni Cuperlo, Partito Democratico: "Da giovane ho avuto una fortuna, è stato nel primo anno dell'università a Bologna quando ho frequentato un corso di “Istituzioni di regia”. Lo teneva Luigi Squarzina, grande intellettuale e uomo di teatro. Quell'anno dirigeva lo stabile di Roma (l'Argentina) e metteva in scena un testo ritenuto a torto “minore“ di George Bernard Shaw. Il titolo era “Casa cuorinfranto”, una metafora della guerra scritta a ridosso del primo conflitto mondiale, l'inutile strage secondo la formula di Benedetto XV.Fu nelle prime lezioni che ci spiegò l'importanza della gestualità dell'attore sulla scena, l'esempio era quello di uno dei personaggi della pièce, si chiamava Duncan e la presentazione dell'autore lo definiva semplicemente un “capitalista”. Pertanto, ci spiegava Squarzina, doveva interpretare nei movimenti l'anima di quella natura, voleva dire gesti imperiosi, nessuna incertezza per trasmettere l'approccio deciso e decisionista dell'uomo di potere. La stessa cura, le note di regia dovevano consegnare ai movimenti degli attori sulla scena, alla relazione fisica che si determinava in una sorta di gerarchia dello spazio.Tutto questo mi è tornato a mente (e perdonate la digressione) vedendo stamane l'immagine veicolata dagli uffici della Casa Bianca e che trovate qui sotto. Si vede lui (il “nostro” Duncan) piazzato dietro la scrivania presidenziale, e gli altri, tutti gli altri, seduti a semicerchio in una rappresentazione teatrale (nel senso di scenica) dell'udienza concessa dal Sovrano ai sudditi.Non che sia questo l'aspetto fondamentale degli incontri di ieri. Personalmente, vorrei sperare come ognuno di voi in una fine dei bombardamenti e nell'apertura di uno spiraglio per una pace figlia inevitabilmente anche di una trattativa territoriale, ma respingendo l'idea di una capitolazione del paese invaso militarmente.Rimane, però, l'impressione di quella istantanea a certificare la pochezza di un'Europa tuttora incapace, mentre la guerra la scuote dall'interno, di esprimersi con una voce sola e di far pesare il ruolo che potrebbe avere e le scelte che potrebbe compiere. La conseguenza è presentarsi al rapporto confidando nella benevolenza del Re. Triste, solitario y final."