Esteri

Trump dimentica Von Clausewitz: dall’Iran al Belgio, la realtà si ribella alla propaganda

Giorni fa il Mondiale 2026 viveva una delle pagine più buie della storia del calcio, trasformandosi in un caso politico globale che ha rischiato di minare l’integrità stessa dello sport.
Il protagonista, come al solito, è Donald "Hulk" Trump, che proprio non ci sta a comprendere  che "la scintilla emotiva che si accende prima dello scontro determina l'assoluta vulnerabilità del comandante. Chi provoca l'ira del nemico senza avere una forza schiacciante firma la propria condanna." (Carl von Clausewitz)

Non l'aveva capito con l'Iran a febbraio scorso e oggi, a luglio, ancora non sembra aver metabolizzato questo semplice concetto fondamentale in guerra e diplomazia, che risale fino ai tempi di Sun Tzu.

Tutto è iniziato con lo scandalo Folarin Balogun, l'attaccante statunitense espulso per un brutto fallo durante la sfida contro la Bosnia. Nonostante il regolamento prevedesse la squalifica automatica, la FIFA ha preso una decisione senza precedenti nella storia moderna della Coppa del Mondo, congelando il cartellino rosso per un "periodo di prova" di un anno e permettendo al giocatore di scendere in campo negli ottavi di finale contro il Belgio.

Dietro questo clamoroso favoritismo per la nazionale ospitante è emersa subito l'ombra della Casa Bianca: il Presidente Donald Trump ha ammesso pressioni dirette sul numero uno della FIFA, Gianni Infantino, per "rettificare una grande ingiustizia".

La risposta europea contro l'ennesimo diktat della Casa Bianca è stata immediata e durissima: la UEFA è scesa in campo accusando apertamente la FIFA di aver "superato una linea rossa" con un provvedimento definito "inedito, incomprensibile e ingiustificabile".  Contemporaneamente, la Federazione belga (RBFA) e le altre federazioni europee prendevano posizione, ma la vera giustizia andava fatta sul terreno di gioco di Seattle.

Dunque, il Belgio ha risposto sul campo sfoderando una prestazione monumentale: i Diavoli Rossi hanno letteralmente surclassato gli Stati Uniti.
A finalizzare la netta superiorità europea ci ha pensato il solito travolgente Romelu Lukaku, che ha firmato il definitivo e roboante 4-1 con cui il Belgio ha eliminato i padroni di casa, mentre Balogun è rimasto un fantasma per tutta la partita.
Il campo ha emesso la sentenza: i favoritismi politici si sono schiantati contro il talento e l'orgoglio del calcio europeo.

Ritornando al caso politico globale scatenato dal solito Trump, l'interferenza politica a favore degli Stati Uniti, sia sul fronte geopolitico iraniano che su quello sportivo del Mondiale 2026, dimostra come la Casa Bianca stia sistematicamente ignorando la lezione fondamentale del generale prussiano Carl von Clausewitz.

L'illusione di poter piegare ogni dinamica alla pura retorica e alla pressione diplomatica si è schiantata due volte nel giro di pochi mesi.

Nel Golfo Persico, Trump ha celebrato l'armistizio come una vittoria personale e un successo della sua dottrina della "massima pressione". Tuttavia, Clausewitz insegnava che l'azione militare deve servire a un obiettivo politico chiaro e duraturo.
Lo stallo a Hormuz e la distruzione delle capacità navali iraniane non hanno risolto il problema politico di fondo, lasciando gli Stati Uniti strategicamente monchi e costretti a dipendere dai cacciamine degli alleati europei per rendere sicuro lo stretto.

La "sindrome di dimenticanza" di Clausewitz ha raggiunto il suo apice grottesco sul terreno di gioco del Mondiale. Convinto che il potere politico potesse determinare l'esito di una competizione, Trump ha esercitato pressioni dirette sulla FIFA per revocare la squalifica di Folarin Balogun, convinto che bastasse cambiare le regole sulla carta per vincere la partita.
La risposta del Belgio è stata la perfetta applicazione della "frizione" clausewitziana: la realtà calpestata si ribella sempre: "l'arte della guerra esige che all'atto del combattimento si sia dominanti o superiori nel punto decisivo, per quanto sta in noi.”

Una vera e propria disfatta per l'ottuagenario inquilino della Casa Bianca e, come c'era da aspettarsi, non è mancata la beffa social.
Ad esempio, il post dei Red Devils belgi, un secco "Overturn this" ("Revocate questo"), è diventato il manifesto del trionfo dello sport sulla propaganda di Washington.

Persino Teheran ha colto l'occasione per deridere il Presidente americano, pubblicando sul sito ufficiale della federazione la schermata del pesante ko statunitense accompagnata dal messaggio: "Ora tutto il mondo balla per la umiliante sconfitta della politica contro il calcio".

La domanda del giorno è: riuscirà Donald Trump, almeno alla veneranda età di 80 anni, ad imparare che “il conducente esperto di truppe muove il nemico e non è mosso da lui", come ci ha insegnato Sun Tzu oltre 2.500 anni fa, ma lui a quanto pare ancora non lo sa?

Autore scienzenews
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