Quando si parla di demenza si pensa spesso a una malattia dell'età avanzata, ma in una piccola percentuale di casi i sintomi possono comparire prima dei 65 anni. Questa condizione è definita demenza a esordio precoce (young-onset dementia) e richiede un percorso diagnostico accurato, poiché può essere confusa con depressione, stress, burnout o altri disturbi neurologici e psichiatrici.

I primi segnali possono svilupparsi lentamente e comprendono difficoltà nel ricordare informazioni recenti, problemi nel pianificare attività quotidiane, alterazioni del linguaggio, riduzione della capacità di concentrazione, disorientamento anche in luoghi familiari, cambiamenti del comportamento, perdita dell'empatia, impulsività o difficoltà nello svolgere il proprio lavoro. Nelle forme precoci possono essere particolarmente evidenti i disturbi del linguaggio, della personalità e delle funzioni esecutive, più che la semplice perdita di memoria.

La diagnosi precoce è fondamentale perché consente di individuare eventuali cause trattabili, pianificare tempestivamente il percorso assistenziale e, nei pazienti idonei con malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali, valutare l'accesso alle nuove terapie che possono rallentare la progressione della malattia.

L'iter diagnostico comprende una visita neurologica o geriatrica, un'approfondita raccolta della storia clinica anche con i familiari, test neuropsicologici, esami del sangue (tra cui vitamina B12, folati, funzionalità tiroidea, glicemia, funzionalità epatica e renale), oltre a risonanza magnetica cerebrale o TAC. Nei centri specializzati possono essere richiesti PET cerebrale, analisi del liquido cerebrospinale per la ricerca dei biomarcatori dell'Alzheimer e, sempre più frequentemente, innovativi esami del sangue per i biomarcatori della beta-amiloide e della proteina tau, che stanno mostrando risultati promettenti per una diagnosi sempre più anticipata.

Un elemento essenziale è la diagnosi differenziale, indispensabile per distinguere la demenza da altre patologie che possono provocare sintomi simili. Tra queste rientrano depressione maggiore, disturbi d'ansia, delirium, disturbi del sonno, carenza di vitamina B12, ipotiroidismo, effetti indesiderati di farmaci, abuso di alcol, idrocefalo normoteso, ictus, tumori cerebrali, infezioni del sistema nervoso centrale, malattia di Parkinson e altre patologie neurodegenerative. In molti casi il trattamento della causa sottostante può determinare un miglioramento delle funzioni cognitive.

La ricerca scientifica continua a evolversi. Oltre ai farmaci anti-amiloide disponibili per pazienti selezionati con Alzheimer nelle fasi iniziali, sono in corso studi su terapie dirette contro la proteina tau, nuovi biomarcatori ematici e sistemi di intelligenza artificiale applicati alla diagnostica, con l'obiettivo di identificare la malattia molti anni prima della comparsa dei sintomi più gravi.

Parallelamente, numerose evidenze confermano che controllare pressione arteriosa, diabete e colesterolo, seguire una dieta mediterranea, praticare attività fisica regolare, mantenere una buona qualità del sonno, evitare il fumo e conservare una vita socialmente e cognitivamente attiva può contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo.

Non esistono invece cure miracolose, integratori o rimedi naturali in grado di guarire la demenza. Le informazioni affidabili provengono esclusivamente dalla ricerca scientifica e dalle linee guida delle società neurologiche internazionali, che raccomandano di rivolgersi tempestivamente a uno specialista ai primi sintomi sospetti.