Decine di migliaia, sabato, le persone in piazza a Milano per difendere il Leoncavallo e discutere il futuro della città
Tantissime le persone che sabato hanno partecipato al corteo in difesa del Leoncavallo, storico centro sociale milanese, sgomberato lo scorso 21 agosto. La manifestazione, aperta da uno striscione con scritto “Giù le mani dalla città”, è partita poco prima delle 15 da Porta Venezia ed è arrivata intorno alle 18 in piazza Duomo. La mobilitazione, sebbene nata dallo sgombero del Leoncavallo, ha affrontato temi più ampi, tra cui il futuro della città e la necessità di spazi aggregativi.
La giornata era iniziata già alle 12:30, con un corteo dei centri sociali partito dalla piazza antistante la Stazione Centrale, che ha simbolicamente occupato il cantiere del Pirellino, in via Melchiorre Gioia. Sul cantiere stava lavorando Coima, guidata da Manfredi Catella, tra i principali coinvolti nella maxi-inchiesta sull'urbanistica a Milano. Catella ha risposto al blitz definendo le azioni dei manifestanti “violente e illegali” e ha sottolineato che la città dovrà decidere se questo è il modello di Milano che desidera.
Il corteo principale ha visto in testa i militanti del Leonka, seguiti dagli anarchici del Ponte della Ghisolfa. Presenti anche numerose sigle associative, nazionali e locali, tra cui “Non una di Meno”, i “No Ponte”, numerose bandiere della Palestina, la Cgil e l'Anpi. Alcuni momenti di tensione si sono verificati lungo il percorso verso la Prefettura, quando alcuni manifestanti hanno lanciato petardi e uova contro le forze dell'ordine, ma la situazione è rapidamente tornata sotto controllo.
Daniele Farina, storico portavoce del Leoncavallo, ha rivolto un appello agli “imprenditori illuminati” affinché contribuiscano all'acquisto della sede di via Watteau, ora tornata di proprietà della famiglia Cabassi. “Il corteo ha tantissime anime — ha spiegato Farina — e non è solo una protesta contro lo sfratto, ma apre finalmente una discussione sul modello Milano e sulla città che verrà”. Marina Boer, presidente dell'associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo, ha sottolineato che la manifestazione vuole ribadire la necessità di spazi collettivi in città e ottenere risposte dall'esterno.
In piazza erano presenti anche figure politiche come Piefrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Regione, e Alessandro Capelli, segretario del Pd milanese, che hanno spiegato di voler sostenere la mobilitazione senza imporre simboli di partito. Nicola Fratoianni di Avs ha definito lo sgombero “politicamente un crimine” e ha ribadito la natura politica della questione.
Tra i manifestanti, numerosi cittadini comuni hanno sfilato insieme a una delegazione di artisti, tra cui Claudio Bisio, Renato Sarti, Enzo Catania e Paolo Rossi, che hanno aperto il corteo reggendo uno striscione giallo con scritto “Comedians”.
La mobilitazione di oggi, quindi, non si limita alla difesa di un singolo spazio, ma riflette un dibattito più ampio sulla città, sui suoi spazi pubblici e sulle modalità di gestione delle comunità urbane.
Un'ultima considerazione. Quando il governo (post) fascista di Giorgia Meloni ordinerà al subordinato Piantedosi Matteo di sgomberare a Roma lo stabile occupato dai neofascisti di CasaPound?