Politica

“Questi” Politici (di destra-centro-sinistra) ci hanno talmente istupiditi da renderci ovvie la cronica mancanza di soldi e la conseguente sistematica scrollatura del bancomat di Bruxelles.

E’ successo il 9 aprile, quando il Premier Giorgia Meloni ha lanciato in Parlamento la caccia ai soldi con “l’informativa al Parlamento sull'azione del Governo”: “vi sfido sulla politica, sulla vera politica - vi sfido a un dibattito nel merito delle risorse, dove prenderle e dove metterle. Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha. Perché lo scenario che abbiamo di fronte non consente più a nessuno di cavarsela dicendo che è tutta colpa della Meloni. Finanche l’aumento mondiale del prezzo del petrolio”. Ed ha annunciato “il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. Riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato”. Ovvia la risposta della Segretaria del maggior Partito di opposizione Elly Schlein: come possiamo trovare soldi (senza scrollare il bancomat di Bruxelles) se non siamo riusciti e non riuscite neanche a trovare soldi per attuare la Costituzione?Articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro. La vostra è fondata sul lavoro povero e sul lavoro precario, e continuate a negare il salario minimo a 4 milioni di lavoratrici e lavoratori che sono poveri anche se hanno un lavoro. L'articolo 32 garantisce il diritto alla salute, ma nel 2023, gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati. Guardate che abbiamo un articolo 34 che parla del diritto alla scuola, ma anche lì taglia la scuola, taglia l'università pubblica anziché pagare meglio gli insegnanti, anziché rendere gratuiti i libri di testo e il trasporto pubblico per gli studenti, anziché introdurre l'educazione sessuale e affettiva obbligatoria in ogni ciclo scolastico. L'articolo 9 promuove la cultura e la ricerca, voi l'avete reso un terreno di caccia per poltrone su cui piazzare i fedelissimi. C'è l'articolo 3 che parla di eguaglianza mentre avete abbandonato il Sud togliendo fondi alle infrastrutture, negando il supporto al reddito, negando il salario minimo”.

                  E’ successo anche il 30 aprile, quando il Parlamento ha approvato il Dfp senza margini di manovra perché era stato fallito l’obiettivo del deficit al 3% ed ha incaricato il Governo di dare la caccia ai soldi in Commissione europea sfruttando la "flessibilità" del quadro della governance europea e proponendo una tassa europea sugli extraprofitti. Ovvio il Comunicato Mef del 4 maggio: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha incontrato il commissario europeo per l’economia, Valdis Dombrovskis, aprendo così il dibattito sui rimedi alle conseguenze negative della crisi in Medio Oriente in rispetto del mandato del parlamento italiano che lo scorso 30 aprile ha approvato la risoluzione al DFP.

Succede il 16 maggio, quando il Premier Giorgia Meloni, all’Europa Gulf Forum di Navarino - in Grecia, si accorge che non si neutralizzano i danni (che non sono solo mancanza di petrolio) da chiusura dello Stretto di Hormuz con gli incontri-i tavoli-le dichiarazioni congiunte. Non basta dichiarare che “Hormuz deve riaprire senza pedaggi e restrizioni”, inviare a Gibuti i due cacciamine Rimini e Crotone e dichiarare “iniziative congiunte volte a prevenire che l’attuale situazione in Medio Oriente porti a una crisi migratoria simile a quella vissuta nel 2015”. Non basta annunciare il nucleare (un obiettivo che necessita di anni di studio e di pianificazione), avere reso operative le comunità energetiche (impantanate nella burocrazia) ed impegnarsi a creare le condizioni per sostenere il fabbisogno italiano con un mix energetico nazionale che punti a ottimizzare le fonti tradizionali, non trascurando le rinnovabili. Il 14 maggio, l’ing. Virginia Pascale, presidente della commissione Efficienza energetica dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano, spiega che servono soldi e tempo perché "il primo step è sempre quello di ridurre drasticamente la domanda di energia termica dei fabbricati, attraverso la riduzione dei fabbisogni, quindi la coibentazione dell'involucro edilizio e l'efficientamento degli impianti, che possibilmente devono essere dotati anche di sistemi di automazione e controllo. A valle di tutto questo, il fabbisogno residuo può essere coperto da una produzione distribuita da fonti rinnovabili grazie a impianti installati direttamente in loco, sui fabbricati". Servono soldi subito perché il drastico aumento della bolletta energetica - il tabellone dei prezzi di benzina-gasolio esposti nelle stazioni di servizio (il Governo spende già un miliardo al mese per calmierare le accise) e gli effetti su inflazione e rendimenti dei titoli di Stato rischiano di fare saltare anche la stabilità di Governo. Ovviamente, il 17 maggio, il Premier Meloni scrive alla “cara Ursula” chiedendo una nuova carta (ad utilizzo non controllato) per il bancomat di Bruxelles. “Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l'attivazione della National Escape Clause, allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea. E, in particolare, che lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche. Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l'Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l'economia reale. L'Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti. In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il Governo italiano spiegare all'opinione pubblica un eventuale ricorso al programma SAFE alle condizioni attualmente previste". Il 18 maggio, la Commissione Ue risponde: non vi bastano 95 miliardi (ad utilizzo controllato) immediatamente disponibili? Secondo la Commissione, la priorità immediata resta l’utilizzo delle risorse europee già disponibili. Il portavoce per gli Affari economici Balazs Ujvari ha ricordato che nell’ambito di strumenti come il programma NextGenerationEU, i fondi di coesione e il Fondo per la modernizzazione sono già stati stanziati circa 300 mdi per investimenti energetici, dei quali circa 95 non sarebbero ancora stati utilizzati”. Il 19 maggio, il Commissario europeo Valdis Dombrovskis, a margine del G7 a Parigi, spiega che stiamo anche valutando la richiesta dell'Italia sulla deroga del Patto di stabilità in materia di energia. Il Ministro dell’economia Giorgetti, con riferimento alla deroga dal Patto, aggiunge: “è una cosa complessa ma non ci sono pregiudizi. Ci sono varie forme, varie modalità, varie possibilità e le stiamo esplorando tutte con grande tranquillità ma anche con la consapevolezza che è giusto intervenire”.

E il rinnovo dello sconto delle accise in scadenza il 22 maggio alla vigilia dello sciopero proclamato dagli autotrasportatori dal 25 al 29 maggio? Il nodo di fondo resta sempre quello delle risorse limitate. La capacità di spesa resta condizionata dall'elevato debito pubblico e dall'incertezza sulla reale durata del conflitto in Iran, che va avanti ormai da quasi tre mesi. Un provvedimento più ampio in materia di caro energia potrebbe essere messo a terra dal Governo qualora l'interlocuzione in corso con la Ue sulla richiesta di maggiore flessibilità per le spese sul caro energia portassero ad un esito positivo.

                E la ruberia continuativa all’erario di 100 miliardi all’anno stimata, peraltro in misura riduttiva, dall’Istat e comunicata ogni anno a Bruxelles che è la vera causa della cronica mancanza di soldi ed impone ai contribuenti, soprattutto se con unico reddito tassato alla fonte, di fornire i soldi che il Bancomat di Bruxelles non eroga e di sostenere i “vulnerabili”? Se ne ricorda solo la Commissione europea quando il Governo bussa al bancomat di Bruxelles. Emblematico che nel 2021 condizioni l’elargizione dei fondi ad un programma di riforme (Pnrr - Piano nazionale di ripresa e resilienza) che comprenda anche la riforma che chiude la stagione dell’impunita ruberia all’erario ritenuta da sempre accettabile dalla seconda Repubblica ma evidentemente inaccettabile per il finanziatore Commissione europea (evidentemente intollerabile dare complessivamente 191,5 miliardi, di cui 68,9 in sovvenzioni-a fondo perduto, in 6 anni ad un Paese che, nello stesso periodo, presenta report in cui attesta ufficialmente che se ne lascia fregare almeno 600). Altrettanto emblematico che nella prima versione del Pnrr presentata al Parlamento il 25.4.2021, il contrasto all’evasione fiscale venga richiamato genericamente nel paragrafo dedicato alla Riforma fiscale mentre nel testo definitivo inviato alla Commissione europea del 6.5.2021 diventi una priorità (evidentemente pretesa dalla Commissione) e diventi oggetto di una specifica riforma (Riforma riduzione tax gap). Evidentemente inopportuna la richiesta nel 2026 di un’immediata manciata di miliardi che la Riforma riduzione tax gap avrebbe dovuto già garantire (rende fondato il sospetto della Commissione europea che il Premier Giorgia Meloni, dopo avere incassato le ultime due rate del Pnrr, debba bussare al bancomat di Bruxelles per incominciare a restituire i fondi Pnrr ricevuti in prestito) ma obbligata se nessun Politico lancia l’ideona di andare a vedere perché l’impianto di controllo non riesce ad impedire una ruberia all’erario di 100 miliardi all’anno.

Autore albefederico
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