"Investire nella Ricerca è responsabilità di medio-lungo termine perché la Ricerca è un moltiplicatore, sociale ed economico, che agisce su vasta scala.Esemplari i risultati prodotti dal Next Generation dell’Unione europea che, tradotto nei piani nazionali, ha contribuito, e molto, in questi anni, a far crescere tanti giovani Ricercatori che oggi pongono a disposizione un patrimonio di sapere e di esperienze: un patrimonio che non può andare disperso con l’esaurirsi delle fonti straordinarie di sostegno.Alla base - come dovere delle istituzioni e nelle attese degli italiani – si colloca il diritto alla salute, che la nostra Costituzione definisce diritto universale.Le innovazioni che recano giovamento alla vita delle persone devono avere una positiva ricaduta sull’intero sistema del Servizio sanitario nazionale, che si trova alle prese con l’invecchiamento della popolazione, con i prezzi dei farmaci salvavita, con le carenze di personale medico e infermieristico, insomma con difficoltà che rappresentano ostacoli al pieno raggiungimento di uno dei traguardi più importanti della vita della Repubblica.I Giorni della Ricerca sono giorni di riflessione, sono giorni operosi, dominati da sentimenti condivisi: una risorsa dell’intera società. Per poter essere “liberi dal cancro” ed esercitare, così, il diritto al futuro.Auguro che l’impresa di AIRC divenga sempre più solida, più forte, più ampia per incoraggiare gli sforzi dei ricercatori".

Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concluso oggi il suo intervento in occasione della cerimonia di celebrazione, tenutasi al Quirinale, de "I Giorni della Ricerca", iniziativa promossa dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro AIRC.

Le parole del Presidente della Repubblica richiamano un principio fondamentale: la salute non è una concessione, ma un diritto costituzionale. Tuttavia, i dati contenuti nei documenti economici del governo Meloni raccontano un'altra storia: l’Italia è l’unico grande Paese europeo che riduce strutturalmente la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL, violando di fatto lo spirito dell’articolo 32 della Costituzione.

Meloni pretende di far credere di aver aumentato la spesa sanitaria, ma lo fa solo in termini assoluti e nominali (cioè in miliardi di euro non corretti per inflazione e crescita economica), evitando scientemente l'unico dato che conta: la percentuale sul Prodotto Interno Lordo.

Ecco i dati ufficiali del Documento di Economia e Finanza (DEF):

Spesa sanitaria in % sul PIL:

  • 2020 (pandemia) 7,4%
  • 2022 (prima di Meloni) 6,8%
  • 2024 6,3%
  • 2025 (previsto) 6,2%
  • 2026 (previsto) 6,1%
  • 2027 (previsto) 6,0%

Questo significa che, nonostante l’aumento di PIL e inflazione, la quota destinata alla salute diminuisce ogni anno: è un definanziamento programmato e consapevole.

Mentre in Europa...

Spesa sanitaria % PIL (2024):

  • Germania 10,9%
  • Francia 10,3%
  • Paesi Bassi 9,9%
  • Media UE 8,1%

L’Italia è terzultima in Europa per investimento sanitario pubblico e l’unica a prevedere un calo nei prossimi tre anni.

Quali sono gli effetti reali di questa "truffa" a danno degli italiani? Il privato ingrassa (leggi Angelucci che finanzia i media propagandistici che esaltano le nefandezze quotidiane di Meloni), mentre i cittadini rinunciano alle cure:

  • Oltre 4 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato o rimandato cure per motivi economici (dati Censis).
  • La spesa sanitaria privata ha superato i 41 miliardi di euro, con un incremento del +13% rispetto al 2019.
  • Le liste d’attesa per visite specialistiche hanno superato i 15 mesi in diverse regioni.
  • Il numero di medici nel servizio pubblico è in calo per pensionamenti non sostituiti.

Questo è ciò che "urla" Giorgia Meloni:"Abbiamo stanziato più fondi per la sanità di qualsiasi governo precedente".Questo è vero solo in termini nominali, ma è fuorviante: se l'economia cresce e l'inflazione aumenta, mantenere stabile o ridurre la percentuale di spesa sul PIL significa tagliare risorse reali al sistema sanitario. È come dire di "aumentare lo stipendio" di 10 euro mentre l’affitto cresce di 100! In pratica è una truffa... dimostrata anche dalla stessa Meloni, il cui governo nei mesi scorsi ha abbozzato una inutile misura per far fronte alle richieste di esami clinici che, in alcune regioni, hanno delle liste di attesa di oltre un anno, mentre dove la sanità funziona (!!!) le liste di attesa sono di 4-5 mesi (!!!). 

Tutto questo, nonostante l'OMS abbia avvertito l'Italia sul rischio di "arretramento dell'universalismo sanitario", nonostante la commissione UE, nel Country Report 2025, abbia richiamato l'Italia per "insufficienza di risorse strutturali destinate alla sanità pubblica".

Mentre il Presidente Mattarella ricorda che la salute è un "diritto universale", il governo in carica, il governo di Giorgia Meloni, sta muovendosi nella direzione opposta: trasformare un diritto in un servizio a pagamento, con un sistema pubblico progressivamente indebolito e un settore privato sempre più dominante.

Questa non è un'opinione politica: è l'impatto diretto di una scelta contabile precisa. La sanità viene ridotta in termini di impegno nazionale, e questo significa una cosa sola: meno salute per i cittadini, più profitto per il mercato privato

Ma le priorità di Giorgia Meloni sono ben altre. Infatti, mentre la sanità pubblica viene consapevolmente lasciata andare lentamente al collasso, la premier stringe la mano a Viktor Orbán, leader noto per le politiche autoritarie e xenofobe in Ungheria, e inviato messaggi di congratulazioni a Javier Milei, il “libertario radicale” argentino con evidenti problemi di salute mentale e chiari legami con ideologie neofasciste. 

Così, quando andate a prenotare un esame e vi dicono che potrete effettuarlo tra 9 o 12 mesi, sapete chi dover ringraziare.