Oggi l'Europa ha cancellato il diritto d'asilo
Da oggi la cancellazione del diritto d'asilo non è più una possibilità: è un fatto compiuto. Il Parlamento europeo ha sancito una nuova alleanza tra centro e nazi-fascisti che segna una svolta storica e inquietante. Una svolta che passa per respingimenti, deportazioni di massa, esternalizzazione delle frontiere e smantellamento sistematico delle garanzie fondamentali.
È passata la linea dei "paesi terzi sicuri" e dei "paesi d'origine sicuri": una semplificazione brutale e ideologica che tradisce la natura stessa del diritto d'asilo, che è soggettivo e individuale. Un Paese può essere sicuro per qualcuno e pericoloso per altri. Ridurre tutto a liste amministrative significa trasformare la protezione internazionale in una pratica burocratica di esclusione.
Passa la linea dei centri in Albania, in Rwanda e chissà dove ancora. Passa la logica delle deportazioni fuori dai confini europei. Passa un modello già visto altrove – dall'Australia a Israele – basato su una selezione razziale delle migrazioni e sulla criminalizzazione della povertà e della fuga.
In questo scenario, fanno ancora più rumore quei pochi deputati seduti nei banchi della sinistra che hanno votato a favore di queste misure. Una scelta politica che pesa come una responsabilità storica. Non è mediazione: è complicità.
Il tutto avviene mentre la cronaca racconta l'ennesimo naufragio con 53 dispersi, tra cui due bambini. A una settimana dalla più grande strage di migranti nel Mediterraneo, con almeno mille morti durante il ciclone Harry, passata nella quasi totale indifferenza. Mentre il mare continua a inghiottire vite, l'Europa decide di blindarsi.
L'Unione europea affonda così uno dei diritti fondativi su cui era nata dopo la Seconda guerra mondiale. Un continente che aveva conosciuto milioni di profughi e promesso “mai più”, oggi tradisce quella promessa. Il fascismo, oggi, non è solo un regime politico: è una deriva. È lo spostamento continuo dell'asticella dei diritti sempre più a destra, sempre più in basso.
Le politiche adottate non servono a limitare le partenze, non regolano i flussi, non impediscono i morti in mare, non fermano l'arrivo di barche cariche di persone in fuga da guerre, dittature e miseria. Servono solo a rendere più fragili le democrazie europee e a smantellare uno dei diritti fondamentali riconosciuti anche dalla Costituzione italiana: il diritto d'asilo.
Si costruisce un'Europa-fortezza che tradisce la propria identità, che parla di “blocchi navali”, che considera richiedenti asilo e rifugiati come nemici, come minacce alla sicurezza. Invece di creare corridoi umanitari, canali legali di ingresso, politiche serie di accoglienza e integrazione, si sceglie la chiusura, la paura, la delega della violenza.
È una pagina tra le più tristi della storia europea recente.
Di fronte a tutto questo, la disobbedienza civile non è più una scelta etica opzionale: diventa una necessità. Per restare umani.