Groenlandia... Lega esulta, Meloni spiega: i sovranisti "de noantri" si inchinano di fronte al padrone Trump
Questa è stata l'allucinante dichiarazione della Lega sui dazi annunciati da Trump contro otto Paesi europei rei di aver avuto l'ardire - secondo Washington - di mandare alcuni militari in Groenlandia:
"Altri dazi di Trump? La smania di annunciare l'invio di truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti. Bene per l'Italia essersi chiamati fuori da questo bellicismo, parolaio e dannoso".
Più prudente, ma sulla stessa linea, le parole da Seul della premier Meloni, dopo aver parlato con lo stesso presidente USA:
"Volevo dirvi che la previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle Nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia secondo me è un errore e ovviamente non la condivido. Condivido l'attenzione che la Presidenza americana attribuisce, come vi ho detto molte volte, alla Groenlandia e in generale all'Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili, ma credo che in questo senso andasse letta la volontà di alcuni Paesi europei di inviare le truppe, di partecipare a una maggiore sicurezza. Non nel senso di un'iniziativa fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori. Chiaramente mi pare che su questo ci sia stato un problema di comprensione e di comunicazione. Per quello che mi riguarda, continuo a insistere sul ruolo della Nato. È la Nato il luogo nel quale noi dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili in un territorio che è chiaramente strategico. E credo che il fatto che la Nato abbia cominciato a lavorare su questo sia una buona iniziativa. E a maggior ragione per questo, perché la Nato ha cominciato a fare questo lavoro, credo che sia un errore oggi imporre nuove sanzioni. Credo che sia necessario invece riprendere su questo il dialogo, evitare una escalation da questo punto di vista, ed è quello su cui sto lavorando. Ho sentito Donald Trump qualche ora fa, al quale ho detto quello che penso, e ho sentito il Segretario generale della Nato che mi conferma un lavoro che la Nato sta iniziando a fare da questo punto di vista. Chiaramente nel corso della giornata sentirò anche i leader europei. È convocata credo una riunione a livello, per ora, di Coreper dell'Unione europea, ma io credo che in questa fase sia molto importante parlarsi e che sia molto importante evitare una escalation, perché si può lavorare insieme per raggiungere un obiettivo che è utile e necessario per tutti".
Che spettacolo: i "profeti del sovranismo italico" che fino a ieri tuonavano contro Bruxelles, oggi scoprono d'un tratto l'arte della genuflessione geopolitica nei confronti degli Stati Uniti!
La Lega ci regala il capolavoro: se Trump mette i dazi, non è un ricatto né un abuso di forza economica, no. È colpa degli altri, che "annunciano l'invio di truppe di qua e di là". Traduzione: se l'America ti prende a schiaffi, la lezione è che non dovevi stare lì. Geniale: il sovranismo come filosofia del "meglio non far arrabbiare papà". E l'Italia? "Bene essersi chiamati fuori". Certo: sovrani sì, ma solo nel senso di spettatori muti, con la mano alzata per chiedere permesso di non disturbare il padrone. Alla faccia!
Poi arriva Meloni, più "prudente" ma non diversa da Salvini, salvo il fatto di cercare di reinterpretare la realtà, come una sofista d'accatto, per giustificarsi di fronte al capo. La premier, infatti, dice che i dazi sono un errore—ma ci tiene a chiarire che Trump ha ragione sulla Groenlandia, ha ragione sull'Artico, ha ragione a preoccuparsi degli "attori ostili", e che se gli europei mandano truppe è solo a supporto della strategia di Trump. Insomma, i nuovi dazi annunciato da Trump non sono il frutto di un problema politico, ma di un errore di interpretazione.
Così, quando il sovranismo dovrebbe mostrare i muscoli, si sgonfia facendosi scudo della NATO... da cui Trump vuole sfilarsi.
Morale: davanti ai dazi, il "sovranismo" si rivela per quello che è sempre stato: un bullo contro gli ultimi, una pezza da piedi contro i potenti. Non orgoglio nazionale, ma gestione dell'imbarazzo. Non "prima l'Italia", ma "prima non contrariamo Trump".
Su questa linea anche il commento del presidente del M5s, Giuseppe Conte:
"Dopo aver accettato di tutto, dai dazi che mettono in ginocchio le nostre imprese agli impegni su armi, gas costosissimo e sconti di tasse ai giganti del web, nemmeno di fronte a una minaccia palese sul futuro della Groenlandia Meloni riesce a dire le cose per come stanno davvero. Fa l'equilibrista, si arrampica sugli specchi. Con Trump che vuole la Groenlandia è solo una “incomprensione”. Con i suoi alleati della Lega che esultano per i nuovi dazi di Trump è tutto a posto. Ma che fine ha fatto il sovranismo su cui Meloni ha costruito la sua fortuna politica? Cosa rimane oggi di tutti quei proclami, di tutte quelle chiacchiere? Dal Presidente del Consiglio italiano io mi aspetto parole chiare e forti per difendere la sovranità della Danimarca e con essa di tutta l'Europa.Mi aspetto che il governo italiano si unisca con tutti gli altri Paesi europei in una risposta forte e unitaria, che minacci con fermezza i contro-dazi.Tutti vogliamo che si abbassino i toni e ci sia dialogo, ma se li abbassa solo l'Italia e ci mettiamo a fare i “pontieri” quando gli Usa ci tolgono pezzi di territorio, allora siamo al servilismo più ignominioso".