Ruffo Caselli anticipò di mezzo secolo il dilemma dell'intelligenza artificiale. Non possedeva nemmeno un computer, ma vedeva il futuro con chiarezza profetica

C'è un dipinto completato tra il 1969 e il 1971 che oggi fa venire i brividi. Si intitola "Chi programma chi?" e mostra una silhouette umana spettrale incorporata con componenti elettronici funzionali. L'autore è Ruffo Caselli, artista italiano nato a Firenze nel 1932 e morto a Ovada nel 2020.

All'epoca sembrava una provocazione artistica, quasi uno scherzo. I computer riempivano intere stanze ed elaboravano semplici calcoli contabili. L'idea che le macchine potessero programmare l'uomo, influenzare le sue decisioni, plasmare la sua coscienza sembrava roba da fantascienza di serie B.

Oggi, nell'era di ChatGPT, Claude, Gemini e dell'intelligenza artificiale generativa, quella domanda è diventata il dilemma centrale della nostra esistenza.

Quando i microchip erano oggetti industriali, lui li trasformava in arte


A raccontare questa storia straordinaria è Carmen Gallo, fondatrice del Centro per lo Studio Multidisciplinare dell'Esistenzialismo Cibernetico, che da anni studia l'eredità di Caselli.

"Ruffo ha iniziato a incollare veri microchip sui suoi dipinti alla fine degli anni '60", spiega. "Non disegnava la tecnologia, la incorporava fisicamente. Recuperava schede di circuiti reali dai primi calcolatori e controllori industriali e le faceva diventare parte integrante dell'opera".

Per capire quanto fosse radicale questo gesto serve un po' di contesto storico. Jack Kilby aveva brevettato il primo circuito integrato nel 1958. Robert Noyce aveva inventato la prima scheda monolitica poco dopo. Quando Caselli iniziò a usare queste componenti nei dipinti ad olio, i chip erano oggetti puramente industriali, strumenti tecnici. Nessuno li considerava materiale artistico.

"Mentre i progettisti di chip negli anni '70 iniziarono a lasciare immagini microscopiche all'interno dei circuiti come una sorta di firma nascosta, Caselli fece l'opposto", continua Carmen Gallo. "Rese i chip stessi opere d'arte visibili, accessibili. Non era arte concettuale fine a se stessa. Era filosofia tradotta in silicio e vernice".

Il paradosso del visionario senza computer


L'aspetto più incredibile della storia di Caselli è il paradosso della sua vita personale. Non ha mai posseduto un computer. Nessuno smartphone. Nemmeno una segreteria telefonica. Eppure vedeva il futuro con una chiarezza che oggi fa impressione.

"Chi lo conosceva bene lo chiamava un visionario remoto", racconta Carmen Gallo. "Prima della sua morte mi spiegò la sua filosofia: 'Siamo vasi per lo spirito. La nostra coscienza non è solo il cervello e il nostro spirito non è locale. Nell'universo, ciò che può sembrare separato, in realtà è connesso'".

Non sappiamo se Caselli credesse davvero di viaggiare tra dimensioni con la mente. Ma sappiamo che vedeva cose che gli altri non riuscivano nemmeno a immaginare. Mentre il mondo guardava i primi calcolatori come macchine per fare somme, lui vedeva già il problema della dipendenza tecnologica, della perdita di autonomia, del confine sempre più sfumato tra programmatori e programmati.

Quando Argan vide "il primo di una nuova civiltà"


La grandezza di Caselli non passò completamente inosservata. Quando Giulio Carlo Argan, uno dei più importanti critici d'arte del Novecento, inaugurò una mostra di Caselli a Milano circa 50 anni fa, scrisse una frase che all'epoca sembrò enfatica, forse eccessiva: "Ruffo è il primo di una nuova civiltà".

Oggi quella frase ha un peso completamente diverso. Argan aveva visto qualcosa che i più non riuscivano a cogliere. Aveva capito che Caselli non stava semplicemente dipingendo robot o incorporando circuiti per effetto visivo. Stava ponendo domande filosofiche fondamentali sul futuro dell'umanità.

La domanda del 1969 che brucia nel 2025


"Io torno sempre a quel titolo: 'Chi programma chi?'", riflette Carmen Gallo. "Nel 1969 sembrava una domanda assurda, quasi comica. I computer facevano calcoli. L'idea che le macchine avrebbero potuto plasmare la coscienza umana, influenzare le nostre decisioni, mettere in discussione la nostra libertà sembrava impossibile".

Invece è esattamente quello che è successo. I numeri parlano chiaro: recenti sondaggi mostrano che meno di un terzo degli americani esclude categoricamente la possibilità di una coscienza delle macchine. Cinque anni fa la percentuale era molto diversa. Stiamo cambiando idea velocemente, mentre l'intelligenza artificiale avanza a ritmi che nemmeno gli esperti riescono a prevedere con precisione.

"Viviamo dentro la domanda di Caselli", continua Carmen Gallo. "Ogni volta che scorriamo un feed curato da un algoritmo, ogni volta che accettiamo un suggerimento dell'intelligenza artificiale, ogni volta che lasciamo al completamento automatico il compito di finire le nostre frasi – stiamo vivendo esattamente la dinamica che lui dipinse su tela cinquant'anni fa".

L'esistenzialismo cibernetico non è più solo teoria


Nel mondo dell'arte internazionale, Caselli è conosciuto dagli anni '80 come il pioniere dell'Esistenzialismo Cibernetico. Una definizione nata a New York, dove le sue opere furono presentate per la prima volta al grande pubblico attraverso il Centro per lo Studio Multidisciplinare dell'Esistenzialismo Cibernetico fondato proprio da Carmen Gallo.

Ma cosa significa esistenzialismo cibernetico? L'esistenzialismo classico di Sartre e Camus chiedeva: cosa significa essere umani in un universo senza significato intrinseco? L'esistenzialismo cibernetico di Caselli aggiunge un livello che all'epoca sembrava astratto ma oggi è concretissimo: cosa significa essere umani quando sono le macchine a definire sempre più quel significato per noi?

Quando lasciamo che un algoritmo scelga cosa leggere, cosa guardare, con chi parlare, stiamo delegando alle macchine decisioni che plasmano la nostra identità. Quando un'intelligenza artificiale suggerisce come completare una frase, stiamo esternalizzando una parte del processo di pensiero. Quando accettiamo raccomandazioni generate da sistemi che non comprendiamo davvero, stiamo cedendo una porzione della nostra autonomia decisionale.

"Non è più una domanda filosofica astratta", conclude Carmen Gallo. "È la domanda con cui ci confrontiamo ogni giorno. E Ruffo ce l'ha posta quando i primi microchip stavano appena uscendo dai laboratori. Questo è il segno del vero genio: vedere l'essenziale quando tutti gli altri guardano altrove".

Dall'oblio alla riscoperta


Per decenni Caselli è rimasto più conosciuto all'estero che in Italia. Le sue opere sono state esposte a New York, in Russia, in Corea del Sud, in Sud America. Solo recentemente l'Italia ha iniziato a riscoprire questo artista straordinario, con mostre a Milano e Genova che hanno attirato l'attenzione di pubblico e critica.

Il caso di Caselli solleva anche una questione più ampia sul rapporto dell'Italia con i propri geni. Quanti visionari sono stati celebrati altrove mentre il loro Paese li ignorava? Quante domande fondamentali sono state poste da artisti, filosofi, scienziati italiani senza che nessuno le ascoltasse davvero?

La storia di Ruffo Caselli ci ricorda che a volte il futuro viene visto da chi si trova ai margini, da chi opera senza strumenti tecnologici ma con una visione che va oltre il presente. Da chi fa domande scomode quando tutti pensano di avere già le risposte.

"Chi programma chi?" è una domanda che nel 1969 faceva sorridere. Nel 2026 ci tiene svegli la notte.

 
Chi era Ruffo Caselli

Ruffo Caselli (Firenze, 1932 – Ovada, 2020) è stato un pioniere dell'arte tecnologica e il fondatore dell'Esistenzialismo Cibernetico. Dalla fine degli anni '60 ha incorporato microchip e circuiti elettronici reali nei suoi dipinti, anticipando di decenni il dibattito sul rapporto tra uomo e macchina. Le sue opere sono state esposte in importanti sedi internazionali, dal Centro per lo Studio Multidisciplinare dell'Esistenzialismo Cibernetico di New York a musei in Russia, Corea del Sud e Sud America. Nonostante non abbia mai posseduto un computer, è considerato uno dei più lucidi profeti dell'era digitale.

 
Info: www.cyberneticexistentialism.com
 
Il canale YouTube dedicato a Ruffo Caselli