Esteri

Giovedì scorso si sono tenuti i funeral di Awdah Hathaleen

A dieci giorni dall'uccisione dell'attivista palestinese Awdah Hathaleen per mano del colono israeliano Yinon Levi, l'esercito e la polizia israeliana hanno finalmente restituito il corpo alla famiglia per la sepoltura. Il funerale si è svolto due gioni fa vicino al villaggio natale di Hathaleen, nella comunità di Umm Al-Khair, nella Cisgiordania occupata.

Hathaleen è stato colpito a morte a circa 35 metri da Levi, pertanto senza che potesse costituire una minaccia. Nonostante ciò, le autorità israeliane hanno imposto condizioni rigide sul luogo e le modalità della sepoltura, paragonabili a quelle che vengono imposte ai palestinesi accusati di attentati.

Inizialmente l'esercito ha ordinato che il funerale si tenesse nella vicina città di Yatta, sostenendo che il cimitero di Umm Al-Khair fosse "illegale". È stato inoltre vietato l'allestimento della tenda del lutto. Successivamente, le autorità hanno proposto una sepoltura notturna, con massimo 15 partecipanti.

Alla vigilia di un'udienza presso l'Alta Corte israeliana sul rilascio del corpo, l'avvocato della famiglia e i rappresentanti statali hanno raggiunto un accordo: sepoltura in un villaggio vicino alla comunità di Umm Al-Khair, con accesso libero. Tuttavia, il giorno del funerale, esercito e polizia hanno bloccato l'ingresso ai non residenti, costringendo alcuni partecipanti a percorrere strade sterrate per arrivare.

L'avvocato Tamir Blank ha denunciato una violazione dell'accordo, che prevedeva "nessuna limitazione al numero di partecipanti o all'allestimento della tenda". Durante la cerimonia, la Corte ha tenuto udienza per discutere le restrizioni. I giudici hanno riconosciuto le violazioni, ma lo Stato ha invocato "esigenze di sicurezza" per giustificare la chiusura dell'area come zona militare.

L'uccisione di Hathaleen è avvenuta dopo che un escavatore di un'azienda di Levi aveva terminato dei lavori in un'area formalmente sotto la giurisdizione dell'insediamento di Carmel, ma di fatto interna alla zona residenziale del villaggio. Invece di uscire dalla strada principale, il mezzo ha attraversato i giardini, danneggiando ulivi e recinzioni. Quando gli abitanti hanno protestato, il conducente ha colpito uno di loro con il braccio meccanico, provocando un diverbio. Levi è intervenuto colpendo un residente con la pistola e poi aprendo il fuoco, uccidendo Hathaleen.

Nonostante fossero le vittime, la polizia e i soldati israeliani hanno trattato i palestinesi come sospetti fin dall'inizio: venti abitanti, compresi i parenti di Hathaleen, sono stati arrestati, sono stati istituiti posti di blocco e la tenda del lutto è stata smantellata il giorno dopo l'omicidio.

Questa settimana, un altro escavatore dei coloni, tornato a lavorare su terre del villaggio, ha rotto una conduttura che fornisce acqua a metà delle case di Umm Al-Khair. La conduttura non è stata riparata. Intanto Levi, l'assassino Levi, è stato messo agli arresti domiciliari solo per un giorno. Il giorno successivo era già libero ed era di nuovo nei pressi del villaggio, luogo del crimine di cui si è reso responsabile. Tre palestinesi sono stati invece trattenuti in carcere per una decina di giorni.

Centinaia di residenti e pochi attivisti hanno accompagnato il corteo funebre dalla moschea al cimitero. Nonostante la processione fosse silenziosa, senza slogan né bandiere, sono stati allestiti tre checkpoint tra la strada principale e il luogo di sepoltura. L'ingresso a Umm Al-Khair è stato bloccato per ore, impedendo le condoglianze alla famiglia. Dopo la sepoltura, gli amici più stretti sono rimasti a lungo presso la tomba.

"Awdah era un insegnante e un attivista contro gli insediamenti", ha detto il fratello Ibrahim. "Lascia tre figli, una moglie, fratelli, animali e tante persone che lo amavano. Sepellirlo è un diritto umano naturale, e ce lo hanno negato per dieci giorni".

Il fratello Aziz ha aggiunto: "L'occupazione ha cercato di impedirci il funerale, ma abbiamo resistito. Lo volevano in un'altra città e con soli 15 partecipanti. Ma è stato sepolto a Umm Al-Khair. Questo è sumud (صمود in arabo, significa letteralmente fermezza, tenacia o resilienza) — il messaggio che il villaggio manda all'occupazione".


Questo resoconto è ciò che in Cisgiordania accade da quasi sessant'anni senza che la comunità internazionale sia mai intervenuta contro Israele. Non solo. Nonostante che fatti simili siano stati e continuino ad essere la "norma" in Cisgiordania e a Gerusalemme est e nonostante il genocidio in corso a Gaza, la quasi totalità di politici e giornalisti continua a definire Io Stato ebraico, regime di apartheid, un regime democratico!



Fonte: +972 magazine

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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