“Era un uomo solare e di straordinaria generosità”: il lato umano dell’attore francese raccontato nel nuovo romanzo di Ilaria Pernigotti "Vivere il teatro - Quando ho conosciuto Fernandel"
Tra le luci dei teatri parigini e il fascino senza tempo del cinema francese, Ilaria Pernigotti firma con "Vivere il teatro – Quando ho conosciuto Fernandel" un romanzo che intreccia ricerca storica, passione artistica e immaginazione narrativa. Pubblicato da Nulla Die Edizioni, il libro accompagna il lettore nella Parigi del 1929, dove il celebre attore Fernandel prende vita attraverso l’incontro immaginario con Illiria Perotti, giovane donna capace di diventare interlocutrice, confidente e guida emotiva del racconto.
Lontano dalla semplice biografia, il romanzo restituisce il volto più autentico dell’indimenticabile interprete di Don Camillo: non soltanto il mattatore comico amato dal grande pubblico, ma anche l’uomo generoso profondamente legato alla famiglia. In questa intervista, Ilaria Pernigotti racconta la nascita del progetto, il lungo lavoro di studio sulla figura di Fernandel e il passaggio dalla fantascienza al romanzo storico-biografico, svelando anche quanto il teatro e la musica abbiano influenzato la scrittura e l’atmosfera della sua opera.
È uscito per Nulla Die Edizioni il tuo libro "Vivere il teatro – Quando ho conosciuto Fernandel". Nel romanzo, racconti l’incontro immaginario tra Illiria Perotti e Fernandel nella Parigi del 1929: come è nata l’idea di intrecciare realtà storica e finzionenarrativa?
"Era necessario creare un personaggio che interagisse con Fernandel al fine di renderlo una figura "viva". Non volevo scrivere un saggio e per evitare ciò mi serviva che avesse qualcuno con cui interloquire, confrontarsi e Illiria si è rivelata essere una spalla perfetta per lo scopo. Il lettore così può scoprire la carriera di Fernandel un poco alla volta senza che il ritmo della lettura ne venga appesantito. A nessuno piace leggere interminabili spiegoni".
Fernandel viene ricordato per il celebre ruolo di Don Camillo, ma nel tuo romanzo emerge soprattutto il lato umano e privato dell’artista, oltre alla sua straordinaria versatilità interpretativa. Attraverso il libro si percepisce chiaramente anche la tua passione per lui: quando e come è nata questa ammirazione? Quali sono i film che consiglieresti a chi desidera conoscere davvero Fernandel, sia come attore comico sia nelle sue interpretazioni più drammatiche?
"Dunque, io conosco Fernandel da quando con mia nonna vedevo i film di "Don Camillo", ma non mi sono mai posta tante domande su di lui, finché nel 2023/2024 non mi sono venute, quasi per caso, delle curiosità sulla sua carriera e se la curiosità fu l’inizio, il romanzo ne è il risultato più grandioso, perché ha suggellato almeno due anni di studio e ricerche. Studio non solo della sua carriera e persona, ma anche della lingua francese, vorrei ricordare che di lui in italiano è stato scritto molto poco a livello biografico, quindi conoscere il francese è l’unica possibilità.
I film che consiglierei di vedere dovrei dividerli per decenni, sia perche sono 150 e sia perché in ogni decade ce ne sono almeno 4/5 che sono delle perle. Se volessi stare nel decennio del libro 1929-1939 direi i più bei film comici citati anche nel romanzo: "Les Bleus de la marine" (1934), "Josette" (1936) "Ignace" (1937), "Barnabé" (1938).
Per i film drammatici, l’unico del tempo fu "Angèle" del grande Marcel Pagnol del 1934, poi ne vennero tanti altri, ma si collocano dopo il 1939 e vedono sia la firma di Pagnol che di Verneuil che quella di Colpi se penso all’ultimo film che girò Fernandel nel 1970, a un anno prima dalla scomparsa, ovvero, "Heureux qui comme Ulysse".
Durante la scrittura, quale aspetto della personalità di Fernandel ti ha colpito maggiormente, sia dal punto di vista umano sia professionale? E quanto pensi abbia inciso nella sua vita il forte legame con la famiglia?
"La generosità. Fernandel era di una bontà d’animo come poche se ne possono conoscere. Era una persona alla mano, piena di vita, solare. Nelle biografie francesi, emerge come i colleghi lo stimassero e gli volessero bene. Aveva anche il suo carattere focoso ed energico, con Pagnol stettero decenni a tenersi il muso prima che tornassero a parlarsi, eppure Fernandel non parlò mai male di Pagnol e Pagnol fece altrettanto. Erano due testardoni, ma dotati di animo nobile. Non è un caso che i rispettivi nipoti oggi, collaborino insieme in tante occasioni. Fernandel e Pagnol i giganti del cinema francese, ma non i soli, in quegli anni di gloria del cinema francese. La famiglia, per Fernandel, era tutto. Non c’era cosa più importante di essa e credo di aver reso abbastanza bene l’idea nel romanzo, almeno lo spero, perché Fernandel fu veramente un padre e marito esemplare".
Il teatro e la musica fanno parte del tuo percorso personale: quanto hanno influenzato l’atmosfera del libro e il modo in cui hai costruito i personaggi?
"Tantissimo. Non avrei potuto scrivere certe scene se non conoscessi l’ambiente teatrale tanto in profondità. Per anni, il teatro fu la mia unica ragione di vita, poi non sempre le cose vanno come si vorrebbero e adesso mi limito a raccontarlo nei libri. Ma va bene così, a volte l’importante è solo avere dei bei ricordi".
Questo è il tuo primo romanzo storico-biografico dopo le esperienze nella fantascienza. Quali sono state le difficoltà e gli aspetti più stimolanti nel passare a un genere così diverso?
"Cambiare genere non è mai facile, però è stato stimolante mettersi in gioco, fare ricerche, studiare e analizzare. Ero pure in dubbio se pubblicarlo o meno questo romanzo, poi grazie all’incoraggiamento di svariate persone mi sono decisa e, finalmente, eccolo pubblicato.
Nel libro, il rapporto tra Fernandel e Illiria assume anche il valore di una guida artistica e umana. Quanto pensi sia importante, oggi, avere dei “maestri” nel mondo dello spettacolo e della cultura?
"Avere un mentore lo ritengo importante per qualsiasi giovane che voglia fare della sua passione il suo lavoro. Un mentore aiuta a crescere e a migliorarsi, in qualunque ambito dalla cultura allo sport. Senza un mentore prima o poi ci si ferma, perché le difficoltà sono tante e a volte non basta solo credere in se stessi, serve qualcuno che supporti la persona a livello psicologico e morale. Io purtroppo non ho avuto tale figura, se non per un tempo molto breve e, forse, è stato anche per questo che non ho continuato col teatro".
Se i lettori dovessero portare con sé un’emozione o un messaggio dopo aver letto "Vivere il teatro – Quando ho conosciuto Fernandel", quale vorresti che fosse?
"Io invito i lettori a leggere il libro ascoltando un cd/playlist di brani di operetta, vanno bene anche le composizioni degli Strauss di Vienna, le sensazioni che tali melodie evocano sono le stesse che vorrei rimanessero dentro l’animo di chi finisce di leggere il romanzo. Per me, si tratta di serenità e una sensazione di leggerezza d’animo incantevoli. Il libro lo si trova al seguente link: https://nulladie.com/shop/altro/ilaria-pernigotti-vivere-il-teatro/
Sono curiosa di ricevere le prime recensioni dai lettori".