*_©Angelo Antonio Messina_
Portare in scena Fratello Sole, Sorella Luna significa confrontarsi con un’opera che appartiene, allo stesso tempo, alla memoria cinematografica, alla tradizione spirituale e all’immaginario popolare. Il nuovo allestimento teatrale tratto dal film di Franco Zeffirelli, con la trasposizione di Angela Demattè e la regia di Piero Maccarinelli, non si limita a riproporre la vicenda di Francesco d’Assisi: la interroga, la riapre, la restituisce a un presente attraversato da disuguaglianze, conflitti e inquietudini molto simili a quelle che il giovane Francesco, nel Medioevo, decise di non accettare.
La scelta di inaugurare la tournée nazionale 2026-2027 il 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco, possiede un’evidente forza simbolica. Nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo, e nel quadro delle celebrazioni di San Francesco 1226–2026, lo spettacolo assume una dimensione che supera il semplice omaggio. Il teatro diventa uno spazio di memoria, ma anche di verifica: quale valore ha oggi una figura capace di rinunciare ai privilegi, di contestare il potere e di costruire una comunità fondata sull’accoglienza? La risposta non è affidata a una predica, bensì al corpo vivo della scena, alle voci, alla musica, ai conflitti e alle emozioni dei protagonisti.
Dopo il debutto al Teatro Lyrick di Assisi, luogo naturalmente legato alla vicenda francescana, la tournée prende avvio dal Teatro Guglielmi di Massa. Questo passaggio da Assisi a una rete di teatri nazionali è coerente con la natura itinerante dell’opera. Francesco, infatti, è un personaggio che non appartiene soltanto a un luogo o a una confessione religiosa: il suo percorso è un viaggio, un movimento continuo dalla ricchezza alla povertà, dal privilegio alla condivisione, dall’isolamento alla comunità. La tournée traduce concretamente questo movimento, portando la sua storia in contesti diversi e sottoponendola a pubblici differenti.
Il cuore dello spettacolo è la trasformazione di un giovane cresciuto nel benessere. Francesco non nasce ai margini della società: è figlio di mercanti, parte integrante dell’élite economica della sua città. La sua ribellione, proprio per questo, possiede una forza particolare. Non è una rivolta astratta, né la reazione di chi non ha nulla da perdere. È una scelta compiuta da chi possiede molto e decide di mettere in discussione il sistema che lo ha favorito. In questo senso, il suo spogliarsi davanti al padre non è soltanto un gesto religioso. È un atto teatrale, politico e familiare: la rinuncia ai beni diventa la rinuncia a un’identità imposta, a un’eredità di potere, a un futuro già scritto.
La scena dello spogliamento, nella tradizione del racconto francescano e nella rilettura zeffirelliana, rappresenta uno dei momenti più intensi della vicenda. Francesco si libera dei vestiti come si libera del nome sociale, dell’autorità paterna, delle aspettative della famiglia. Il corpo nudo non è qui un elemento scandalistico, ma il segno di una verità radicale. Il giovane sceglie di non possedere per poter incontrare gli altri senza la barriera del possesso. La sua nudità è vulnerabilità, ma anche libertà. Davanti a lui, il padre vede crollare non solo il destino del figlio, bensì l’intero ordine di valori su cui ha fondato la propria vita.

Proprio il conflitto generazionale costituisce uno degli aspetti più moderni dell’opera. Francesco non si limita a contestare un’autorità religiosa o economica: contesta il padre, la famiglia, la città e la sua stessa generazione. I figli dei mercanti sono destinati a ereditare ambizioni e inimicizie. Le guerre tra città e le rivalità commerciali entrano nelle loro vite, trasformando i giovani in combattenti e prolungando i conflitti dei padri. Francesco rifiuta questa continuità. La sua ribellione nasce dalla consapevolezza che non esiste libertà autentica se si continua a vivere secondo desideri ereditati.
In questo quadro, la figura di Chiara assume un ruolo decisivo. Non è una semplice presenza secondaria o un’alleata sentimentale. È una protagonista della trasformazione, una giovane appartenente allo stesso ambiente sociale di Francesco che sceglie, a sua volta, di tradurre l’ideale in azione. Il pane portato ai poveri e ai lebbrosi, il gesto di avvicinarsi agli esclusi, la condivisione concreta della sofferenza: tutto questo rende Chiara una figura autonoma, capace di esprimere una radicalità personale. La sua vicinanza a Francesco non nasce dalla passività, ma da una comune esigenza di verità.
La relazione tra Francesco e Chiara arricchisce l’opera di una tensione delicata e profonda. Non è necessario ridurla a una storia d’amore convenzionale per riconoscerne la forza emotiva. Tra i due esiste una complicità spirituale, una fedeltà fatta di gesti e di silenzi, una forma di amore che si compie nella condivisione di una scelta. Il loro legame è tanto più intenso quanto più rifiuta le categorie consuete. In una società che assegna ai giovani ruoli precisi, Francesco e Chiara si incontrano nella decisione di sottrarsi ai destini previsti per loro.

La critica sociale dello spettacolo è altrettanto evidente. Nel mondo rappresentato da Zeffirelli, la ricchezza non è soltanto una condizione economica: è una misura del valore umano. I mercanti acquistano prestigio, influenza e persino rispettabilità attraverso il denaro. Le celebrazioni religiose diventano espressione di potere, mentre i poveri restano fuori, esclusi dai luoghi e dai rituali in cui la comunità dovrebbe riconoscersi. Francesco reagisce a questa contraddizione costruendo una chiesa diversa, una casa aperta agli emarginati e ai diseredati.
La sua proposta, però, non è semplicemente assistenziale. Francesco non vuole soltanto aiutare i poveri: vuole mettere in discussione il sistema che produce la povertà e che, nello stesso tempo, la nasconde. La solidarietà non è una decorazione morale applicata a una società ingiusta. È una forma alternativa di organizzazione della vita. Per questo la sua scelta appare così pericolosa alle autorità: non perché rifiuti la fede, ma perché la riporta alla sua essenzialità e la sottrae all’opulenza, al rituale vuoto, alla distanza dai corpi sofferenti.
Il viaggio verso Roma e il riconoscimento da parte del Papa assumono, allora, un significato ambivalente. Da un lato, la Chiesa istituzionale accoglie Francesco e riconosce la forza del suo movimento. Dall’altro, questo riconoscimento contiene il rischio di neutralizzare la sua carica rivoluzionaria. La figura del Papa che bacia i piedi di Francesco è un’immagine potente, quasi sospesa tra la conversione e il teatro simbolico. L’autorità si inchina davanti a colui che ha scelto di non avere autorità. La ricchezza della Chiesa si confronta con l’essenzialità del giovane di Assisi.
È proprio in questa ambivalenza che lo spettacolo trova una delle sue tensioni più interessanti. Francesco può essere accolto dal sistema senza essere completamente assimilato? Una ribellione può conservare la propria forza dopo essere stata riconosciuta? Sono domande che riguardano non solo la storia religiosa, ma ogni esperienza di cambiamento. Anche le idee più anticonvenzionali, quando diventano popolari, rischiano di trasformarsi in simboli rassicuranti. Fratello Sole, Sorella Luna sembra suggerire che il compito del teatro sia proprio quello di impedire questa pacificazione, mantenendo aperto il conflitto.
Il passaggio dal cinema al teatro è una sfida rilevante. Il film di Zeffirelli possiede una forte impronta visiva: paesaggi, costumi, architetture, masse, atmosfere medievali e una fotografia capace di rendere la spiritualità attraverso la bellezza delle immagini. La versione teatrale non può riprodurre quella dimensione cinematografica nello stesso modo. Deve, piuttosto, trasformarla. La scena diventa il luogo in cui l’immaginario filmico viene compresso e rilanciato attraverso i corpi degli attori, la parola, la musica e il rapporto diretto con il pubblico.

La trasposizione di Angela Demattè appare centrale in questo processo. Portare in teatro la sceneggiatura originale di Zeffirelli, Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller significa selezionare, ricomporre.
International Music and Arts, Agidi, Fondazione Sipario Toscana - La Città del Teatro
con il patrocinio di
SAN FRANCESCO 1226 – 2026
Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi
presentano
Dal 23 al 25 ottobre 2026
feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
FRATELLO SOLE, SORELLA LUNA
dalla sceneggiatura originale scritta da
Franco Zeffirelli, Suso Cecchi D’Amico, Lina Wertmüller
dall’opera di Franco Zeffirelli
versione teatrale di Angela Demattè
regia Piero Maccarinelli
con le musiche originali di Riz Ortolani e Donovan
musiche e arrangiamenti originali Alessandro Nidi
con
Giulio Pranno - nel ruolo di Francesco
Ksenia Borzak - nel ruolo di Chiara
e con la partecipazione speciale di
Massimo Wertmüller, Fabrizia Sacchi
e con
Gabriele Cicirello | Deodato
Antonio Iorio | Paolo
Edoardo Raiola | Bernardo
Andrea Galasso | Giocondo
Eduardo Sacchi | Silvestro
scenografie Francesco Sereni
costumi Daniele Gelsi
light designer Javier Delle Monache
con l’amichevole contributo di Tullio Solenghi
assistente alla drammaturgia Lea Paiella
assistente alla regia Alessandro Gorgoni
Dall’opera di Franco Zeffirelli, con le musiche originali di Riz Ortolani e Donovan, una storia di ribellione, libertà e comunità.
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 - 20121 Milano
Tel. 02 7636901
Fax 02 76005471
*_©Angelo Antonio Messina_

