Quello che è successo a Montecitorio non è una “provocazione”, non è una “polemica politica”, non è nemmeno uno scontro tra opposti estremismi. È un fatto semplice: dei neofascisti hanno provato a usare il Parlamento della Repubblica come palcoscenico per legittimare un'ideologia che la Repubblica stessa ha seppellito nella Costituzione.
Alle 11:30 una delegazione del cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, con dentro CasaPound e ambienti neonazisti, si prepara a entrare nella sala stampa della Camera dei Deputati per presentare una proposta di legge sulla “remigrazione”. Parola elegante per dire deportazione forzata. Espulsione di massa. Pulizia etnica mascherata da linguaggio giuridico. Non integrazione, non politiche migratorie: espulsione selettiva di esseri umani considerati “impuri” e “inquinanti” per la razza bianca.
Il tutto con il timbro istituzionale garantito dal deputato leghista "vannacciano" Domenico Furgiuele, che ha prenotato la sala. Non un errore burocratico, non una svista: una scelta politica precisa.
A fermare questa vergogna non è stata la burocrazia, ma la politica vera. Deputati e senatori di M5S, PD, AVS, Azione hanno occupato fisicamente la sala stampa. Si sono seduti ai banchi della presidenza, hanno letto la Costituzione, hanno spiegato una cosa elementare: in un Parlamento nato dalla sconfitta del fascismo non entrano i fascisti. Punto.
La Presidenza della Camera ha annullato tutte le conferenze stampa per motivi di sicurezza. Tradotto: lo Stato ha impedito che i nostalgici della deportazione e del suprematismo bianco usassero le istituzioni come megafono.
Fuori da Montecitorio, tra telecamere e microfoni, i militanti neofascisti urlano “mafia antifascista”. La solita retorica vittimista: chi predica odio si dipinge perseguitato, chi difende la Costituzione viene accusato di censura. È un copione vecchio, stanco, patetico che abbiamo imparato a straconoscere... dopo oltre tre anni di governo della canerata Giorgia Meloni.
Nel pomeriggio arriva anche il grottesco show di Matteo Salvini, che parla di “spazi di democrazia negati”. Falso. Qui non è stata negata la democrazia: è stata difesa. Perché la democrazia non è un centro sociale aperto a chiunque. Ha regole, valori, fondamenta. E una di queste fondamenta è l'antifascismo. Difficile che uno come Salvini lo possa comprendere... e non solo per motivi ideologici!
Il Parlamento non è una sala convegni qualsiasi. È il cuore della Repubblica nata dalla Resistenza. Non è neutrale, non è ideologicamente vuoto, non è “di tutti” in senso astratto. È di chi riconosce la Costituzione, la sua origine e la sua storia.
Chi propone deportazioni etniche, chi parla di “purezza della razza”, chi milita in organizzazioni neofasciste non sta facendo politica: sta tentando di normalizzare l'odio.
Grazie alla Lega i fascisti hanno ottenuto visibilità... ma non legittimità. E questa è la differenza che conta.
Perché una democrazia che permette ai fascisti di entrare nelle istituzioni non è più una democrazia forte: è una democrazia che si sta suicidando lentamente.
E per questa volta, lo Stato ha detto no. Chiaro. Netto. Senza ambiguità.
Il Parlamento non è casa vostra. E non potrà mai esserlo.


