*_©Angelo Antonio Messina
Dal 13 al 18 gennaio, il Teatro Menotti di Milano ospita la prima milanese di "Divagazioni e Delizie", un’opera che affronta la tumultuosa ed affascinante vita di Oscar Wilde attraverso la lenti della sua ultima stagione. Scritto da John Gay, il testo si propone come una sorta di confidenza autobiografica dell’autore irlandese, la cui esistenza è stata segnata da trionfi incredibili e da una caduta vertiginosa. Con la direzione di Daniele Pecci, che interpreta il ruolo principale, questo spettacolo promette di trasportare il pubblico in un mondo di riflessioni, aneddoti e, talvolta, struggenti momenti di ironia.
L’ambientazione del racconto è la Parigi del 1899, un palcoscenico perfetto per un uomo che, dopo aver trascorso anni nel carcere, ha visto il suo nome trasformarsi in sinonimo di scandalo e provocazione. L’intreccio di esperienze di Wilde è raccontato attraverso un ricco mosaico di riferimenti ai suoi scritti, che vanno dai romanzi alle commedie, dai saggi alle lettere. Questa scelta permette non solo di rendere omaggio alla vasta produzione letteraria dell'autore, ma anche di esplorare i contrasti tra la sua grandezza intellettuale e la miseria della sua realtà personale.
La scena si apre su un Wilde stanco e malato, ma la forza e la vivacità delle sue parole risaltano con potenza straordinaria. Pecci, nel suo ruolo, riesce a catturare l'essenza di un uomo che sfida l’universo con la sua intelligenza e il suo sarcasmo. La prima parte dello spettacolo è caratterizzata da un flusso di ricordi, dove Wilde rievoca istanti del suo passato, raccontando di successi e problematiche, sempre con quel tocco di umorismo caustico che lo ha reso iconico. In queste interazioni con gli inservienti/macchinisti, si avverte un gioco dinamico, quasi ludico, che offre al pubblico uno spaccato inaspettato della vita quotidiana dell’autore. Ma è nella seconda parte che "Divagazioni e Delizie" assume toni più cupi e profondi. I riferimenti al "De Profundis", una lettera scritta da Wilde durante la sua detenzione, fanno emergere il dolore e la sofferenza che ha vissuto. Qui, Pecci lascia spazio a una vulnerabilità palpabile, facendo comprendere che dietro la maschera del "mostro" e dello "scandalo vivente" si celava un’anima tormentata. Il suo amore per Lord Alfred Douglas emerge come una forza distruttiva e, al tempo stesso, inarrestabile, che segna il destino di Wilde.
Questa dicotomia – la grandezza dell’artista contro la fragilità dell'uomo – viene splendidamente esplorata dalla regia di Pecci, che non teme di mostrare le sfumature più oscure della personalità di Wilde. La malinconia che pervade la performance è temperata da momenti di intensa bellezza, come quando vengono evocati i ricordi di fervidi incontri letterari e di una Parigi pulsante di creatività. Ogni sezione del testo appare quasi come una poesia recitata, dove il linguaggio di Wilde, intriso di ironia e brillantezza, si fonde con la sapiente interpretazione dell’attore.
Il lavoro di Pecci merita particolare attenzione non solo per la sua rendicontazione del testo, ma anche per l’abilità di far dialogare il passato con il presente. Attraverso la sua interpretazione, il pubblico è chiamato a riflettere sulle questioni universali di amore, perdita e identità. La rappresentazione della vita di Wilde diventa così un mezzo per esplorare tematiche contemporanee, come l’accettazione, la ricerca di libertà e il diritto di essere se stessi in un mondo che spesso condanna ciò che non comprende.
In un’epoca in cui i diritti individuali sono ancora oggetto di dibattito, "Divagazioni e Delizie" diventa un faro di speranza. La necessità di parlare e di far sentire la propria voce, come Wilde fece con tanta audacia, è un messaggio che risuona forte oggi, proprio come allora. Lo spettacolo invita a guardare oltre la superficie e a impegnarsi con le complessità della condizione umana. Pecci riesce a infondere una dimensione emotiva anche nei momenti di ironia, creando un ritmo che avvince e coinvolge. La performance si evolve in un gioco di luci e ombre, riflettendo le contraddizioni intrinseche della vita stessa. La realizzazione scenica è sostenuta da un valido supporto tecnico e artistico, che rende giustizia alla grandiosità di Wilde.
"Divagazioni e Delizie" non è solo un tributo a Oscar Wilde, ma anche una meditazione profonda sulla sua eredità e sul destino dell’individuo in un contesto sociale spesso ostile. Grazie alla maestria di Daniele Pecci, il pubblico ha l’opportunità di confrontarsi con un grande maestro della letteratura, evocando non solo il suo spirito vivace, ma anche le sue cicatrici e il suo genio incompreso. Questo spettacolo è una celebrazione di una vita che, pur segnata dalla tragedia, continua a ispirare generazioni di artisti e pensatori. "Divagazioni e Delizie" rimane, quindi, un’esperienza imperdibile, un viaggio che ci porta a riflettere sull’amore, sul dolore e sull'incredibile bellezza della creatività umana, rendendo giustizia all'immenso patrimonio lasciato da Wilde.
13 | 18 gennaio
PRIMA MILANESE
DIVAGAZIONI E DELIZIE
PARIGI, 28 NOV. 1899. UNA SERATA CON SEBASTIAN MELMOTH (OSCAR WILDE)
DANIELE PECCI
Di John Gay
Traduzione e regia Daniele Pecci
Regista assistente Raffaele Latagliata
Con Daniele Pecci
“Il macchinista” Alessandro Sevi
Costumi Alessandro Lai
Musiche originali Patrizio Maria D’Artista
Foto: *_©Tommaso Le Pera
Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo, Shakespeare & Co., Teatro Maria Caniglia
*_©Angelo Antonio Messina
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