Politica

Pluralismo dell'informazione, l'Europa resta in bilico. Italia a rischio medio-alto: pesano concentrazione dei media, politica e crisi economica dell'editoria


Il pluralismo dell'informazione in Europa continua a rappresentare uno dei principali indicatori dello stato di salute delle democrazie del continente. È questa la fotografia scattata dal Media Pluralism Monitor 2026 (MPM2026), il rapporto annuale elaborato dal Centre for Media Pluralism and Media Freedom dell'European University Institute, che monitora i rischi per la libertà dei media e l'indipendenza dell'informazione nei 27 Stati membri dell'Unione europea.

L'edizione 2026 arriva in un momento particolarmente delicato. Il rapporto sottolinea come il sistema informativo europeo stia attraversando una trasformazione senza precedenti, dovuta alla crescente influenza delle grandi piattaforme digitali, all'espansione dell'intelligenza artificiale generativa, alla crisi economica dell'editoria tradizionale e all'aumento delle pressioni politiche sui mezzi di informazione. In questo scenario, la libertà dei media non viene più considerata soltanto una questione di diritti civili, ma uno dei pilastri fondamentali della resilienza democratica dell'Unione europea.

Secondo il rapporto, l'entrata in vigore del nuovo European Media Freedom Act (EMFA) rappresenta il più importante intervento normativo europeo mai realizzato in materia di pluralismo dei media. Il regolamento introduce nuove garanzie sull'indipendenza editoriale, sulla trasparenza della proprietà dei media, sulla distribuzione della pubblicità istituzionale, sulla tutela dei giornalisti e sul controllo delle concentrazioni editoriali. Tuttavia, gli autori evidenziano che la vera sfida non sarà più l'approvazione delle norme, bensì la loro concreta applicazione nei singoli Stati membri.


Il quadro europeo: nessun Paese è davvero al sicuro

La graduatoria generale del MPM2026 mostra un'Europa ancora caratterizzata da criticità diffuse. La media complessiva dell'Unione europea si attesta al 49% di rischio, praticamente invariata rispetto allo scorso anno. Nessun Paese rientra nelle fasce di rischio estremo, ma la situazione rimane tutt'altro che rassicurante.

L'Ungheria continua a rappresentare il caso più problematico dell'intera Unione con un indice di rischio pari al 75%, seguita da Malta (71%) e Cipro (68%), entrate anch'esse nella fascia di rischio elevato.

Nella fascia medio-alta si collocano Bulgaria, Grecia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Polonia, Spagna, Repubblica Ceca e Italia, mentre soltanto Svezia (26%) e Germania (30%) riescono a mantenersi nella fascia di rischio basso. Il modello nordico continua quindi a rappresentare il punto di riferimento europeo per quanto riguarda indipendenza editoriale, libertà di stampa e solidità delle istituzioni democratiche.

Gli esperti evidenziano inoltre come il principale problema dell'intera Unione non riguardi tanto la libertà di espressione in senso stretto, quanto la pluralità del mercato dell'informazione.

È proprio il settore economico quello che registra i livelli di rischio più elevati praticamente in tutti i Paesi europei. La concentrazione proprietaria, il crescente potere delle piattaforme digitali, il calo della raccolta pubblicitaria tradizionale e la difficoltà economica delle imprese editoriali stanno progressivamente riducendo il pluralismo reale dell'informazione.

L'intelligenza artificiale rappresenta, secondo il rapporto, un ulteriore elemento di trasformazione. Se da un lato migliora produttività e capacità di elaborazione delle informazioni, dall'altro rischia di accentrare ulteriormente il controllo della distribuzione delle notizie nelle mani delle grandi aziende tecnologiche, riducendo il traffico verso i siti degli editori e indebolendo ulteriormente la sostenibilità economica del giornalismo professionale.


L'Italia resta nella fascia medio-alta

L'Italia ottiene nel MPM2026 un punteggio complessivo pari al 51%, collocandosi nella fascia di rischio medio-alto insieme ad altri grandi Paesi europei.

Il rapporto evidenzia come il sistema italiano presenti criticità strutturali distribuite su più fronti, pur senza raggiungere i livelli di allarme osservati nei Paesi maggiormente problematici.

Le difficoltà riguardano soprattutto il rapporto tra politica, proprietà dei media e sostenibilità economica del settore editoriale.

Uno degli elementi che continua a pesare è la forte concentrazione del mercato televisivo nazionale. Il rapporto ricorda infatti che Mediaset/MFE continua a rappresentare uno dei principali gruppi editoriali italiani sia in termini di audience sia di quota di mercato, mantenendo una posizione dominante nel panorama audiovisivo nazionale.


Politica e media: uno dei nodi principali

Tra gli aspetti più delicati individuati dagli studiosi figura il rischio derivante dall'intreccio tra interessi politici e proprietà editoriale. L'indicatore europeo relativo all'indipendenza politica dei media peggiora complessivamente rispetto allo scorso anno e colloca l'Italia nella fascia di rischio medio-alto, insieme ad altri Paesi come Grecia, Spagna, Polonia, Bulgaria, Croazia e Lettonia.

Secondo il rapporto, in numerosi Stati membri si osserva un crescente parallelismo tra proprietà dei media e potere politico. Non si tratta esclusivamente di controlli diretti esercitati dai governi, ma anche dell'influenza esercitata da grandi gruppi economici che operano contemporaneamente nell'informazione e in altri settori strategici.

Nel caso italiano il documento richiama espressamente il fatto che gli eredi di Silvio Berlusconi continuano a esercitare un ruolo informale ma rilevante nell'orientamento di Forza Italia, elemento che gli autori citano come esempio della persistenza di connessioni significative tra sistema mediatico e sfera politica.



Editoriale indipendente, ma con molte fragilità

Sul fronte dell'autonomia editoriale la situazione italiana appare meno critica rispetto ad altri Paesi europei. L'indicatore relativo all'editorial autonomy colloca infatti l'Italia nella fascia di rischio medio-basso, segnalando la presenza di strumenti di tutela, ma anche numerose carenze nell'effettiva capacità delle redazioni di proteggersi dalle interferenze politiche, economiche e proprietarie. Il rapporto sottolinea come, nella maggior parte dei Paesi europei, i codici interni e gli organismi di autoregolamentazione risultino ancora frammentati e privi di efficaci poteri di intervento.


La crisi economica dell'editoria continua

Uno dei capitoli più significativi riguarda la sostenibilità economica del sistema dell'informazione. L'indicatore sulla media viability rimane classificato a rischio medio-alto nell'intera Unione europea e coinvolge direttamente anche l'Italia.

Nel nostro Paese il rapporto segnala il calo dei ricavi del settore audiovisivo e la persistente contrazione del mercato della stampa cartacea, fenomeni comuni alla maggior parte degli Stati membri. Alla diminuzione delle entrate pubblicitarie tradizionali si aggiunge la crescente concentrazione del mercato pubblicitario online, dominato dalle grandi piattaforme digitali: in Italia l'indice di concentrazione dei primi quattro operatori dell'advertising online raggiunge il 75,8%, evidenziando un mercato fortemente polarizzato.


Sorveglianza dei giornalisti e spyware

Il rapporto dedica inoltre un'attenzione particolare alla protezione delle fonti giornalistiche. Per l'Italia viene ricordato che nel 2025 sono emersi casi di utilizzo del software spyware Graphite sui dispositivi di giornalisti e attivisti, tema che alimenta le preoccupazioni europee riguardo alla tutela della riservatezza delle fonti e alla protezione dell'attività giornalistica. Pur riconoscendo l'esistenza delle garanzie previste dal Codice di procedura penale italiano sul segreto professionale dei giornalisti, il rapporto richiama la necessità di rafforzare le tutele contro l'uso improprio delle tecnologie di sorveglianza.


Una democrazia che passa dall'informazione

Il quadro che emerge dal Media Pluralism Monitor 2026 è quello di un'Europa che, pur mantenendo complessivamente solide garanzie democratiche, vede crescere progressivamente fattori di vulnerabilità che riguardano l'intero ecosistema dell'informazione.

La concentrazione economica, il peso crescente delle piattaforme digitali, l'intelligenza artificiale, la fragilità finanziaria delle imprese editoriali e le persistenti interferenze politiche rappresentano oggi i principali elementi di rischio.

L'Italia non figura tra i casi più critici dell'Unione, ma rimane stabilmente nella fascia di rischio medio-alto, confermando come le questioni relative alla concentrazione del mercato, ai rapporti tra informazione e politica, alla sostenibilità economica dell'editoria e alla tutela dell'indipendenza giornalistica restino nodi strutturali ancora lontani da una soluzione definitiva.

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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