Il decreto, depositato in fretta e furia nella Commissione Bilancio alla Camera, porta un nome freddo e senza pietà: emendamento 5.138. Un nome che suona come un’ultima, disperata chiamata di aiuto, un tentativo di tamponare un’emorragia senza precedenti.
L'ultima risorsa di uno Stato che non può commissariare la Sanità regionale, anche quando lo spreco, lo sperpero e la casta riducono il sistema sanitario peggio dello spogliatoio del Napoli quest'anno.

Del resto cosa volevamo aspettarci quando nel 2001 la Riforma del Titolo V della Costituzione attribuiva alle Regioni una generica "tutela della salute", mentre il testo costituzionale  vigente fino al 2000 prevedeva che la Regione emana norme legislative per l'assistenza sanitaria ed ospedaliera, entro i limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato. 

E' semplicemente accaduto che le assunzioni parallele degli ex Co.Co.Co. di circa 10 anni fa hanno saturato alcune specialità e il numero di posti totali disponibili per i concorsi, svuotando quelle basilari, mentre la modernità e l'innovazione settentrionale attraevano l'emigrazione interna delle eccellenze e i viaggi della speranza dal Meridione.

Oggi, in costante sofferenza, specialmente nel Meridione, troviamo: Medicina d'Emergenza-Urgenza, Anestesia e Rianimazione, Medicina Interna e Geriatria, Medicina del Lavoro, Igiene e Medicina Preventiva, Patologia Clinica e Medicina Legale, Medicina Generale.

La soluzione? Prolungare fino al 31 dicembre 2026 la possibilità – anzi, l’obbligo – per ospedali e ASL di trattenere o riassumere medici e sanitari già in pensione con età inferiore ai 73 anni. Un’operazione di retroguardia che, nel suo cuore, nasconde un’angoscia palpabile: il Sistema Sanitario, ormai sull’orlo del collasso, ha bisogno di tutti, anche di quelli che il tempo ha già consegnato alla memoria di un’epoca passata. 

Infatti, le generazioni di medici che hanno iniziato a praticare la medicina prima del 1985-1990 si sono formate in un’epoca in cui il mondo non aveva ancora conosciuto l’AIDS, l’Epatite C, il Progetto Genoma Umano, le terapie monoclonali o le innovazioni dirompenti come la chirurgia robotica. Sono medici cresciuti con programmi di chimica, biologia e fisica che occupano meno di un anno di studi rispetto a ciò che si apprende oggi in un biennio iniziale di scuola tecnica.
Sono quelli che, ancora oggi, classificano le invalidità come si faceva nel 1975, seguendo le vecchie direttive ICD-9,  e già da molti anni - dall'avvento del personal computer -  una parte di loro lavora immersa in un mondo che si evolve troppo velocemente per loro.

A parte le eccellenze, erano da prepensionare tutti, già da dieci anni, quando abbiamo iniziato a innovare e rinnovare il Servizio Sanitario. Quello che solo da quest'anno ha iniziato a garantire una Cartella elettronica.
Viceversa, li si trattiene fino a 72 anni, senza una visita di idoneità medica e senza verificare il livello di aggiornamento medico e di informatizzazione.

Cosa significa tutto questo?
Significa che siamo alla frutta, dopo che allo Stato è stato impedito di commissariare la Sanità regionale, grazie al "referendum per il NO" del 2016, consentendo alle Regioni di continuare a gestire il Servizio Sanitario Regionale in balia delle pretese delle categorie e delle lobbies, pervenendo oggi ad un totale dis-balance gestionale, non solo nei bilanci o nelle assunzioni, ma ormai nel management e nella "struttura".
Come un trasportatore che ha bisogno di  meccanici e assume autisti, convinto che avere più corse porterebbe più consensi e soldi, per poi ritrovarsi con gran parte dei bus scassati e quattro linee quattro funzionanti, dirette in località semideserte per diritto acquisito.

E il Governo di turno deve mettere l'ennesima pezza consentendo un abominio come il trattenimento fino a 72 anni o come il rinvio dell'ICD-10 al 2027. 

Intanto, la sanità pubblica si sta affidando a medici che, almeno in parte, potrebbero non essere più in grado di garantire le competenze e l'operatività necessarie, specialmente in una fase di innovazione e trasformazione del sistema.

E il prezzo più alto lo pagheranno i pazienti.

P.S. Subito a seguire pagheranno i contribuenti: quando un intervento è "a costo zero", state certi che poi lo pagheranno i posteri. Come noi oggi a causa delle riforme accroccone di 25 anni fa ...