Avevano promesso, dal palco dei comizi estivi e dagli studi televisivi, che avrebbero cancellato la famigerata Legge Fornero, qualora avessero vinto le elezioni!

"Immorale e ingiusta"!

Aveva tuonato Matteo Salvini, assicurando ai lavoratori italiani una pensione più umana, più vicino al merito e alla fatica, piuttosto che al camposanto!

Era il 25 agosto 2022, a Capitello, provincia di Salerno. Salvini, in piena campagna elettorale, si impegnava solennemente:

"Tra un anno ci rivediamo: se non avrò cancellato la Fornero, sarete titolati a spernacchiarmi"

Tre anni e mezzo dopo, la realtà è di tutt’altro segno, addirittura peggiorata: si va in pensione a 67 anni e tre mesi, e con assegni che spesso non arrivano neppure a garantire una vecchiaia dignitosa.

È un film già visto: si continua a promettere prima delle elezioni ciò che poi, una volta al governo, non si mantiene, sperando che l’elettorato dimentichi in fretta.

Ma gli italiani, soprattutto quelli che hanno votato il centrodestra perchè hanno creduto che Meloni & Soci avrebbero riportato le pensioni su binari più umani, non dimenticano. Forse non cederanno agli “spernacchiamenti” di Salvini, ma certamente andranno ad ingrossare le fila di quel 50 per cento di elettori che non va più a votare!

Ma gli “spernacchiamenti”, non riguardano solo Salvini. Riguardano un’intera classe dirigente che confonde i comizi con i contratti, i diritti acquisiti con gli slogan elettorali, e la fiducia con un credito a fondo perduto, perché le promesse mancate fanno perdere voti, e questo governo, in materia di pensioni, ne perderà parecchi.

Milioni di lavoratori si sentono traditi due volte: prima da una legge che li obbliga a lavorare fino a un’età sempre più alta, poi da chi aveva promesso di liberarli da quella gabbia e invece ha finito per rinforzarla. La delusione si trasforma in disillusione, e la politica perde ancora un pezzo della sua credibilità.

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