Non ha certo perso tempo a festeggiare la grande vittoria ottenuta a fine settembre, perché per il candidato di centrodestra Francesco Acquaroli, presidente delle Marche da cinque anni e riconfermato alle ultime elezioni, ha certamente moltissimo lavoro da fare. Il suo obiettivo come detto in campagna elettorale,  è riportare le Marche ad essere il simbolo del made in Italy, una regione che ha saputo inventare un modello di sviluppo basato sulla qualità e l'efficienze di piccole e medie imprese, che esportano in tutto il mondo.  Nel 2017 la Regione è stata declassata da Regione sviluppata a regione in transizione. E il colpo è stato duro da digerire per una popolazione come quella marchigiana molto orgogliosa e legata alle sue radici.

Ma d'altra la mancanza di investimenti in infrastrutture, a cui il governo Acquaroli ha cercato di mettere già mano, con interventi rimandati da decenni, come  la realizzazione della Pedemontana Sud, un progetto stradale per collegare le province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, la messa in opera della strada Fano-Grosseto (E78), o il nuovo collegamento tra il porto di Ancona e la SS16. Fosse facile, avremmo già prenotato un posto al sole. Ma il trauma del declassamento avvenuto negli anni dopo il crac di Banca Marche , è ancora be vivo nella pelle degli industriali marchigiani, che con la Banca avevano stretto un legame assai forte. Ecco che allora la decisione del governo di estendere anche a Marche ed Umbria la Zes unica potrebbe rappresentare la svolta per le tante piccole e piccolissime imprese che compongono l'economia della regione. "Piccolo è bello, ma non basta più." dice Mario Baldassarri, già sottosegretario all’economia: "Per il futuro la regione deve puntare soprattutto sull’innovazione e sulla formazione per compensare il calo demografico, che da qui al 2050 determinerà una perdita di 200mila abitanti e di 250mila lavoratori attivi".

Dunque, l’economia sarà una delle chiavi di volta del secondo quinquennio di governo del centrodestra. Ed Acquaroli e la sua giunta sono già al lavoro proprio per accelerare il piu possibile quello che è l'iter per l'approvazione e l'implementazione della Zes unica,  assicurandosi che il Disegno di legge annunciato dalla premier il 4 agosto marci spedito (e blindato) su una corsia preferenziale tra Camera e Senato, al riparo dal prevedibile assalto alla diligenza plasticamente rappresentato dalla selva di emendamenti presentati da altre regioni.

Che cosa c’è nella Zes? Credito d’imposta alle imprese per investimenti in beni strumentali (col ’perimetro’ dei 720mila abitanti stabilito dalla Carta Aiuti dell’Ue), agevolazioni fiscali e amministrative, sburocratizzazione spinta, dall’autorizzazione unica per gli investimenti e l’attività d’impresa allo sportello unico digitale. La notizia è che il Ddl debutterà in settimana in quinta commissione al Senato (Programmazione economica e bilancio), cui è stato assegnato in sede redigente, la procedura sprint secondo cui nel rito parlamentare la commissione delibera già sul testo articolo per articolo, mentre in Senato arriverà l’articolato bello e pronto nella versione finale per la votazione secca. Idem alla Camera. Previsioni ottimistiche  stimano l’approvazione definitiva per la metà di novembre. Una modalità speciale scelta per accelerare i tempi di approvazione, secondo la road map tracciata dal senatore di Fratelli d’Italia Guido Castelli - la prossima settimana la commissione approverà il disegno di legge, quella successiva ci sarà il via libera in Senato». E il disco verde definitivo dopo il passaggio in seconda lettura alla Camera è previsto «massimo per metà novembre, se tutto va bene».