Esteri

Al-Haddad e il suo staff morti in un incidente, cosa cambia per Ankara e Roma

Il generale Mohammed Ali Ahmed al‑Haddad, Capo di Stato Maggiore dell’esercito libico, è morto il 23 dicembre 2025 in un incidente aereo vicino ad Ankara, in Turchia. L’aereo privato su cui viaggiava si è schiantato poco dopo il decollo, provocando la morte di tutte le otto persone a bordo, tra cui alti ufficiali libici e membri dell’equipaggio. Le autorità turche indicano come possibile causa un malfunzionamento elettrico. Le scatole nere dell’aereo sono state recuperate per l’indagine congiunta tra Turchia e Libia.

L’incidente ha colpito anche altre figure chiave dell’apparato militare libico: tra i morti figurano il comandante delle forze terrestri Al‑Fitouri Gharibil, il direttore dell’Agenzia di Produzione Militare Mahmoud Al‑Qatawi e l’advisor Mohammed Al‑Assawi Diab, tutti membri della delegazione.

Nato a Misrata nel 1967, al‑Haddad aveva raggiunto il grado di Field Marshal e serviva come Chief of the General Staff dell’esercito del Governo di Unità Nazionale libico (GNU). Era considerato una figura stabilizzante in un Paese diviso da anni di conflitti interni, un mediatore capace di mantenere una parvenza di unità tra le varie fazioni militari e politiche. Il suo ruolo era cruciale per la strategia militare del governo di Tripoli, che dipendeva anche dal sostegno diplomatico e militare della Turchia.

La sua morte ha conseguenze immediate e dirette. Per la Turchia, che aveva investito negli ultimi anni in partnership militari e progetti di cooperazione con Tripoli, l’incidente rappresenta la perdita di interlocutore chiave e potrebbe complicare la gestione delle basi militari turche in Libia, rallentando accordi strategici e piani di sicurezza regionale. Ankara dovrà rinegoziare o rafforzare i rapporti con i nuovi leader militari libici e garantire la sicurezza delle operazioni già avviate sul terreno.

Per l’Italia, tradizionalmente coinvolta in Libia attraverso missioni diplomatiche, cooperazione economica e iniziative di mediazione politica, la scomparsa di al‑Haddad significa una maggiore instabilità nella regione di confine e un aumento dei rischi per i cittadini italiani e le imprese italiane presenti in Libia. Roma dovrà ricalibrare la sua strategia diplomatica, sostenere il processo di unificazione delle forze libiche e affrontare eventuali flussi migratori irregolari derivanti dall’insicurezza militare.
Al‑Haddad era considerato da Roma un interlocutore chiave all’interno del Governo di Unità Nazionale libico, grazie alla sua esperienza militare e alla capacità di mediare tra le varie fazioni armate. I vertici militari italiani lo incontravano regolarmente per coordinare operazioni di sicurezza, scambi di intelligence e strategie per la stabilizzazione dell’esercito libico, soprattutto nei settori collegati alla gestione dei flussi migratori verso l’Italia.
Al‑Haddad - in quanto comandante in capo delle forze armate libiche - era anche il tramite diretto dei Comandi delle Forze Armate italiane, partecipando a briefing congiunti e contribuendo a definire priorità operative, ad esempio sulle aree costiere di Tripoli e Misrata. La sua esperienza e autorevolezza hanno permesso di garantire stabilità temporanea nei contatti bilaterali, evitando che le tensioni tra milizie interne compromettessero accordi già presi con Roma.

Oltre alle implicazioni regionali, l’incidente mette in luce la fragilità delle istituzioni militari libiche e la difficoltà di mantenere coesione e stabilità in un contesto di divisione politica persistente. La morte di al‑Haddad rallenta il processo di unificazione dell’esercito libico, minaccia la continuità delle operazioni contro milizie locali e complica i rapporti con partner esteri come Turchia, Italia e le Nazioni Unite.
In questo scenario, le autorità libiche hanno dichiarato tre giorni di lutto nazionale. 

Autore scienzenews
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