Dopo la scarsa convergenza con gli Oscar dello scorso anno (solo 4 verdetti su 11 categorie corrispondenti), i Golden Globes tornano a rivendicare la loro vera identità: uno sguardo "laterale", meno allineato ai circuiti critici americani e molto più attento al respiro globale del cinema.
Mentre i frontrunner Sinners e One Battle After Another cercano di blindare la loro posizione, il vero terremoto potrebbe arrivare dai titoli internazionali. Il baricentro della stampa estera sembra essersi spostato: Brasile, Norvegia e Francia giocano in più "campionati" e puntano ai premi pesanti in una simbolica ripartizione.
Non aspettatevi una semplice proiezione dei Critics Choice. I Globes sono fatti per rimescolare le carte e ridefinire le gerarchie proprio quando la corsa sembrava già scritta.
Il Miglior attore non protagonista è storicamente il verdetto più "sicuro": negli ultimi 25 anni, 20 vincitori hanno poi bissato l'Oscar. È successo anche lo scorso anno con Kieran Culkin (A Real Pain). Al contrario, il Migliore attore (Comedy/Musical) è la mina vagante: solo 2 volte dal 2000 c'è stata corrispondenza con l'Academy. L'anno scorso vinse Sebastian Stan per A Different Man, ma l'Academy lo candidò (ironia della sorte) per l'altro suo film, The Apprentice.


