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La nazionale di calcio dello Stato genocida di Israele fischiata e umiliata in Norvegia

Sabato, mentre il pallone rotolava sul prato dell'Ullevaal Stadium di Oslo, fuori e dentro l'arena si giocava un'altra partita — quella della coscienza. Migliaia di manifestanti norvegesi hanno marciato verso lo stadio sventolando bandiere palestinesi, trasformando una semplice qualificazione ai Mondiali 2026 in un grido collettivo contro il massacro a Gaza e contro l'indifferenza dell'Europa.

Dalle finestre dei palazzi vicini, i residenti hanno risposto con striscioni di solidarietà: un coro visivo che ha fatto da eco al mare di keffieh e colori palestinesi.

Dentro lo stadio, il messaggio è arrivato dritto e senza filtri — una gigantesca bandiera palestinese ha coperto le tribune, accompagnata da un drappo che gridava "LET CHILDREN LIVE": lasciate vivere i bambini. È l'urlo che non smette di risuonare da mesi, mentre i governi occidentali, come quello (post) fascista di Giorgia Meloni, continuano a parlare di "equilibrio" di fronte al massacro di civili messo in atto dallo Stato ebraico.

I tifosi norvegesi, lungi dal rifugiarsi nella neutralità dello sport, ai rappresentanti di Israele hanno mostrato un cartellino rosso — letteralmente — all'occupazione e alle bombe. Un gesto semplice ma potente, simbolo di quella parte d'Europa che non accetta che la competizione sportiva diventi copertura per i crimini di Stato.

La Federazione Calcistica Norvegese, in un atto di rara coerenza, ha annunciato che i proventi della partita saranno donati a Medici Senza frontiere, una delle poche ong ancora operative nella Striscia di Gaza. Un gesto concreto, ma anche un atto politico: schierarsi con chi cura, non con chi uccide.

La presidente della Federcalcio norvegese, Lise Klaveness, prima della partita ha detto di essere sempre stata attenta a evidenziare le violazioni degli statuti FIFA e UEFA relative alle azioni di Israele a Gaza e ha sottolineato il problema non è superato dopo l'ultimo cessate il fuoco:

"Come presidente, confermo che la Federcalcio norvegese mantiene la sua opinione che Israele dovrebbe essere bandito dal calcio internazionale perché responsabile del genocidio che ha commesso a Gaza. Tutto ciò che è accaduto dovrebbe essere dimenticato ora che è stato dichiarato un cessate il fuoco?"

Klaveness ha ha poi aggiunto che né loro né nessun'altra organizzazione possono rimanere indifferenti all'estrema sofferenza umana che si sta verificando nel contesto di questa partita.

Sul campo, la Norvegia ha umiliato Israele con il risultato di 5–0. Anche fuori dal campo, è stato il diritto internazionale umanitario a vincere. In un'Europa spesso piegata alla complicità e al silenzio, Oslo ha dato una lezione: che lo sport, se scelto consapevolmente, può ancora essere un'arena di dignità, non di evasione.

Il messaggio partito da quelle tribune è chiaro: non c'è neutralità possibile di fronte al genocidio. 



Crediti immagine: x.com/joaoaliano/status/1977105263867187603/photo/1

Autore Mauro Sartini
Categoria Sport
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