Hong Kong ha osservato tre minuti di silenzio sabato per ricordare le 128 vittime confermate del gigantesco incendio che ha devastato il complesso residenziale Wang Fuk Court, a Tai Po. Il bilancio è destinato a crescere: circa 150 persone risultano ancora disperse, nonostante le autorità abbiano rivisto al ribasso il numero iniziale dei dispersi dopo essersi confrontate con alcuni familiari.
L’incendio, scoppiato mercoledì pomeriggio, ha rapidamente avvolto sette degli otto edifici di 32 piani, tutti avvolti da impalcature di bambù, teli verdi e strati di isolante in schiuma installati per lavori di ristrutturazione. È il rogo più mortale a Hong Kong dal 1948.
Indagini e arresti: si punta il dito contro corruzione e materiali pericolosi
Le autorità hanno arrestato 11 persone, tra cui consulenti ingegneristici, subappaltatori e dirigenti della società Prestige Construction, accusata di aver usato materiali non sicuri, tra cui pannelli isolanti infiammabili che bloccavano persino alcune finestre. L’Ufficio Anticorruzione ha confermato otto dei recenti arresti.
Le denunce dei residenti non mancavano: già nel 2024 avevano segnalato il rischio che il telo protettivo verde fosse facilmente infiammabile. Le autorità, però, avevano assicurato che l’area presentava “rischi relativamente bassi”, minimizzando le preoccupazioni.
Ricerche difficili: scenari pericolosi e un lavoro che durerà settimane
I soccorsi ufficialmente si sono conclusi venerdì, ma la ricerca dei corpi continua. Gli edifici, pericolanti e saturi di detriti carbonizzati, richiederanno settimane di ispezioni. Due blocchi, i meno danneggiati, sono stati controllati sabato senza trovare nuove vittime. Sono stati salvati solo tre gatti e una tartaruga.
Sul posto operano ancora squadre dotate di caschi, tute protettive e maschere a ossigeno, costrette a muoversi tra cumuli di bamboo bruciato e pozze d’acqua lasciate dai giorni di intervento dei vigili del fuoco.
Il dolore dei familiari
Attorno al complesso si sono radunate centinaia di persone a deporre fiori. Alcuni affrontano il compito straziante di esaminare foto dei corpi recuperati, sperando o temendo di riconoscere i propri cari.
Tra i dispersi ci sono numerosi lavoratori domestici stranieri. L’Indonesia ha confermato la morte di sei cittadini; il governo filippino parla di una lavoratrice ferita in modo critico, una dispersa e decine di residenti della zona non ancora rintracciati. Una delle sopravvissute, Rhodora Alcaraz, ha passato ore intrappolata in una stanza piena di fumo mentre proteggeva il neonato dei suoi datori di lavoro.
Polemiche e richieste di responsabilità
Nonostante il clima relativamente quieto, cresce l’indignazione. Volontari distribuiscono volantini chiedendo un’indagine indipendente, responsabilità governativa, una migliore supervisione dei cantieri e un piano adeguato di ricollocazione per gli sfollati. Una petizione online ha già raccolto circa 10.000 firme.
Il paragone con la tragedia della Grenfell Tower di Londra nel 2017 viene naturale, e la pressione si sta spostando rapidamente dai costruttori alle autorità regolatorie.
Un membro del Tai Po Fire Concern Group riassume così il malcontento: “Le nostre richieste sono basilari. Se il governo le rifiuta, allora il problema è più grave di quanto appaia”.
Reazioni di Pechino
La Cina continentale ha ordinato un’indagine nazionale sui rischi di incendio negli edifici alti, soprattutto quelli in fase di ristrutturazione. L’ufficio per la sicurezza nazionale cinese a Hong Kong ha dichiarato che sosterrà pienamente qualsiasi azione contro chiunque tenti di “sfruttare il disastro per destabilizzare la città”.


