"Decreto Bollette" ovvero il nuovo trucco contabile di Meloni che finirà per ricadere sulle tasche degli italiani
Oggi si è tenuto il Consiglio dei Ministri 162 che aveva come principale argomento all'ordine del giorno la riduzione del peso delle bollette su famiglie e imprese. Tale provvedimento era tanto importante per la propaganda di governo che la premier Meloni ha diffuso subito dopo la sua approvazione un videomessaggio preparato in precedenza in cui ne riassume i principali contenuti:
"Oggi il Governo ha approvato un provvedimento molto significativo e che tocca una delle priorità che ci eravamo dati dall'inizio: fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. È un decreto che avrà un impatto rilevante e garantirà risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese nell'ordine di oltre 5 miliardi di euro.Il primo capitolo del decreto-legge varato oggi dal Consiglio dei Ministri riguarda il sostegno alle famiglie che sono maggiormente in difficoltà. Interveniamo ancora sul bonus sociale, che in questi anni abbiamo di volta in volta potenziato e che oggi raggiunge due milioni e settecentomila famiglie vulnerabili. A loro viene garantito uno sconto ulteriore sulla bolletta elettrica di 115 euro l'anno, che si aggiunge a quello di 200 euro che avevamo già previsto, portando il sostegno totale a 315 euro. Inoltre, abbiamo previsto un riconoscimento in termini di visibilità alle aziende energetiche che decidono di ridurre la bolletta con uno sconto volontario di almeno 60 euro all'anno per le famiglie con un ISEE fino a 25 mila euro e che non accedono al bonus sociale.Il secondo pilastro del decreto interessa il nostro tessuto produttivo. Come avevamo promesso, ci siamo occupati di ridurre gli oneri generali di sistema, voce che grava molto significativa sul costo delle bollette.Sono molte le misure previste nel decreto. Due le principali. La prima è il taglio dei tempi di pagamento degli oneri di sistema che le aziende energetiche sono tenute a versare allo Stato e la seconda è l'aumento dell'Irap del 2% sulle aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia e prodotti energetici. Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese.Aiutiamo anche le aziende che consumano gas per le loro produzioni, come ad esempio quelle della ceramica o del vetro, con l'abbattimento degli oneri di trasporto e di altre componenti della tariffa. Il provvedimento contiene poi un ulteriore pacchetto di norme che, incidendo sui costi del gas, contribuiranno a ridurre il prezzo finale dell'energia elettrica per famiglie e imprese.Il complesso di queste norme produrrà un taglio concreto sulle bollette di luce e gas di tutte le aziende. Qualche esempio concreto: un artigiano o un piccolo ristoratore avrà una riduzione media di oltre 500 euro l'anno sulla bolletta elettrica e di 200 su quella del gas. Per le piccole e medie imprese di maggiori dimensioni il beneficio stimato cresce fino a circa 9 mila euro l'anno per l'elettricità e 10 mila euro per il gas. Arriviamo poi alle imprese più grandi, come sono ad esempio le gasivore, che potranno arrivare ad un taglio di oltre 220 mila euro l'anno sul gas.Abbiamo costruito, anche, un meccanismo che introduce di fatto il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas. Costruiamo una piattaforma pubblica che consente alle aziende, anche le più piccole, di aggregarsi per acquistare direttamente dai produttori l'energia di cui hanno bisogno, svincolandosi dal mercato attuale e quindi anche dalla speculazione. Questo consentirà, facendo leva sul mercato dei cosiddetti “PPA”, di abbassare il prezzo dell'energia, anche grazie alla garanzia dello Stato attraverso il ruolo del GSE e di SACE. Siamo fiduciosi che questo sistema possa generare benefici importanti e duraturi nel tempo per le nostre imprese, perchè volevamo risposte strutturali e non solamente di emergenza.Infine, con questo decreto il Governo decide di fare anche un'altra scelta strutturale che considero molto coraggiosa, perché avrà un impatto decisivo sul costo delle bollette. La norma affronta infatti il tema decisivo dei costi dei diritti ETS, che oggi contribuisce a tenere alti i prezzi. Gli ETS sono una "tassa" di fatto, voluta dall'Europa e che grava sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle di origine fossile. E questo ha una sua logica. Il problema è che oggi si tiene conto anche degli ETS per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano. Noi vogliamo scorporare il costo degli ETS dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l'idroelettrico o il solare, per abbassare i costi.È una norma che avrà bisogno dell'autorizzazione dell'Unione europea e che è coerente con l'impegno che stiamo portando avanti in Europa, perchè anche insieme ad altri Nazioni, per rilanciare la competitività delle nostre imprese.Continueremo ad andare avanti in questa direzione, per sostenere i nostri cittadini e difendere chi lavora e produce."
Come riassumere il senso del ragionamento con cui Giorgia Meloni presenta il provvedimento sull'energia? Ridurre la pressione in bolletta per milioni di imprese alleggerendo gli oneri generali di sistema, e farlo senza aprire un buco nei conti dello Stato o meglio senza tirar fuori un euro. Come?
Il primo strumento riguarda l'aumento dell'IRAP del 2% per le aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia e prodotti energetici. In altre parole, lo sconto alle imprese viene finanziato tassando un comparto specifico. La domanda conseguente è ovvia: quanta parte di quel maggior prelievo resterà davvero sulle spalle delle aziende energetiche e quanta, nel tempo, rischia di rientrare dalla finestra sotto forma di prezzi più alti, condizioni contrattuali peggiori o margini ridotti sugli investimenti?
Il secondo strumento ha a che fare con il tempo, che in economia è una variabile decisiva. Nel testo si parla di intervento sui tempi di pagamento degli oneri da parte delle aziende produttive. Tradotto in termini concreti, il messaggio è: abbasso il peso oggi e lo rendo più sostenibile, cioè sposto in avanti una parte dell'onere, rendendolo meno visibile nel presente e più sopportabile nell'immediato. In pratica, la riduzione del costo dell'energia per le aziende ha significato per Meloni dilazionare il prezzo delle bollette.
Poi c'è la parte più ambiziosa e più "strutturale": la piattaforma pubblica che consentirebbe alle aziende, anche piccole, di aggregarsi e acquistare energia direttamente dai produttori attraverso i contratti a lungo termine (i cosiddetti PPA), con il sostegno di GSE e SACE. Quanto questa supposta "novità" possa essere utile alle aziende energivore è impossibile dirlo oggi.
Infine, il capitolo ETS, definito dalla premier una "tassa di fatto" imposta dall'Europa: l'idea è scorporare il peso dei diritti di emissione dal prezzo dell'energia rinnovabile, per evitare che il costo del carbonio — legato alle fonti fossili — gonfi anche il prezzo dell'idroelettrico o del solare. È il passaggio più politico e, insieme, il più complicato. Perché Meloni stessa ammette il punto dirimente: serve l'autorizzazione dell'Unione europea. Dunque non è una leva pienamente in mano al governo: è un negoziato, con esiti tutt'altro che automatici.
Nel frattempo arrivano i numeri "da post", quelli della propaganda: 500 euro l'anno per un artigiano sulla bolletta elettrica, 200 sul gas; migliaia di euro per le PMI; fino a oltre 220 mila euro l'anno per le grandi imprese energivore. Stime che, nella vita reale, dipendono da consumi effettivi, contratti, profili di utilizzo e — ancora una volta — reazione del mercato.
In pratica, il decreto ha un effetto immediato sulle bollette facendo ricaderne il peso ad altri soggetti (le aziende dell'energia) e dilazionandone i tempi di pagamento (il tempo).
L'ennesimo gioco di prestigio di questo governo non sembra tener conto che in economia vale una regola più vecchia di qualunque decreto: se lo sconto è reale, da qualche parte il costo c'è. E prima o poi, qualcuno finirà per chiederne il ristoro. Qualche suggerimento su chi - alla fine della fiera - sarà chiamato a pagarlo?