"Rebus sic stantibus", così recita una formula diplomatica.
Risponde a un principio di realtà e si concretizza quando un evento, o una azione, ha modificato la situazione in modo tale da rendere impossibile, o non più conveniente, ripristinare le condizioni precedenti. È la realtà che prevale.
Tutti coloro che ascolto ancora invocare la “Soluzione dei due Stati, così come la recente proposta di Macron che sarebbe stata ragionevole tempo addietro, credo sappiano benissimo che si tratta dell’impossibile, di semplice fuffa. E se non lo sanno peggio mi sento. Qualcuno crede davvero possibile che circa 600.000 coloni lascino le terre occupate in Cisgiordania per tornarsene pacificamente a casa? O che gli abitanti di Gaza possano riavere le loro case scuole o ospedali, una vita? Chi sarebbe disposto a pagarne la ricostruzione?
È molto probabile infatti che sia più facile trovare investitori per una nuova e luccicante e profittevole Gazaland che per un intervento umanitario. Magari una soluzione tipo “riserva indiana” per i palestinesi rimasti la si troverà da qualche parte, ma quel che è fatto è fatto. E Hamas in tutto questo?
Quell’Hamas che è stata lasciata crescere e prendere potere; che ha potuto armarsi fino ai denti e costruire centinaia di chilometri di tunnel; che ha potuto organizzare e addestrare centinaia di uomini anche all’uso di visibilissimi e plateali deltaplani a motore per la strage del 7 ottobre, e tutto questo approfittando della “distrazione” del più efficiente servizio di intelligence del mondo?
Sicuramente è servita per indebolire l’Autorità Palestinese e procedere indisturbati con nuovi insediamenti, e a tutt’oggi resta l’interlocutore con cui trattare; un domani chissà, per qualcosa potrebbe ancora far comodo. A nulla serve appellarsi a categorie di giusto o sbagliato, a considerazioni morali che restano esercizi di retorica di fronte alla nuda, cruda e cinica e terribile realtà, purtroppo, perché il fatto è compiuto!


